Categoria: Social media

Cread.me: lavoro creativo tra collaborazione e meritocrazia

Una piattaforma che promette di rivoluzionare il mercato della comunicazione italiana e, perché no, internazionale: si chiama cread.me e si tratta della prima community fatta da creativi per i creativi. Afferrare al volo le opportunità del web, mostrare le proprie competenze e offrire/richiedere consulenze: ecco il cuore della piattaforma online. Come scritto nel comunicato stampa, “cread.me nasce come una community per accogliere i creativi dell’intera filiera comunicativa e fornire uno spazio virtuale di scambio ed ispirazione per creare valore aggiunto. Basta iscriversi gratuitamente, registrare il proprio account e comiciare ad esplorare il mondo della community. La piattaforma dà la possibilità di condividere, attraverso il proprio profilo, pensieri, immagini, link, video, insomma tutto quello che ispira l’utente”. Il progetto ha come obiettivo quello di favorire il co-working e il recruiting permettendo all’utente di organizzare e presentare il proprio portfolio di lavori e all’agenzia e/o terzi di cercare il profilo di cui necessitano in totale libertà. Meritocrazia, collaborazione e passaparola sono le parole chiave.

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#FitchTheHomeless: la crisi di Abercrombie & Fitch diventa virale

Abercrombie non vuole clienti grassi nei suoi negozi“: è tra le notizie più gettonate dell’ultima settimana, si sa. Come riporta il Corriere, “La marca di abbigliamento statunitense Abercrombie & Fitch è finita in questi giorni al centro di numerose discussioni nei blog di moda, sui forum e social network”. La causa? Il suo AD Mike Jeffries, che “non vuole persone grasse nei suoi negozi“, in base a un principio di esclusività piuttosto snob che non è piaciuto alla Rete. E dalla Rete è nata ora una nuova forma di protesta: se Abercrombie & Fitch dev’essere la marca dei “fighi”, allora c’è chi vuole farla diventare qualcos’altro. Il giovane filmmaker Greg Karber ha introdotto su Youtube la sua personale campagna #FitchTheHomeless, ossia: prendete i vostri vestiti firmati AF, regalateli ai clochard che abitano vicino e fotografate tutto su Facebook, Twitter e Google+. Abercrombie & Fitch potrebbe così diventare “The World’s Number One Brand of Homeless Apparel“. Così spiega il progetto:

Abercrombie & Fitch is trying to make it’s clothing for those that have money, ‘cool’, ‘popular’, by ‘attractive’ people. The company is basically a rich snob. They don’t want anyone poor, unattractive, etc, wearing their clothes. So the point of this video is for everyone to tarnish that desired image the company wants to project, by making the homeless wear their clothes. Leggi il resto di questo articolo »

Twitter #music è realtà su web e iOS

Twitter #music è realtà: si tratta del nuovo servizio che “cambierà il modo in cui le persone trovano la musica”, il tutto basato ovviamente sulla piattaforma a 140 caratteri. Lo annuncia ora l’azienda sul blog ufficiale. A quanto pare Twitter #music analizza la nostra attività sul social network per rilevare i nostri gusti e proporci i brani più popolari e gli artisti emergenti. Naturalmente la musica diventa la chiave di volta di tutto il servizio, dove artisti e appassionati possono scoprire le novità del panorama. La versione web è già online (ma non ancora operativa), mentre la app iOS è disponibile già per America, Canada, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda. Le fonti di condivisione provengono da iTunes (predefinito), Spotify e Rdio (gli abbonati a Rdio e Spotify possono accedere ai loro account). Il blog ufficiale sottolinea l’importanta di questa nuova feature: “Twitter e la musica vanno bene insieme. Le persone trovano e condividono nuove canzoni e album ogni giorno. Moltissimi account sono artisti e la metà di tutti gli utenti segue almeno un musicista. Questo è il motivo per cui gli artisti si rivolgono a Twitter prima di altri social e sempre per questo abbiamo voluto trovare un modo per navigare tra le canzoni a suon di tweet”.

Com-Unity: il crowdfunding italiano che premia le idee

Crowdfunding, ovvero: dare più spazio alle idee. È così che è nato recentemente un nuovo portale italiano: si tratta di Com-Unity ed è un portale di crowdfundig in grado di offrire un’opportunità a chi ha un’idea e intende realizzarla, utilizzando al meglio le possibilità offerte dalla rete e dal mondo dei social network. Presentato a Modena il 21 marzo 2013 Com-Unity è un progetto portato avanti da Banca Interprovinciale di Modena e Studio SCOA di Bologna. Come si legge nel comunicato stampa, Com-Unity non è solo una nuova opportunità, ma è anche:

  • un “ambiente” protetto
  • un Comitato Etico indipendente che analizza e valuta i progetti presentati
  • un team di Tutor che aiutano a redigere il progetto
  • una sicurezza per chi dona. Se non si raggiunge l’obbiettivo minimo i soldi donati vengono restituiti

Per sostenere le campagne online è sufficiente registrarsi sul sito – è possibile farlo anche tramite il Facebook connect – e avviare la procedura di donazione. La donazione può essere effettuata tramite Paypal. Se la campagna non dovesse raggiungere l’obiettivo preposto, ai donatori verrà restituito quanto donato. L’intento è quello di dare una scossa a un mercato che risulta fermo, ponendo al centro di tutto l’idea e la capacità d’inventare di un territorio, quell’emiliano, ma non solo, che in quanto a creatività non è secondo a nessuno. Il proposito non è quello però di creare un giardinetto chiuso, ma un’apertura alle altre realtà presenti nella rete, collaborando con esse per creare un ecosistema in grado di dare un’opportunità in più al Sistema Italia.

Girlshop.it: uomini in vendita, a misura di donna

Comprare uomini come fossimo al supermercato: in Italia si può… almeno online. Si chiama GirlShop.it e si tratta di una rivisitazione in chiave ironica dei classici – e spesso tristi – siti di dating e puro networking. La piattaforma è strutturata come un sito di e-commerce, ma in questo caso i prodotti sono… uomini, per l’appunto. “Tutti inseriti nel nostro catalogo, confezionati per bene e in attesa di essere messi nei carrelli delle nostre Clienti”, dichiara l’ideatore del sito, Luca Vavassori. L’accesso al sito è gratuito e la vendita dei ragazzi è ovviamente solo simbolica, ma di certo si tratta di un punto di vista frizzante e intelligente dove sono le ragazze a decidere quali “uomini-oggetto” possono comunicare con loro. A ben guardare c’è tutto: la carta fedeltà, le collezioni autunno-inverno e primavera-estate, le offerte, fino ad arrivare al classico “Soddisfatte o rimborsate“. Il progetto è ancora in fase di startup – e quindi i finanziatori sono ben accetti – ma a giudicare dai primi commenti sembra funzionare. Buona idea per comunicare e trovare nuovi spunti tra gli utenti, lontano dal classicismo 2.0.

Yaiah, piattaforma per creativi e chi cerca creatività

Pare che sia in arrivo un nuovo strumento a disposizione dei creativi di tutto il mondo e di chi di creatività ha bisogno: si chiama Yaiah e si tratta di una piattaforma web cloudsourcing che si candida a cambiare tempi e modalità di lavoro nell’universo della comunicazione. Il Comunicato Stampa parla chiaro: “si parte da due presupposti paralleli. C’è un privato o un’azienda che cerca qualcuno in grado di realizzare un logo, una brochure, un naming, un’immagine grafica o un sito web ad un budget predefinito, ma non ha modo di girare per agenzie o contattare professionisti free lance. Allo stesso tempo, c’è un’agenzia o un professionista free lance che sta cercando lavoro o bandi di gara a cui partecipare. Ecco: Yaiah è lo strumento che permette agli uni e agli altri di incontrarsi”.

Come funziona Yaiah: il privato o l’azienda in questione aprono un contest sulla piattaforma, lanciano on line, cioè, una gara fra creativi, stabiliscono un budget e attendono entro un determinato arco di tempo le proposte fra le quali scegliere quella che più piace. Il contest si apre scrivendone i dettagli direttamente sul portale Yaiah, esponendo le proprie esigenze quanto più dettagliatamente possibile, come se si trattasse di un briefing faccia a faccia, e indicando la somma che si intende spendere. Dopodiché si valutano i lavori pervenuti, si dice se sono o meno in linea con ciò che veniva richiesto oppure si spiega ciò che non va. Entro un tempo massimo di sette giorni si sceglie fra le proposte, mentre Yaiah si incarica di girare il budget “in palio” al creativo autore dell’idea vincitrice del contest. Cambiando prospettiva, per un creativo d’esperienza o emergente, Yaiah può essere allo stesso modo uno strumento risolutivo. Basta leggere le gare aperte e scegliere quella o quelle a cui si vuole partecipare, poi aprire un proprio dettagliato profilo professionale sulla vetrina dei creativi della piattaforma e mandare una o più proposte per i contest prescelti. Il tutto a costo zero. Se l’idea risulta vincente, s’incassa il budget messo a disposizione per quella gara. Leggi il resto di questo articolo »

Worldadcom, social per i professionisti della comunicazione

Un social network dedicato ai professionisti dell’advertising, della comunicazione e del marketing? Esiste. O almeno, esisterà a breve. Parliamo di Worldadcom, un vero e proprio hub di riferimento che desidera diventare “il più completo social network per tutti i professionisti che lavorano nell’advertising“. In poche parole, Worldadcom ha investito in un sistema abbastanza originale: per ogni “annuncio” caricato da qualsiasi utente, gli altri possono etichettare se stessi, gli altri o essere “taggati” a propria volta, creando una sorta di elenco completo riferito al lavoro. Con un semplice tag il “portafoglio” viene aggiornato di default e il profilo acquisisce autorevolezza e visibilità, aumentando di volta in volta i contatti della propria rete. Questo modo di interpretare il social è qualcosa di innovativo, perché permette davvero di sapere “chi sta dietro” alla comunicazione: chi ha scritto il payoff, chi ha disegnato la grafica, chi ha realizzato il banner e così via. Collegando le persone e le imprese, Worldadcom potrebbe generare una rete infinita di connessioni.

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Come tutelare il proprio brand online

Brandjacking, ovvero: di come assumere l’identità online di una marca al fine di guadagnare il business della stessa. Tutto questo rientra nell’illegalità, ovviamente, ma pare che il fenomeno si stia diffondendo a macchia d’olio un po’ dappertutto. MarkMonitor, azienda leader nella Enterprise Brand Protection, a fine 2012 aveva già pubblicato un interessante report con dati allarmanti: il 66% delle società considera il proprio “business” a rischio nell’esposizione sui social media… e addirittura il 61% non ha mai contemplato alcuna strategia o strumento per salvaguardarsi dai “brandjacker”, i “ladri” di reputazione che possono aprire domini o fan page ambigue per garantirsi l’attenzione dei cosiddetti “consumatori deboli”, coloro cioè che non hanno ancora una conoscenza adeguata dell’online e delle trappole che possono essere progettate. Ma non solo: basta ricordarsi dell’ultimo episodio capitato a Burger King

Il brandjacking è un rischio da prevedere e come tale bisogna sempre assicurarsi che la propria immagine non venga lesa in primis, senza considerare il valore economico che può venire sottratto grazie ai piccoli strategemmi che violano copyrights, informazioni e privacy. Come riportato anche da Event Report, il resoconto di MarkMonitor ha evidenziato infatti che i principali problemi riscontrati dalle aziende sui social media riguardano il furto di identità (38% dei casi), la diffusione di promozioni contraffatte (30%), la falsa associazione (11%), le truffe con i voucher regalo (8%) e la diffusione di notizie false che causano la perdita di fiducia nel brand da parte dei fan e dei consumatori. Leggi il resto di questo articolo »

Riot, lo spionaggio al tempo dei social network

Internet e Social Media sono un grande strumento per tutti, ma possono diventare anche un pericolo se utilizzati da persone capaci e con pochi scrupoli. Non parliamo solo di hacker, ma anche dal marketing e della sicurezza nazionale, per dire. Scherzi a parte, Ryan Gallagher ha recentemente pubblicato un’inchiesta – per il quotidiano The Guardian – che forse è passata inosservata in Italia, ma non per questo poco importante. Si tratta di RIOT (Rapid Information Overlay Technology), un programma in grado di seguire i movimenti di persone e di prevedere il comportamento futuro grazie all’analisi delle piattaforme social come Facebook, Twitter e Foursquare. Lo sviluppatore è Raytheon, un’azienda che è al quinto posto nel Mondo come società affiliata alle sicurezze nazionali di diversi Paesi. Il video rilasciato ora è del 2010 e al momento pare che non ci sia nessun cliente, ma secondo voci di corridoio questa tecnologia è stata condivisa con il governo degli Stati Uniti come parte di un progetto di Ricerca e Sviluppo, per aiutare a costruire un sistema nazionale di sicurezza in grado di analizzare miliardi di “entità” nel cyberspazio.

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