Viral Video Chart: la vetrina del viral

Viral video, l’ultima frontiera della “pubblicità” vincente.

In un era in cui il web è l’unico vero mezzo di comunicazione in grado di raggiungere la più enorme fetta di pubblico mai esistita, il viral video si rivela l’asso nella manica di chi fa marketing ma ha ormai preso coscienza della “stanchezza” del consumatore nei confronti dei classici mezzi di comunicazione pubblicitari.

Classificabile come marketing non convenzionale, il viral video è un filmato divertente, accattivante ed originale in grado di suscitare curiosità e di scatenare un passaparola potenzialmente infinito.

I giganti rappresentanti dei marchi più noti si servono di questo strumento di comunicazione perchè in grado di sfruttare il canale che, meglio di qualunque altro, consente la veloce diffusione di contenuti, soprattutto se si tratta di immagini in movimento. E qui entra in scena YouTube, una vera e propria “finestra sul mondo” che consente anche di monitorare il successo di un video pubblicato mediante il conteggio delle visualizzazioni.

Viral Video Chart fa di più. Non solo ci propone la top 20 degli ultimi video virali maggiormente circolati sul web, ma propone anche delle classifiche suddivise per argomenti (Pubblicità, Marche, Giochi, Tecnologia, ecc.) per giorno, settimana e mese, oltre alla top ten di ogni giorno. E non finisce qui.

Si rivela ancor più utile di Youtube nel momento in cui è in grado, per ciascun video, di mettere a disposizione delle statistiche sulla diffusione geografica del video  ed i blog sui quali è stato postato negli ultimi 30 giorni.

Finisce su Viral Video Chart anche l’ultimo esilarante viral video LG dal titolo Play the impossible in cui un semplice filmato realizzato col telefonino può diventare un incredibile aggregato di immagini “impossibili”.

Ebay: messi all’asta un rene e degli ovuli

Ebay, fondato nel ‘95,  si è rivelato uno dei più potenti mezzi di vendita di oggetti nuovi ed usati mediante formula di  aste online. Ma, senza ombra di dubbio, ciò che si è verificato nelle ultime ore rende questa piattaforma dalle immense potenzialità un mezzo mediante il quale si cerca di vendere davvero “qualsiasi cosa”.
Vendo rene“, così esordiva l’ annuncio pubblicato su Ebay da una signora residente in un comune della provincia di Chieti.  L’annuncio agghiacciante proseguiva “… all’acquirente vanno caricate tutte le spese viaggio soggiorno anche per familiare, info 393…. solo sms, no perditempo”.
Dopo poco tempo lo stesso utente ha pubblicato un secondo annuncio: “Vendo ovuli per fecondazione assistita…”.
In men che non si dica i due annunci hanno mobilitato la Polizia Postale e della sezione Comunicazioni di Chieti che sono tempestivamente intervenute per provvedere alla rimozione dei due annunci.
In seguito è emerso che effettivamente l’inserzionista era una donna della provincia di Chieti che, insieme a suo marito, ha tentato questo folle gesto in preda alla disperazione perchè entrambi avevano perso il lavoro.

La crisi economica colpisce ancora. Perdere il lavoro, avere un mutuo da pagare diventano sempre più sovente la realtà con cui troppe persone si devono confrontare. Con l’aggiunta di un’istintiva disperazione poi si possono compiere gesti assurdi come tentare di vendere un rene o degli ovuli du Ebay.
Ora, sicuramente la crisi c’è e chi conduce una vita “normale” la sente tutta, ma in questo episodio c’è qualcosa di più.
Poter vendere qualsiasi cosa sul web ha reso la nostra mente particolarmente avvezza al “baratto facile” al punto da far perdere di vista a qualcuno che non solo vendere organi è illegale ma soprattutto che farlo in rete significa farlo sotto gli occhi di tutti!
Insomma questo episodio lascia trapelare quanto l’utente del web perda, talvolta o troppo spesso, la percezione della realtà.

Sovvenzioni per il settore vinicolo: sono davvero buone notizie?

Forse perchè c’è parecchia disinformazione in giro. O forse perchè non ce ne sono abbastanza, di informazioni utili. Ma è più probabile perchè ci troviamo di fronte a un nuovo episodio di “spreco di risorse“. Parliamo dei 48 milioni di euro di fondi per la promozione del vino italiano, un settore che è sinonimo di vanto e qualità per il nostro Bel Paese. A darne notizia – con lucide riflessioni – è l’editoriale di Emanuele Vescovo per la rivista Il Mio Vino (in uscita a settembre) che proponiamo molto volentieri.

È della fine di luglio la notizia che il Ministero delle Politiche Agricole alimentari e forestali ha finalmente sbloccato 48 milioni di euro di fondi per la promozione del vino italiano (Decreto ministeriale n 4123 del 22 luglio 2010 relativo a “OCM Vino – Modalità attuative della misura “Promozione sui mercati dei Paesi terzi” – Campagne 2010-2011 e seguenti”). Una montagna di soldi destinati, teoricamente, ai produttori di vino italiani, seriamente in difficoltà a causa della crisi che ha portato a progressivi cali di vendita, sia in Italia sia all’estero.

Ma attenzione perché, come spesso accade in questi casi, non è tutto oro quello che luccica. I soldi ci sono, infatti, ma non è assolutamente facile ottenerli. Anzi, è probabile che alla fine buona parte dei fondi a disposizione non vengano assegnati e di conseguenza tornino in Europa, con buona pace di chi avrebbe davvero avuto bisogno di un aiuto concreto.

Ma come è possibile una cosa di questo genere? Lo abbiamo chiesto a Carlo Alberto Panont, direttore del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese che, come molti suoi colleghi, dedica buona parte del suo tempo alla ricerca di risorse per dare visibilità alle aree che rappresenta.

«Per prima cosa occorre una precisazione - spiega Panont – la cifra di 48milioni di cui si parla in questi giorni è corretta ma a ogni singola regione spetta solo una parte di questa somma. Una fetta che viene stabilita a tavolino sulla base dello schedario vitivinicolo. In pratica chi ha più ettari vitati, ha diritto a più fondi. Questo senza considerare minimamente il valore del vino prodotto in quella regione o il valore dell’export generato da quella area. La Lombardia, per esempio, dei 48milioni potrà utilizzarne solo 1,4 milioni. Comunque una bella cifra, anche in considerazione del fatto che per i prossimi anni i fondi a sostegno del vino saranno ancora più alti (oltre 110milioni di euro n.d.r.) e che di conseguenza la fetta di soldi destinati alle singole regioni saranno proporzionalmente sempre di più. Il problema vero è che le norme che regolano questi finanziamenti sono davvero molto complesse e, in alcuni casi, inutilmente rigide. Basti pensare che ogni progetto può interessare un solo Paese estero e che lo stesso gruppo di aziende o Consorzio non può impegnarsi su più di un progetto per volta».

I progetti, inoltre, devono avere un valore minimo di 100mila euro, che le aziende o i Consorzi possono finanziare con soldi pubblici solo al 50% (solo in alcune regioni si arriva anche al 70%). Il rimanente deve essere messo direttamente dal beneficiario del finanziamento. Il che vuole dire che tutte le realtà minori, quelle che probabilmente hanno più bisogno di sostegno in questo momento, sono automaticamente escluse dai finanziamenti.

«Nessun piccolo Consorzio o associazione di piccoli produttori ha la possibilità, reale, di accedere a questi fondi - spiega ancora Panont. Da una parte la soglia di investimento minima richiesta è davvero molto alta. Dall’altra anche solo per presentare la domanda è necessario dotarsi di studi di consulenza che preparino tutta la documentazione. Circa il 10% del finanziamento viene investito per pagare questo tipo di attività. E come se non bastasse, mancano i tempi. Il Decreto ministeriale è datato 22 luglio e le domande vanno presentate entro il 15 di settembre. Non c’è letteralmente il tempo per presentare progetti così complessi. A meno di non essere già stati impegnati in iniziative di questo genere o di non avere casualmente un progetto già pronto nel cassetto». Ma le difficoltà non finiscono qui. Per non rischiare di sprecare denaro pubblico, i soggetti che partecipano a questi finanziamenti sono tenuti a rendicontare ogni spesa in modo molto preciso. Con il rischio, però, che a cose fatte alcune spese, inizialmente approvate, non vengano considerate “congrue” e di conseguenza che le aziende o i Consorzi siano tenuti a pagare di tasca propria anche la parte di investimento che sarebbe dovuta essere coperta dal finanziamento pubblico.

«Ma la cosa peggiore - conclude Panont – è la sensazione che anche in questo caso sia del tutto mancata la giusta pianificazione. Appena pubblicato il Decreto, tutti si sono buttati a capofitto nell’elaborare progetti di ogni genere, spesso molto simili e soprattutto destinati agli stessi Paesi». Un vero e proprio spreco di denaro che potrebbe essere invece investito in modo molto più redditizio. «Con una migliore programmazione a livello nazionale si sarebbe potuto dar vita a un coordinamento in grado di ottimizzare i risultati verso ogni singolo mercato estero».

Per il momento, dunque, le notizie non sono davvero buone. Almeno per chi sperava in un aiuto concreto per finanziare la propria piccola attività nel mondo del vino. Peccato che in Italia, attività come queste, rappresentano il 90% del totale.

“The Social Network”: anteprima con polemica

The Social Network, il film di David Fincher che narra le vicende che hanno portato alla nascita di Facebook, sarà presentato il prossimo mese al New York Film Festival. Sembra però che il film, anche se non ancora uscito nelle sale, abbia già alcuni detrattori nelle sfere alte della dirigenza di Facebook. A darne notizia è oggi BitCity: a quanto pare il vicepresidente delle comunicazioni Elliot Schrage e Sheryl Sandberg, chief operating officer, hanno potuto vedere in anteprima la pellicola e il loro responso è stato negativo, etichettando le vicende viste come pura fantasia. Esito abbastanza ovvio, visto che già dal trailer il film appare polemico e accattivante.
Già in un primo tempo lo stesso Zuckerberg, intervistato in proposito, dichiarò che sia il film che il libro da cui la pellicola è stata tratta, Accidental Billionaires, non corrispondono per nulla alla realtà. Queste le parole di Zuckerberg: “Sia chiaro che si tratta di finzione. Tutte le recensioni di quel libro, da persone che lo conoscono, dicono che è finzione. Il film è basato sul libro. Non so quanto altro ci sia da dire a proposito“.
The Social Network ha come fonte principale per la sua sceneggiatura il libro di Ben Mezrich, scritto  basandosi principalmente sulle interviste a Eduardo Saverin, co-fondatore di Facebook ed ex amico di Zuckerberg. Il film arriverà nelle sale cinematografiche statunitensi il primo di ottobre.

Muccino e Peroni per un cortometraggio “Senza Tempo”

Quando la pubblicità sposa il cinema: mai connubio è stato così perfetto e questo agosto ha visto il regista italiano Gabriele Muccino (L’ultimo bacio, La ricerca della felicità, Sette Anime) prestare il suo talento per il cortometraggio Senzo Tempo, un film sponsorizzato da Peroni Nastro Azzurro, celebre azienda italiana produttrice di birra. Il film fa parte di una collaborazione tra Muccino e Peroni per l’Accademia del Cinema, che promuove il cinema italiano nel Regno Unito.  Girato a Roma e interpretato da Francesco Scianna (Baarìa) e Gioia Marzocchi (presentatrice Sky Inside), lo short movie ha contato anche sulla partecipazione del marchio Moschino per la realizzazione dei costumi. Il film apparirà nel cinema e sul sito di Peroni.

La campagna pubblicitaria internazionale, inoltre, è legata a un concorso che offre ai clienti Peroni la possibilità di vincere un viaggio in una delle località simbolo del cinema italiano: Roma per La dolce vita; Sicilia per Nuovo cinema Paradiso; Venezia per Senso; Firenze per Un tè con Mussolini e Toscana per La vita è bella.  

9 ore in 3 minuti: questa è Pragmatika (a 60 ore dalle ferie estive, eh!)

Uffici semi-vuoti, il sole fuori dalle finestre, ultime ore passate a sistemare piani e strategie future: ecco come si presenta un’azienda di marketing e comunicazione a due giorni di distanza dalla settimnana di chiusura estiva. Pragmatika apre le porte per passare insieme una giornata in tre minuti tre. E che siano bellissime vacanze per tutti!

Bad Yearbook Photos: perchè Internet non dimentica. E ricorda quant’eri brutto alle superiori!

In Italia c’è la classica foto di classe, dove tutti noi veniamo ritratti insieme ai nostri compagni durante tutti gli anni di scuola, a partire dalla più tenera età. In America c’è invece il famoso Annuario, o Yearbook, dove ogni singolo studente viene ritratto da un fotografo professionista (magari imparentato con il preside… tutto il Mondo è paese, no?). Bè, proprio da queste foto è nata l’idea di un nuovo sito, Bad Yearbook Photos (because everyone has one), dove vengono pubblicate tutte le foto più imbarazzanti, i bruttarelli e i nerd d’America, al di là di tempo e spazio. Insomma, se Internet non dimentica, ora ci ricorda anche come eravamo. Sperando che non ci siano permalosi…

Youtube: 15 minuti di celebrità in palio. E intanto la guerra con la SIAE finisce.

Da qualche giorno ormai Youtube ha implementato i minuti per i video in upload: ora gli utenti possono caricare filmati fino a 15 minuti, al posto dei canonici 10 regolamentati diversi anni fa. La novità è che da domani parte il nuovo concorso che premierà i “15 minutes of fame“: dal 4 agosto infatti gli utenti di Youtbe sono invitati a fare un filmato (di qualsivoglia genere) e caricarlo con il tag “yt15minutes“. I video scelti compariranno infine come di rilievo nella home page di Youtube. Telecamere, cellulari e macchine fotografiche in mano, dunque. Che i 15 minuti di celebrità sono dietro l’angolo.

Intanto l’epica diatriba tra YouTube e Siae sembra esser giunta al capolinea: dopo anni di battaglie legali, il portale video di Google e l’associazione degli autori e degli editori sarebbero arrivati a un accordo storico. Una licenza permetterà infatti a YouTube di utilizzare liberamente musica e filmati della Siae sui propri video in modalità streaming. A guadagnarci rimane la Siae: l’accordo avrà durata 3 anni, ma prevede una compensazione a favore della Siae la cui somma non è stata al momento ancora resa nota.

Postcards from Pragmatika… #1

In periodo di ferie le aziende cominciano a salutare dipendenti e manager: c’è chi carica valigie e famiglia per partire alla volta di mete esotiche o freschi picchi, chi si organizza con gli amici per una vacanza di relax e divertimento, chi rimane nelle città deserte a godersi la pace e coccolarsi.

E in questi giorni c’è chi manda cartoline dagli uffici. Noi, una Lomo e ancora una settimana di lavoro.

Greetings from Pragmatika!

Gli amici? Ora si noleggiano! Intervista esclusiva a Scott Rosenbaum, fondatore di RentAFriend.com

Rubrica “Let’s Social” per il quotidiano della comunicazione “Spot & Web

Prima è stata creata la Rete. Poi sono arrivate le e-mail e le chat. In seguito è stato il tempo della messaggistica istantanea. Infine si è aperta l’era dei social networks. Insomma, pare che la solitudine sia più una mission impossible che un mood. C’è un ma: nell’epoca della Rete Unificata c’è chi ancora cerca amicizie, anche solo per un giorno. È forse il simbolo del consumismo, ma in quest’ottica RentAFriend.com sta diventando un caso di successo: dagli Stati Uniti all’Europa, il sito americano – a metà tra social network e dating site – permette infatti di noleggiare gli amici da un vero e proprio catalogo online. E non sono pochi a utilizzarlo.

Come funziona: all’iscrizione l’utente paga 25 dollari, mentre affittare l’amico costa circa 10 dollari l’ora, con punte da 50 dollari, a seconda dell’attività richiesta. Nell’elenco virtuale possiamo trovare chiunque: professori, ballerine, sportivi, artisti, manager e via dicendo, mentre i profili sono tutti redatti da foto, breve descrizione caratteriale e lista delle attività preferite. Chi invece è solo interessato a chiedere e ricevere consigli, potrà farlo ponendo semplicemente le domande, sempre per 10 dollari circa.

Al di là delle disquisizioni puramente etiche o dai punti di vista, RentAFriend.com si sta espandendo a macchia d’olio. Difficile prevedere se RentAFriend.com diventerà un vero business nel Vecchio Continente, ma nel frattempo ne ho parlato direttamente con il fondatore, Scott Rosenbaum, manager statunitense di 30 anni, che si è reso disponibile per una intervista. 

Numerose fonti parlano di circa 218.000 “amici da noleggiare”: è un dato corretto? Quando è partito il progetto di RentAFriend.com e qual è il tasso di crescita degli utenti dalla start up? E quanti sono gli utenti attivi? SR: Sì, ci sono oltre 218.000 amici disponibili su RentAFriend.com… Ho iniziato il sito web nel settembre 2009 ed è appena esploso! Ora abbiamo amici in tutto il mondo: siamo il primo e unico “affitta-amici” online che permette alle persone di visualizzare tutte le foto degli amici e leggere i loro profili gratuitamente. Abbiamo più di 2.300 paganti che “noleggiano” attivamente amici giorno per giorno.

Quando e perché hai pensato di creare RentAFriend.com? Perché dovrebbe essere diverso dagli altri “social networks”? SR: L’idea è nata dalla crescente popolarità delle società “rent a friend” in Giappone. Ho notato che le imprese giapponesi mirano principalmente a famiglie “monoparentali”: le strutture familiari sono molto importanti nella società orientale. Ciò significa che in caso di divorzio, morte o una situazione in cui un parente non è disponibile, si può incaricare qualcuno di fingere di esserlo. Se un bambino ha una attività scolastica in cui i genitori devono partecipare e uno dei due non è disponibile, è considerato normale per un genitore “assumere un coniuge improvvisato” con cui andare all’evento.
Dopo essermi accuratamente informato sulla situazione del Giappone, ho capito che non c’erano aziende dedicate al “mercato degli amici” negli Stati Uniti. Ci sono migliaia di dating site, ma non siti web dove è possibile pagare per avere semplicemente un’amicizia platonica. Dopo aver fatto alcune ricerche di mercato, mi sono reso conto che ci sono molte ragioni per cui la gente vuole noleggiare un amico. In questo senso RentAFriend.com è completamente diverso dai social network tradizionali come Facebook e MySpace, soprattutto perché su questi ultimi si suppone che tu conosca l’altra persona, mentre su RentAFriend si incontrano solo “estranei” pronti a essere “amici”.

Andiamo sul materiale: come va il fatturato economico di RentAFriend.com? SR: RentAFriend.com sta andando alla grande. Sì è un’attività redditizia, con oltre 2.300 paganti, ma non solo per noi che la gestiamo.

 Come si può essere sicuri degli “amici”? Voglio dire: il servizio offre amicizia per uno o più giorni, ma cosa succede se un utente non è soddisfatto? C’è un rimborso o qualcosa di simile? RentAFriend.com è responsabile di quello che accade durante gli incontri? SR: Anche se non siamo un sito di appuntamenti – e neanche un sito di escort, se per questo –  operiamo allo stesso maniera dei dating site. RentAFriend.com, però, è strettamente un terreno di incontro per amici e soci, in modo da connettersi l’una con l’altro. Noi non negoziamo nessun contratto e non organizziamo gli incontri: RentAFriend.com è solo un mezzo attraverso il quale amici e soci si trovano e le nostre responsabilità si limitano a questa funzione.

Può l’essere “amico” diventare un lavoro? (come potrebbe essere per un libero professionista) SR: Sì, certo: abbiamo alcune persone sul sito che stanno lavorando a tempo pieno come amici. È bello che le persone siano in grado di guadagnarsi da vivere facendo qualcosa di così divertente.

Come sta andando il business a livello globale? Ho visto l’Italia, per esempio: solo qualche giorno fa c’erano tre città con “amici” disponibili e ora ce ne sono oltre 30. Sta prendendo piede? Avete qualche “case history” rilevante? SR: Come il servizio è ancora nuovo, non abbiamo ancora nessuna case, ma vediamo che si sta diffondendo molto rapidamente in tutto il Mondo. Il mio obiettivo è di essere presente in ogni Paese per il primo settembre 2010. Per l’Italia ci stiamo già pensando: sarà uno dei nostri prossimi obiettivi e chi vuole può già candidarsi come “amico”!

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