Siamo gente comune. Siamo come voi: persone che si alzano ogni mattina per studiare, lavorare o trovare un lavoro, persone che hanno famiglia e amici. Persone che lavorano duramente ogni giorno per fornire un futuro migliore per chi ci circonda. Alcuni di noi ci considera progressisti, altri conservatori. Alcuni di noi sono credenti, altri no. Alcuni di noi hanno chiare ideologie definite, altri sono apolitici, ma siamo tutti preoccupati e arrabbiati per le prospettive politiche, economiche e sociali che vediamo intorno a noi: la corruzione tra politici, imprenditori e banchieri che ci lascia indifesi, senza voce. Questa situazione è diventata normale, una quotidiana sofferenza senza speranza. Ma se uniamo le nostre forze, possiamo cambiare. E ‘tempo di cambiare le cose, è tempo per costruire insieme una società migliore.
Questa è la prima parte del Manifesto di ¡Democracia Real YA!, il movimento spagnolo che a tre giorni dalle elezioni sta scuotendo la Spagna intera attraverso proteste, sit-in e occupazioni degli spazi pubblici, dalla Puerta del Sol della capitale madrileña a Plaça Catalunya di Barcelona, passando per quasi tutte le città della penisola iberica. El País, uno dei maggiori quotidiani nazionali, ne parla come il Movimiento 15-M: iniziata domenica scorsa, si tratta infatti della prima vera “riv0luzione” della società civile spagnola, che si è organizzata indipendentemente da colori e schieramenti politici per protestare su un fronte comune. La cosiddetta #SpanishRevolution corre soprattutto sul web, dove giovani e meno giovani tengono (e si tengono) informati costantemente sulla situazione. “No somos mercancía en manos de políticos y banqueros“: questo è il vero motivo dell’attacco, un sistema politico e bancario che ha finito per provocare una fortissima reazione del popolo.
Sull’onda rivoluzionaria colpisce anche Anonymous: l’unione di hacktivists – responsabile di attacchi informatici mirati a Governi e multinazionali – è una dei principali protagonisti del buzz in Rete, ma numerosi sono i gruppi su Facebook, gli attivisti su Twitter (basta guardare gli hashtag #AcampadaSol, #15m, #nonosvamos, #yeswecamp, #spanishrevolution) e i video su Youtube. Ciò che era iniziato come una manifestazione coordinata si è trasformato in una rivoluzione che ora scuote tutti gli strati della società spagnola: alla convocazione di domenica 15 da parte di Democracia Real YA, hanno infatti aderito oltre 400 associazioni tra cui Ecologistas en Acción, ATTAC, la Asociación nacional de parados e Juventud Sin futuro. Proprio quest’ultima sembra essere invece la prima “responsabile” del camping di Puerta del Sol a Madrid, esempio per tutte le altre città. Qui si possono vedere molti video delle proteste, mentre qui sotto la galleria fotografica dei partecipanti.
Da Madrid, uno dei principali fuochi della protesta, ci siamo messi in contatto con Lucio Colavero, giornalista free lance che vive e lavora nella capitale spagnola. Lucio è molto attivo su Twitter attraverso il suo profilo personale ed è stato una delle prime persone a seguire il susseguirsi della Spanish Revolution. Gli abbiamo fatto quindi tre domande tre per capire meglio quello che sta succedendo realmente tra le calles.
Com’è la situazione a Madrid in questo momento? Come pensi che si svilupperà in questi giorni?
La situazione adesso a Madrid è molto calma. Diciamo che “l’accampamento” a Puerta del Sol si è sciolto quasi in forma naturale,lasciando solo piccoli gruppetti a presidiare. Questa sera alle 20 ci sarà la nuova convocazione, sempre a Sol: si prevede la stessa piazza stracolma e un’identica notte di veglia, proprio come ieri. In mancanza di colpi di scena, tutto dovrebbe ripetersi uguale fino al 22, giorno di elezioni in 13 delle 17 regioni spagnole, compresa quella di Madrid.
Per ora pare non ci siano stati scontri violenti, ma come sta rispondendo il governo centrale? E i media?
A Madrid non ci sono ancora stati scontri violenti, esclusi i tafferugli del 15 notte. Siamo a 3 giorni dalle elezioni: una reazione violenta della polizia non gioverebbe bene nè al PP (che governa città e regione) nè al PSOE (che governa il Paese). Diciamo che l’atteggiamento prevalente, ed abbastanza cieco, è del dire “So’ ragazzì!”, ovvero sono giovani, lasciamoli sfogare. Ed è proprio questo l’errore principale. C’è chi pensa invece che questo non sia solo che l’inizio di un’onda di proteste europea, una presa di coscienza delle generazioni che si affacciano al voto. Non dimentichiamo inoltre che in Spagna la disoccupazione giovanile sfiora il 45% e che sono 5 milioni i disoccupati (su una popolazione totale, non quell’attiva, di più o meno 46 milioni)
Qualche consiglio per chi è diretto ora in Spagna?
Portarsi una telecamera o una bella macchina fotografica. Non si corre nessun pericolo. Al contrario, potreste dire :”Io c’ero!”.
Come ulteriore voce dal centro della Spagna abbiamo contattato anche Vicky Bol, giornalista di RTVE, una delle maggiori emittenti televisive spagnole. Le abbiamo chiesto un parere verso questa iniziativa popolare, indicando quello che potrebbe succedere dopo questi eventi. [¿Que piensas que va a pasar despues esto movimento social?]
Credo che i giorni che passano tra oggi e domenica siano fondamentali per questo movimento sociale che chiede una democrazia reale. È nelle mani delle persone che si sono riunite in tutta la Spagna creare una base ed articolare alcune petizioni in modo che questa ondata di malcontento non muoia subito dopo i risultati delle elezioni di domenica. Penso che potrebbe essere il principio di una reale partecipazione dei cittadini alla vita democratica dello Stato e l’inizio di un effettivo cambiamento della sventurata classe politica spagnola. [Creo que los días que pasen de aquí al domingo son decisivos para este movimiento social que pide democracia real. Está en las manos de las personas que se han concentrado en toda España establecer unos fundamentos y articular unas peticiones para que esta oleada de descontento no muera con los resultados electorales del domingo. Creo que podría ser el principio de una verdadera participación de los ciudadanos en la democracia y el comienzo de un cambio efectivo de la malograda clase política española]
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