Il Dubstep di Dergin Tokmak: in stampelle al Cirque du Soleil

Il dubstep, la dance elettronica nata nel 2000, sta recentemente conoscendo un nuovo successo. Ma non è di questo che vogliamo parlare. Vogliamo invece comunicare la forza di un uomo che negli ultimi giorni è diventato una star su youtube, a discapito del suo forte handicap che gli preclude l’uso normale delle gambe. E cosa c’entra allora il dubstep? Semplice: Dergin Tokmak è stato affetto da poliomielite da bambino, una malattia terribile che spesso porta alla paralisi degli arti inferiori… e oggi è un ballerino del celebre Cirque Du Soleil, il circo che dedica il suo palco ad artisti di mimo, acrobati, giocolieri e generalmente numeri di grande rilevanza artistica. Ed è proprio questo il punto: Dergin balla con le stampelle e lo fa in una maniera assolutamente incredibile. Insomma, se c’è la volontà, tutto si può superare, cambiando gli svantaggi in grandi opportunità. La stima che suscita Dergin Tokmak è incredibile, basta guardare i due video: il primo è quello di cui parlavamo inizialmente, il secondo è una sua performance in scena al Cirque du Soleil.

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Bottlenose: una dashboard social-mente innovativa per Twitter e Facebook

Una dashboard per Twitter e Facebook social-mente intelligente: si chiama Bottlenose e il progetto ha aperto i battenti un anno fa, ma solo ora è entrato nella seconda fase Beta, con nuove implementazioni che arricchiscono un servizio davvero speciale. Ma andiamo con ordine: Bottlenose serve come “lavagna di lavoro” per tutti coloro che operano con i social e che hanno bisogno di organizzare i messaggi ed essere aggiornati sempre e comunque sulle novità e sui trend. Come aveva anticipato Tecnoetica a dicembre, il settore delle dashboard di Twitter è piuttosto presidiato: da Tweetdeck e la sua efficacia fino a Hootsuite e le sue analytics molto utili. Ma Bottlenose è piuttosto particolare: oltre al suo “modus operandi” visualmente avanzato, prende in considerazione aspetti interessanti dei due più popolari social network in circolazione. Anche Mashable lo aveva studiato a fine 2011, analizzandolo in tutti i suoi principali aspetti, ma ora che siamo alla versione 2.0, Bottlenose è stato anche rinnovato.

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Musica in streaming: i migliori servizi in INFOGRAPHIC

Ascoltare musica in streaming: può capitare in ufficio come sottofondo al lavoro di tutti i giorni oppure a casa mentre si prepara da mangiare o per rilassarsi… ma in fin dei conti la musica aiuta sempre e Internet ha aperto diverse possibilità al riguardo. Abbiamo infatti diverse opzioni per ascoltare via streaming canzoni o trasmissioni, con differenti caratteristiche e gradi di personalizzazioni. Esistono siti o applicazioni gratuiti, altri a pagamento, qualche servizio ci permette di condividere la nostra libreria musicale e altri solo i titoli… insomma, c’è l’imbarazzo della scelta! Proprio per questo il Gerson Lehrman Group ha elaborato questa infografica che cataloga i migliori servizi di musica in streaming, facendo le pulci anche a Facebook, iTunes e Google.

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Lavorare sui Social Media in Italia: ironia o realtà?

Lavorare sui Social Media: ormai molte aziende, agenzie e organizzazioni aprono team interni di professionisti del settore oppure si rivolgono a consulenti esterni… ma questo lavoro è ancora visto come una sorta di chimera, forse per colpa della vecchia mentalità italiana abituata al rigore del ROI oppure perchè come professione stenta ancora ad essere riconosciuta a tutti gli effetti. Ci siamo permessi allora di divertirci un po’ e abbiamo creato questa immagine: l’ironia - e soprattutto l’auto-ironia – permette sempre di gettare un occhio più consapevole su ciò di cui si parla. O almeno ci si prova! Buon venerdì e buon “social” a tutti!


La poesia rimpiazza l’advertising, ecco l’artista della Guerrilla

Il marketing e in particolar modo la pubblicità, si sono spesso rivolti all’arte per catalizzare l’attenzione dei consumatori… ma cosa succede se il processo viene invertito? A pensarci è l’artista scozzese Robert Montgomery – da non confondere con il famoso attore – che ha rimodellato i cartelloni pubblicitari come una sorta di nuove lavagne per le sue poesie. Per dieci anni Robert ha sostituito gli annunci con la poesia, cercando di valicare lo spazio tra consumismo e bellezza attraverso scritte in bianco su sfondo nero. Robert si ispira alla tradizione situazionista del détournement, ossia catturare l’attenzione del pubblico in modi inaspettati, una sorta di flashmob artistico che ora Robert porta direttamente come esposizione per le vie di Londra: la prossima “mostra” sarà infatti presso il KK Outlet il prossimo 25 febbraio, intitolata “Occupare il movimento, il Capitalismo e il fallimento morale“. Da una recente intervista a PSFK, Robert ha dichiarato che “L’advertising è inconscio collettivo, la “gruppo mentale” della nostra società. Purtroppo è spesso reso troppo stupido per il pubblico, e peggio che mai è utilizzato per scopi ‘maligni’, anche se può essere utilizzato a fin di bene, come il cartellone pubblicitario di John Lennon & Yoko Ono, ‘War is Over‘, a Times Square”. Guardate i lavori di Robert Montgomery sul suo sito. L’arte può dire ancora la sua nel mondo della pubblicità?

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Come essere popolari su #Twitter? Con un algoritmo…

Essere popolari su Twitter è facile: basta studiarne l’algoritmo. E così è successo. Nell’ultimo agosto, i membri di HP Labs (la divisione ricerca di HP) e l’UCLA (University of California, Los Angeles) hanno infatti studiato ed esaminato per una settimana le notizie pubblicate, classificandole in base a quattro criteri: la fonte, la categoria della news, la soggettività nella scrittura e le persone o gli argomenti chiamati in causa. Dopo aver “vivisezionato” la notizia, il passo successivo è stato quello di vedere come il messaggio veniva diffuso su Twitter, valutando il rapporto velocità/diffusione con il punteggio su ciascuno dei quattro criteri e la popolarità su Twitter stesso. L’esperimento ha dimostrato che è possibile stimare, dentro un preciso intervallo, la popolarità che può avere una storia, con un’efficacia di addirittura l’84%, considerando soltanto il contenuto del tweet.

Nella teoria, quindi, è possibile calcolare in anticipo quanto popolari possano essere i nostri messaggi. Il panorama ora diventa più complesso: affinando questo meccanismo, non è così impossibile pensare a un tipo di software – magari come il correttore automatico di Word – che possa correggere e rendere efficace la comunicazione sulla celebre piattaforma cinguettante. Al momento i profili dei brand vengono spesso affidati ai specialisti dei social media – si spera – che, con esperienza e in sinergia con le aziende, rendono stimolante una qualsiasi presenza online. Questo nuovo modo di interpretare le relazioni e i contenuti, attraverso la matematica, potrebbe però aprire nuovi scenari, forse meno umani da una parte, ma più efficaci dall’altra. Oppure tutto si risolverà in una bolla di sapone. Chissà. [Per approfondire]


OK Go, Chevrolet e il viral che fa discutere. In tutti i sensi.

OK Go, Needing/Getting e macchine. Ovvero, una band al completo sopra una Chevy Sonic, più di 1.000 strumenti posizionati strategicamente su circa tre km di deserto poco fuori Los Angeles e un video che in due giorni ha totalizzato più di 3 milioni di visite: è il “viral” sponsorizzato da Chevrolet, la casa automobilistica che ha permesso al famoso gruppo di Chicago di spopolare in maniera alternativa, come sempre hanno fatto con la loro filosofia musicale. C’è chi critica la faccenda, come Luca Castelli de La Stampa, accusando band e brand dell’obbligo di essere virali, ma a noi non è dispiaciuto come progetto di comunicazione, soprattutto per il fatto che dietro ci sia una preparazione di quattro mesi (più quattro giorni di riprese). In realtà non si può sapere se aumenteranno le vendite di macchine o cd, ma di certo è un video davvero ben realizzato che rimarrà un ricordo per diversi anni, qualcosa che si cercherà di imitare cercando il “sorpasso azzardato“. E’ vero, il fascino del cosiddetto viral, sta soprattutto nella spontaneità e nel low budget, ma questo non significa che non si possa studiare qualcosa di impatto, se lo si desidera.


Samsung Galaxy Note, spot tra Darkness, “amore” e sfottò-Apple

Samsung Vs Apple… ora è ormai un format pubblicitario: a novembre 2011 avevamo già parlato dello “spot-sfottò” verso gli appassionati del melafonino, che con “The Next Big Thing is Already Here“ aveva messo in luce il nuovo Samsung Galaxy SII. Si trattava di una pubblicità originale che a suon di battute colpiva il clichè del consumatore Apple, rendendola simpatica anche a questi ultimi. L’interessante novità viene oggi dal SuperBowl (vinto quest’anno dai Giants), l’incontro che assegna il titolo di campione della National Football League (NFL), un momento che molte aziende aspettano per inoltrare i loro più decisivi spot, visto che è seguito da moltissimi americani. E così ecco spuntare “Thing Called Love“, la nuova pubblicità del nuovo smartphone Samsung Galaxy Note, con un testimonial d’eccezione: Justin Hawkins dei Darkness, il gruppo rock britannico che qualche anno fa aveva scalato le classifiche dal nulla, proprio con questa canzone. Il video si inserisce nella campagna promozionale del SuperBowl, mettendo in concorso diversi cellulari. I commenti sulla fan page della Samsung si sono poi sprecati: c’è chi ha visto l’annuncio e ordinato direttamente il Galaxy Note, chi ha già decretato come il miglior spot della storia e chi difende a spada tratta Apple (ovviamente, gli irriducibili ci sono sempre). La pubblicità è in realtà davvero divertente, con una festa originale nelle strade di Denver e la solita strizzata d’occhio verso i concorrenti.


Timeline Movie Maker: il vostro profilo Facebook diventa un film!

Creare un video della vostra Facebook Timeline: è l’idea creativa partorita dalla collaborazione tra Facebook e l’agenzia di comunicazione statunitense Definition 6. Il risultato è “Timeline Movie Maker“, un sito che permette di collegarsi al proprio profilo, creare e modificare il video, per poi condividerlo sulla nostra bacheca o su quella degli amici. Vi ricordate lo spot di presentazione del “nuovo diario”? Quello con la Timeline che si animava? Ecco, ora è possibile crearne uno simile con noi come protagonisti, il tutto attraverso una semplice applicazione che si interfaccia con i permessi del nostro account. L’unica “pecca” è che funziona con un minimo di 75 foto e 5 video pubblicati su Facebook, cosa che potrebbe bloccare gli utenti più “spartani”. Noi l’abbiamo provato ed è assolutamente divertente, sebbene le modifiche che si possono effettuare siano molto limitate. Ottimo tentativo di rendere emozionale l’esperienza su questo social network. Fateci sapere com’è la vostra vita social in film!


Italiani online: c’è crescita, ma in Europa siamo tra gli ultimi

Italiani online: secondo l’ultima indagine di Audiweb realizzato in collaborazione con DOXA, a fine del 2011 la diffusione dell’online in Italia è cresciuta del 6,9% rispetto al 2010 , con 35,8 milioni di Italiani tra gli 11 e i 74 anni che dichiarano di accedere a internet da qualsiasi luogo e strumento. Inoltre è aumentata la possibilità di accedere alla Rete attraverso nuovi device quali cellulari – 9,7 milioni gli Italiani connessi via mobile, +55,4% – e tablet connessi nelle mani di 949 mila Italiani. In media 12,7 milioni di utenti si collegano ogni giorno a Internet, + 9,9% rispetto alla media del 2010. La maggior parte delle famiglie che dichiarano di avere un accesso a internet da casa, dispone di un collegamento veloce via ADSL/fibra ottica (67,6% dei casi), con una crescita dell’11,5% rispetto al 2010. La Banda Larga, infatti, risulta essere nelle case di 9,130 milioni di famiglie italiane, con il 95,1% dei casi, corrispondente a 8,7 milioni di famiglie, che dispone abbonamento flat. Risulta rilevante anche l’accesso attraverso le chiavette internet, disponibili nel 25% dei casi corrispondente a 3,4 milioni di famiglie italiane (+13,2%).

Valori alti, ma che non sconfiggono ancora quel digital divide che vede l’impossibilità di collegarsi a Internet per quattro famiglie su dieci: nell’ottica europea, infatti, secondo i dati Eurostat del dicembre 2011 sulle case con un accesso a Internet, la percentuale italiana è ancora fissa sul 62%, contro l’83 della Germania, il 76 della Francia, l’85 della Gran Bretagna, l’84 della Finlandia e il 91 della Svezia. Il problema italiano riguarda infatti le infrastrutture, un tema caldissimo come riporta il Corriere della Sera pochi giorni fa: «L’assenza di una strategia per le infrastrutture allo stato attuale è l’anello mancante. Bisognerà attendere l’attuazione della cabina di regia per vedere come si vorrà procedere», ha dichiarato Francesco Sacco dell’Università Bocconi, nome emerso tra quello dei possibili candidati alla poltrona di sottosegretario del Ministero dello Sviluppo con delega al digitale. Cosa ci riserverà il futuro, a parte la litigiosità degli operatori (Telecom Italia, Vodafone, Wind, Fastweb e Tiscali) e il Governo? Qui per approfondira intanto i dati Audiweb.


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