Categoria: Social Media Marketing

Seno in affitto per la pubblicità in Cina: #WIN or #FAIL?

Ragazze che si fotografano con il seno in bella vista? No, non è porno o prostituzione, ma solo un’altra forma di comunicazione: sarà discutibile, ma “Lonely Little Fox“ – della provincia Jiangsu della Cina è solo un altro modo per fare soldi. Classe 1991, la ragazza si sta guadagnando gli allori della cronaca di mezzo mondo mettendo letteralmente in affitto il suo seno, chiamato da molti utenti cinesi di Weibo come “il seno più bello e costoso” della Rete. Tette come piattaforma pubblicitaria, detta in soldoni. Così la “piccola volpe solitaria” ha scritto sul popolare social network cinese l’8 luglio: “Non ho niente da fare durante le vacanze, non voglio neanche andare fuori perchè fa troppo caldo. Ma penso a un modo per guadagnare. C’è qualche manager disposto a pagarmi l’affitto del mio seno per una pubblicità? 2000 yuan per ogni scatto, se siete interessati commentate o scrivetemi”. Per poco più di 200 euro a foto, l’affare è fatto.

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Google+, business e brand: in arrivo le pagine aziendali. Diventa betatester!

Dopo aver lanciato Google+, Big G guarda oltre e vede già il business. Nel vero senso della parola. Il social network ha già registrato quasi due milioni di utenti (515,933 circa negli Stati Uniti e 1,226,136 nel Resto del Mondo) e c’è già qualcuno che ha pensato di creare pagine o profili aziendali. Fermi tutti: una nota di Christian Oestlien, product manager di Google+, spiega che vogliono creare una “esperienza ottimale sia per gli utenti che per i brand” e che quindi stanno ancora studiando la maniera più efficace per questi ultimi. Entro la fine dell’anno verranno implementati i “brand profile”, ma attenzione: chiunque provi a crearne uno ora sarà cancellato dalla piattaforma. Cristian anticipa che le pagine dedicate al business, oltre che curate graficamente, disporranno di ricche statistiche, annunci mirati e advertising. L’iter sarà quello ormai consolidato di un gruppo di betatester scelti che avranno a disposizione le nuove funzionalità per gli account aziendali, in modo che si potranno analizzare le modalità di interazione tra i “circles”. Importante: se volete essere tra i test partner compilate questo form.

Nel frattemo Google ha acquisito Slide, azienda di sviluppatori widget. Senza contare Disco, società con la quale Google sta progettando un nuovo servizio di messaggistica. E la scorsa settimana Big G ha acquisito Pool Party, partner che si dedica alle foto nella telefonia mobile. Recentemente infine è stato lanciato Prizes, sempre grazie a un’acquisizione made in Mountain View: il servizio mira a creare business per gli utenti. Prizes.org funziona infatti a domande e risposte, un po’ tra Quora e Yahoo! Answers, però chi risponde meglio e viene più votato guadagna somme tra i 25 e i 50 dollari, ogni volta. Le domande sono le più disparate: da organizzare un viaggio o una luna di miele (quali posti, hotel, ristoranti sono fondamentali) a chi cerca una nuova canzone da dedicare alla propria ragazza. Insomma, c’è di tutto.

Google+ guida: foto, video, funzioni e brevi riflessioni

Google+ Project, ma per gli amici Google+ o Google Plus: al di là del suo nome di battesimo, ora è il social network sulla bocca di tutti. Dopo anni di osservazioni, esperimenti e smentite, Google ha deciso di spostarsi con tutta la sua mole per affrontare Facebook sul suo campo di battaglia: Google+ è la nuova rete sociale made in Mountain View e già dalle prime 48 ore sembra portare molte novità con sè. Aperto ai beta tester, questo nuovo social si annuncia come unico punto di riferimento di tutti i servizi più comuni che Google ha integrato negli anni. Il primo giorno d’apertura è stato un susseguirsi di inviti mandati e richiesti, soprattutto tra gli addetti del social media marketing. Giusto per farci un’idea, il video del progetto spiega grossolanamente di cosa stiamo parlando…

Partiamo con il dire subito una cosa: al contrario di quello che si può pensare, Google+ non è una vera alternativa a Facebook. I motivi sono semplici: sfrutta le connessioni già presenti nei nostri contatti di Gmail, è altamente personalizzabile, ha ottime possibilità di essere sfruttato come aiuto per il personal branding. In pratica, al momento può essere uno strumento convergente: chi usa Facebook, può utilizzare tranquillamente Google+ facendone una “sottorete” relativa ad affetti e lavoro. Ma andiamo con calma e prendiamo la home page di arrivo come esempio:

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QR Code: bisogna saperli utilizzare! Diesel #Fail?

Ultimamente i QR codes stanno riscoprendo una nuova età dell’oro, dopo il boom iniziale. Per chi non lo sapesse, i codici Quick Response sono stati creati addirittura nel 1994 e implementati successivamente negli anni 2000 in Europa. Sono come codici a barre e, una volta decodificati, rimandano a foto, siti, elementi multimediali e così via. In seguito sono stati messi un po’ da parte, fino a oggi: con la crescita esponenziale di vendita degli smartphone e delle App – soprattutto in Italia – sembra che le aziende stiano riscoprendo questa “moda”, ma non tutte sanno utilizzarlo al meglio, ammettiamolo. Tra gli ultimi brand che secondo noi hanno interpretato male l’ottica del QR Code c’è la Diesel: partendo dalla Spagna, infatti, la nota marca di abbigliamento e accessori ha creato una nuova compagna tutta QR & Social Network. L’idea di base è valida, ma forse è sbagliato il modo. Per ogni capo è stato esposto un codice che, una volta visualizzato con la app, ti rimanda a un like sul tuo profilo di Facebook. Pro: visibilità del brand. Contro: utilità per l’utente pari a zero. Siamo curiosi però di sapere i risultati della campagna… [Qui sotto i commenti principali e il video]

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Brand & Social Media in Italia: le 20 migliori aziende consumer electronics [INFOGRAPHIC]

Brand e Social Media in Italia: OssCom, il Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica, e Digital PR hanno presentato la ricerca “Brands & Social Media. Osservatorio su 100 aziende e la comunicazione sui social media in Italia”, analizzando le iniziative di comunicazione nei social media in Italia da parte delle grandi aziende attraverso una mappatura analitica delle loro attività sui social media. Da questo studio è stata prodotto un’infografica molto interessante per il settore del Consumer Electronics, che comprende 20 aziende attive nella produzione di personal computer, telefoni cellulari, macchine fotografiche, televisori, stampanti e console per videogame. Il documento ufficiale si può scaricare qui, mentre su Flickr trovate le gallerie.

I TRENDS:

  • La Classifica è dominata da Nokia che registra un’elevata frequenza di aggiornamento dei profili, in relazione a un elevato numero di fan e followers su Facebook e Twitter.
  • Facebook si conferma luogo privilegiato per la comunicazione delle aziende (16 su 20 hanno il profilo italiano). Inoltre, le aziende sembrano orientate al dialogo, movimentando in questo modo le fan page e alimentando i confronti in una vera ottica di web 2.0.
  • Youtube registra un’ottima presenza: 12 aziende su 20 alimentano costantemente il proprio canale.
  • Twitter è in rapida crescita: 9 aziende su 20 hanno implementato l’account italiano per aggiornare e dialogare con gli utenti.
  • Le grandi aziende stanno abbandonando i blog aziendali, privilegiando i canali dei social network. Ma questo non significa che “i blog sono morti”, non scatti l’allarmismo.

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CrowdFanatic: discussioni in crowdsourcing & social network

Android contro iPhone, Atei contro Credenti, España contro Catalunya, Coca Cola contro Pepsi… sono solo alcune delle aree tematiche di CrowdFanatic.com, letteralmente un generatore di discussioni in crowdsourcing. CrowdFanatic è la prima piattaforma di confronto online, a metà tra campo di battaglia e social media dedicato per affrontare consapevolmente discussioni e vincere dibattiti pubblici. Esatto: è stato pensato proprio per coinvolgere direttamente gruppi o persone schierate su un qualunque argomento e fare in modo che una parte prevalga. Dopo la registrazione, CrowdFanatic.com permette di partecipare alle conversazioni e vedere chi sta vincendo, condividendo i risultati sui maggiori social network.

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Altly, la rivoluzione anti-Facebook e il Manifesto

Dalla comparsa dei social network, Facebook è diventato il vero gigante della Rete. Nel giro di sette anni ha decimato la concorrenza e ha praticamente conquistato il monopolio del settore. Sono cose che capitano e in fondo si tratta pur sempre di business. Se si pensa a un’alternativa, può venire in mente Diaspora, un progetto che ha alzato 200 mila dollari dai supporter e partner e che stenta a decollare. All’orizzonte si leva oggi una nuova iniziativa: Altly è un nuovo social network che fonda la sua base in un manifesto anti-Facebook pubblicato pochi giorni fa dal fondatore, già conosciuto alla cronaca del settore: Dimitry Shapiro è infatti il fondatore di Veoh e membro dell’esecutivo di Myspace Music. Perchè Altly? “Perché le impostazioni di privacy su Facebook sono così complicate che anche un utente esperto potrebbe avere difficoltà a configurarle”, ha risposto in prima istanza il team, ma di perchè ce ne sono davvero tanti e sono elencati nella lettera di presentazione.

Facebook sta modificando radicalmente il modo di comunicare con i nostri amici, familiari, colleghi di lavoro e gli altri gruppi di persone nella nostra vita. Siamo spinti a diventare “amici” con persone che non avremmo voluto neanche conoscere prima di Facebook. Siamo inoltre spinti a condividere informazioni personali e altro ancora non solo con gli “amici” ma anche con “amici degli amici”. Così si legge nelle parole di Shapiro, che sembra davvero stufo del social in blu e spinge su una rivoluzione in fuxia e nero. Prosegue senza andare per il sottile, accusando Facebook di rivendere le nostre identità digitali ai pubblicitari, senza nessuno scrupolo per i nostri diritti. Leggi il resto di questo articolo »

Libboo, il punto d’incontro tra letteratura, social e crowdsourcing

Libboo è una nuova piattaforma creata per chiunque voglia scrivere romanzi, storie o racconti, ma anche per chi vuole leggere, sperimentare e interagire con autori e il mondo della letteratura. Ma Libboo è anche un grande esperimento di scrittura partecipativa online che mira a scrivere un libro a mille mani. Che la narrativa sia sempre più 2.0 è ormai un dato di fatto, basti l’esempio di Finzioni, la rivista di “lettura creativa” al primo posto su Wikio che ha dato un nuovo significato al termine “Letteratura” grazie a un innovativo approccio e alla logica del “social”. Libboo vuole colmare il confine tra editoria digitale e social network, ma la strada è lunga.

Uno dei punti di forza della piattaforma è il sistema automatico per assegnare i diritti che si desiderano, dal completo sharing ai creative commons, fino al copyright. Da tenere sotto osservazione è inoltre l’esperimento: “Flight of the Burning Stallion” è uno dei libri a capitoli scritti dagli utenti, che di volta in volta possono aggiungere particolari nella storia, interpretare personaggi e inserire le loro idee. In questo contesto, ogni nuovo “ramo” del romanzo può costituire l’inizio di un nuovo racconto: sarà quindi come un’immensa saga o tanti “spin-off”, creando diverse linee parallele di contenuto.

Libboo è stato creato come strumento didattico dal ricercatore del MIT Christopher Kevin Howard, insieme allo scrittore Richard Wiseman. Il risultato però è contemporaneamente nuovo social network e progetto di scrittura in “crowdsourcing”. Difficile dire se avrà successo o meno, ma di certo è utile osservare come il panorama editoriale intraprenda nuove strade. Che leggere e scrivere non passi mai di moda.

Talebani su Twitter: il terrorismo sfrutta il social media marketing

I talebani oggi ti seguono… su Twitter. Alemarahweb è l’ultimo tentativo de “the Islamic Emirate of Afghanistan” (il governo ombra talebano) per raggiungere i suoi sostenitori, tenere d’occhio i critici e diffondere la sua influenza nel moderno mondo tecnologico. In realtà l’account è attivo dal 2010, ma solo ora sta cominciando a conoscere la “notorietà” attraverso aggiornamenti della guerra tra Talebani e – soprattutto – America, come “US invaders spy plane shot down in Wardag” o  “11 US-NATO invaders killed“. Il motivo è semplice: da qualche giorno il profilo è aggiornato anche in inglese, oltre che al pashtu. Mostafa Ahmedi, l’uomo creduto a capo del reparto “pubblicità” del gruppo, è apparentemente al timone del nuovo progetto di social media marketing.

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