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Piccoli dettagli che possono rendere speciale il pranzo di Natale: impiattamento da chef

A Natale tutto deve essere un po’ speciale. La casa si veste a festa, così come la tavola e i commensali. Il pranzo di Natale ha sempre un qualcosa di speciale e di magico, sarà forse il calore dell’ambiente interno rispetto al freddo all’esterno, l’idea dei regali, lo stare finalmente tutti insieme in famiglia, l’emozione dei più piccoli. In tutti i casi l’attenzione è puntata sul pranzo o sul cenone. É proprio per questo che tutte le buone massaie, ma non solo, si adoperano giorni prima per decidere il migliore menù, ricercato ed equilibrato e per testare le ricette natalizie prima del grande giorno.

Le ricette vanno infatti preferibilmente provate prima, per non rischiare di fare una brutta figura: le grandi dosi e l’agitazione possono infatti fare brutti scherzi. In occasione di pranzi/cene un po’ formali, seppure in famiglia, una cosa che richiede attenzione e troppo spesso trascurata è la cura dei piatti e dell’impiattamento. Se si sono infatti fatti dei passi avanti con la preparazione della tavola, che richiede un certo galateo almeno a Natale, la disposizione dei cibi nei piatti è ancora cosa sconosciuta per molti.



L’importanza del bel servire

Creare il miglior primo del mondo, con ingredienti freschi e gustosi, e presentarlo buttato a casaccio in un piatto sbagliato, è un vero e proprio crimine. Eppure basta davvero poco per presentare al meglio una portata rendendola ancora più buona. L’occhio, infatti, si sa, vuole la sua parte. Un semplice primo, ben presentato e impiattato con un poco di fantasia e maestria, risulterà essere più gradito alla vista e, inconsciamente, anche al palato. Quando si vedono in televisione i grandi chef servire le pietanze, tutto appare semplice, quando però si prova a casa i palchi crollano e nulla sembra voler restare al suo posto nel piatto.

Come si compongono i piatti: l’ABC dell’impiattamento

Le regole per impiattare bene sono poche ed essenziali, ma vanno seguite alla lettera. Il primo dictat è costiutito dalla semplicità e vale soprattutto a fronte dell’inesperienza. Un piatto riempito di salsine, fiori, torrette di cibo, risulterà essere solo un gran pasticcio. La cosa migliore è quindi quella di disporre poche componenti nel piatto, ordinandole in modo logico. Ogni portata ha un suo elemento principale significativo, che di solito è quello che da sapore e carattere alla portata. Questo elemento deve essere il fulcro dell’opera di impiattamento e non va coperto da troppe cose o sminuito, ma solo decorato e accentuato.

Una delle regole fondamentali di un buon impiattamento, tuttavia, è non ancorarsi troppo alle regole. Va bene seguire gli esempi della televisione e dei grandi chef, ma un tocco personale (leggero tocco!) potrà definire e rendere speciale la portata. Non facendo passare mai l’ingrediente principale in secondo piano, si può comunque sbizzarrirsi. Se una volta lo stile dei cuochi era orientato a posizionare l’alimento al centro del piatto, decorandone i contorni; oggi la tendenza è quella di metterlo di lato, arricchendo lo spazio dalla parte opposta. A prevalere comunque è lo spazio vuoto che dà un’aria elegante alla portata. Le sbavature, che possono capitare, vanno pulite alla perfezione oppure lasciate così come sono: la cosa peggiore, infatti, è cogliere la presenza di una sbavatura ripulita malamente.

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