Social senza crisi? Facebook, MySpace, Twitter, Youtube, LinkedIn e ancora: ecco che succede a fine 2010

Il mondo dei social è in continua evoluzione: lo dimostrano le notizie che ogni giorno vengono lanciate, gli utenti che integrano sempre più mobile e piattaforma web, la corsa ai servizi utili (geolocalizzazione tra gli altri). Ulteriore conferma sono le strategie pubblicitarie investite e mai come ora l’advertising e il marketing utilizzano il web, dato che è confermato dall’ultimo IAB Forum: solo in Italia la pubblicità online vale un miliardo di euro e vedrà il costo triplicarsi entro il 2014.

In questo contesto si staglia la piattaforma di Mark Zuckerberg che nonostante le controversie prodotte dal film The Social Network si conferma un colosso anche nel web marketing: con 297 miliardi di annunci online nell’ultimo trimestre Facebook domina la pubblicità online, in percentuale più di Google. A proposito, quest’ultimo ha recentemente imposto la reciprocità nella inclusione dei contatti fra provider differenti e scatenato così la guerra dei contatti: in questo modo Google potrà garantirsi enormi quantità di dati a buon mercato (anzi gratis) in modo da partire immediatamente con una piattaforma di social network. Di certo ce ne saranno delle belle, poichè la questione della privacy è ben lontana dall’essere risolta e a farne le spese rischiano di essere tutti gli utenti.

Nell’era dei social network c’è chi va avanti, ma anche chi va indietro: la notizia lanciata da Chase Carey, Presidente e Ceo di News Corp, è allarmante: Ci è chiaro che Myspace è un problema. Per le ingenti perdite economiche che genera, MySpace è attualmente in fase di riposizionamento, ma le cose continuano a non andar bene. Secondo alcune fonti, il primo social di successo nato negli anni 2000 (precisamente nel 2003) potrebbe essere ridimensionato, venduto o addirittura chiuso. News Corp. acquistò MySpace nel 2005 per 580 milioni di dollari, ma in breve tempo da leader è diventato outsider. Alle spalle ci sono probabilmente scelte strategiche sbagliate, ma di fronte ha tutta la potenza di Facebook, una piattaforma che ha davvero cambiato le abitudini di milioni di persone.

Chi invece conosce una – chiamiamola così – nuova giovinezza è Twitter, la piattaforma di microblogging celebre per i messaggi da 140 caratteri delle stars, ma che in realtà nasconde un vero e proprio popolo che si sta stufando delle logiche perpetrate dai vari social media tradizionali. Negli ultimi due mesi si sono iscritti addirittura 30 milioni di utenti, facendo registrare così una comunità globale di circa 175 milioni e guadagnando il proposito di arrivare a 200 milioni prima della fine dell’anno. E dire che Twitter era partito nel 2006 come un’idea di riserva: serviva come sistema per inviare messaggi in una comunità online interessata alle registrazioni audio (podcast), ma il progetto è decollato e acquistato così vita autonoma.

Youtube è diventato ormai fenomeno della coscienza collettiva dove ogni cosa viene pubblicata alla velocità della luce. Solo ieri è andato in onda il discusso “Vieni via con me“, lo show di Fazio e Saviano e sono già disponibili i contributi video, di cui quello di Benigni già sta spopolando. Sulla piattaforma numero 1 dedicata ai video ci sono davvero tutti, dai messaggi-risposta dei politici ai film, passando dalle riprese personali di milioni di persone iscritte, un mercato che difficilmente conoscerà una crisi, con tutta la voglia che c’è di dire la propria a costo zero.

Infine c’è anche l’universo business che su piattaforme come LinkedIn e Viadeo ha già cambiato la user experience e il modo di presentarci di milioni di lavoratori e professionisti. Proprio ora che si discute sul conflitto/integrazione tra personal branding e curriculum, LinkedIn ha lanciato i company profiles, che danno la possibilità di seguire una singola azienda, di pubblicare informazioni e aggregare i dipendenti sulla pagina, in modo che gli utenti in cerca di informazioni abbiano un unico punto di accesso. Novità della ribalta in salsa business è l’arrivo di DoYouBuzz, The Next Generation Resume, un nuovo social network che porta il curriculum direttamente su pagina web come fosse un mini-sito: una vera pagina personale con la possibilità di inserire materiale diverso rispetto al testo come immagini, video, audio e addirittura presentazioni e portfolio. Con un account premium a pagamento è anche possibile avere statistiche d’accesso, maggiori temi grafici e l’url personalizzata in stile nome-cognome.com. Insomma, avremo l’imbarazzo della scelta.

I social media non sono solo una moda e il mercato se ne sta accorgendo, un poco tardi rispetto agli utenti che da anni hanno preso misure e confidenze. La società come ora la conosciamo non cambierà poi più di tanto. Sarà solo… più “social”.

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Un Commento a “Social senza crisi? Facebook, MySpace, Twitter, Youtube, LinkedIn e ancora: ecco che succede a fine 2010”

  1. [...] già parlato della situazione non troppo felice di Myspace, ma non si poteva immaginare una partnership così vicina. Facebook continua a macinare [...]

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