Dalla rubrica “Let’s Social“, per il quotidiano della comunicazione “Spot & Web“
Il viaggio è iniziato due settimane fa. Nel frattempo, mio padre ha salutato i suoi amici virtuali e se ne è andato in vacanza reale, noi continuiamo a lavorare aspettando le agognate ferie e Facebook ha oltrepassato ufficialmente la soglia dei 500 milioni di iscritti. Tanto per intenderci, significa che 1 persona su 13 nel Mondo ha segnato il login sul più popolare dei social network.
Facebook è stato fondato nel 2004: di questo passo è facile pensare che entro 6 anni 1 persona su 6 sarà collegata alla piattaforma. E che magari svilupperanno un’applicazione che funzionerà come autorisponditore per i morti. Macabro? Forse sì, ma ricordiamoci che Facebook ragiona per algoritmi: sono queste meccaniche matematiche che permettono di incrociare gusti, hobby, passioni e via dicendo. Così, quando qualcuno viene a mancare, tocca a un familiare aggiornare o cancellare il profilo. E se questo non accade? Il social network ti consiglia di rimetterti in contatto con un vecchio amico di famiglia che ha suonato al tuo matrimonio e che è morto due mesi prima. È la storia raccontata dal New York Times e capitata a Courtney Puvin, una donna di 36 anni del Texas… ma che può benissimo succedere a tutti. Sempre il quotidiano americano ha calcolato che il rapporto tra utenti e impiegati del sito è di 1 a 350 mila: impossibile a controllare la veridicità dei certificati di morte in tempi ragionevoli.
Ma siamo partiti subito dalla fine, meglio tornare indietro e fare una rapida carrellata di tutti quei termini che sono ormai entrati nel lessico da strada per un uso abituale di Facebook.
- Login: etimologicamente viene dal greco “loc entha” e significa “vai avanti tu che mi scappa da ridere”. Il login significa immettere nome utente (coincidente con la e-mail) e password per avere accesso ai servizi della piattaforma
- Tag: al contrario di ciò che si pensa, non è la femmina del blog, ma solo un’espressione che sottintende l’etichettatura di amici, parenti e cose su foto caricate e pubblicate. È un’opzione molto pericolosa: si narra che un soldato abbia taggato “armi di distruzione di massa” sulla mappa dell’Iraq per fare uno scherzo e poi sappiamo tutti come è andata…
- Poke: ancora oggi non si capisce a cosa serva il tasto “manda un poke/rispondi al poke”. Secondo alcune indiscrezioni Mark Zuckerberg ha inserito il poke per scommessa. Era ubriaco e doveva decidere se regalare casa ai boyscout o inserire qualcosa di altamente inutile nel suo social network. Nell’era della comunicazione può essere l’equivalente di uno squillo con il cellulare.
- Applicazioni: nei circoli parigini di estrazione medio-alta vengono rinominate “app”, ossia programmi eseguibili – come giochi e quiz – che possono essere integrati con il profilo. Secondo alcune analisi, certe “app” provocano assuefazione e dipendenza (guarda MafiaWars o FarmVille).
- Fan Page: altresì dette pagine “mi piace”. Servono a indicare quanto sei “addicted” a persone, cose e animali, viventi o mai esistite. Alcune teorie cospirazioniste affermano che siano pagine legate strettamente al mercato, in modo che un operatore marketing possa chiamarti ripetutamente proponendoti vantaggiosissimi affari.
Una volta entrati su Facebook si inseriscono tutte le informazioni possibili e inimmaginabili. Possiamo dire che lavoro facciamo, i nostri hobby, le nostre passioni, cosa leggiamo, quali serie televisive guardiamo, quante volte andiamo in bagno. La nostra reputazione sociale parte da qui: proprio per questo motivo è d’obbligo configurare le “impostazioni sulla privacy”. Non è difficile rendere privato il profilo, ma pochi sanno che molte impostazioni delle applicazioni sono automatiche: ciò significa che dovremo andare direttamente sulla pianificazioni delle app e settare i parametri giusti. Al contrario c’è la possibilità che il vostro capo riceva l’invito a unirsi alla vostra famiglia criminale su MafiaWars. E non sono bei momenti.
Il confine tra pubblico e privato è diventato sottile nel corso degli anni, così sottile che ormai sembra normale e ben accetto che una coppia si lasci attraverso il social network. Come per tutte le altre informazioni è infatti possibile inserire lo status sentimentale – tra cui relazione aperta, se non siete sicuri – e rendere partecipe il mondo dei tuoi alti, bassi e definitivi. Il primo a lanciare la “moda” è stato Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, che lasciò la sua ragazza proprio sulle pagine dell’enciclopedia online modificando la propria biografia da fidanzato a single. Lei l’ha presa benissimo: appena appresa la notizia ha messo all’asta su eBay alcuni indumenti di Wales. In Italia ci sono circa 17 milioni di utenti iscritti a Facebook: arrotondando e pensando alla fetta di popolazione palpabile e attiva (mettiamo tra i 18 e i 44 anni), possiamo pensare che una persona su due nel Bel Paese condivide pensieri e vita sul social network. Insomma, se non sei te, è il partner.
Amore, vita, morte: Facebook potrebbe benissimo essere l’opera postuma di Shakespeare, rivisitata in chiave pulp e virtuale. Abbiamo inganni, tradimenti, dichiarazioni, rapimenti (di profili), seduzioni, giochi, fantasie, soldi, desideri… Ah, a proposito, Shakespeare non va molto bene: William ha circa 200 mila fan. Purtroppo ai giorni nostri i dati sono molto indicativi: Lady Gaga, per esempio, ne ha quasi 14 milioni di fan.
A volte ho come la sensazione che ci sia qualcosa che non funzioni.
E purtroppo no, non è il “mi piace” di Facebook.
[To be continued…]
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