“Abercrombie non vuole clienti grassi nei suoi negozi“: è tra le notizie più gettonate dell’ultima settimana, si sa. Come riporta il Corriere, “La marca di abbigliamento statunitense Abercrombie & Fitch è finita in questi giorni al centro di numerose discussioni nei blog di moda, sui forum e social network”. La causa? Il suo AD Mike Jeffries, che “non vuole persone grasse nei suoi negozi“, in base a un principio di esclusività piuttosto snob che non è piaciuto alla Rete. E dalla Rete è nata ora una nuova forma di protesta: se Abercrombie & Fitch dev’essere la marca dei “fighi”, allora c’è chi vuole farla diventare qualcos’altro. Il giovane filmmaker Greg Karber ha introdotto su Youtube la sua personale campagna #FitchTheHomeless, ossia: prendete i vostri vestiti firmati AF, regalateli ai clochard che abitano vicino e fotografate tutto su Facebook, Twitter e Google+. Abercrombie & Fitch potrebbe così diventare “The World’s Number One Brand of Homeless Apparel“. Così spiega il progetto:
Abercrombie & Fitch is trying to make it’s clothing for those that have money, ‘cool’, ‘popular’, by ‘attractive’ people. The company is basically a rich snob. They don’t want anyone poor, unattractive, etc, wearing their clothes. So the point of this video is for everyone to tarnish that desired image the company wants to project, by making the homeless wear their clothes. Leggi il resto di questo articolo »
Brandjacking, ovvero: di come assumere l’identità online di una marca al fine di guadagnare il business della stessa. Tutto questo rientra nell’illegalità, ovviamente, ma pare che il fenomeno si stia diffondendo a macchia d’olio un po’ dappertutto. MarkMonitor, azienda leader nella Enterprise Brand Protection, a fine 2012 aveva già pubblicato un interessante report con dati allarmanti: il 66% delle società considera il proprio “business” a rischio nell’esposizione sui social media… e addirittura il 61% non ha mai contemplato alcuna strategia o strumento per salvaguardarsi dai “brandjacker”, i “ladri” di reputazione che possono aprire domini o fan page ambigue per garantirsi l’attenzione dei cosiddetti “consumatori deboli”, coloro cioè che non hanno ancora una conoscenza adeguata dell’online e delle trappole che possono essere progettate. Ma non solo: basta ricordarsi dell’ultimo episodio capitato a Burger King…
Il brandjacking è un rischio da prevedere e come tale bisogna sempre assicurarsi che la propria immagine non venga lesa in primis, senza considerare il valore economico che può venire sottratto grazie ai piccoli strategemmi che violano copyrights, informazioni e privacy. Come riportato anche da Event Report, il resoconto di MarkMonitor ha evidenziato infatti che i principali problemi riscontrati dalle aziende sui social media riguardano il furto di identità (38% dei casi), la diffusione di promozioni contraffatte (30%), la falsa associazione (11%), le truffe con i voucher regalo (8%) e la diffusione di notizie false che causano la perdita di fiducia nel brand da parte dei fan e dei consumatori. Leggi il resto di questo articolo »
Ecco la classifica italiana delle 20 principali aziende più presenti sui social media: si tratta del quinto report di “Brands & Social Media. Osservatorio su 100 aziende e la comunicazione sui social media in Italia” relativo al settore “Servizi Energetici e Telecomunicazioni”. Frutto della collaborazione traOssCom, Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica, e Digital PR, agenzia di consulenza e strategie di comunicazione online, la ricerca ha permesso di stilare una classifica delle aziende selezionate che hanno attivato forme di comunicazione sui social media. Si tratta del settore, fra quelli analizzati, complessivamente più attivo: il 90% delle aziende ha almeno un profilo sui social media. Rispetto all’uso dei social network, al primo posto si colloca YouTube seguito da Twitter e Facebook. Sulle 18 aziende che hanno almeno un profilo sui social network, infatti, 15 aziende hanno un profilo su YouTube, 13 su Twitter e 11 su Facebook. I blog confermano la loro presenza ridotta ma costante con 3 corporate blog analizzati. Si tratta di un settore molto vitale anche per la presenza su altri social network: diverse aziende hanno presenza ufficiali su LinkedIn, Flickr, Foursquare ma anche Google+ e Pinterest.
Leader della classifica è Vodafone Italia i cui profili sono caratterizzati da continuità nelle gestione e differenziazione: Facebook è il luogo della presentazione di prodotti, notizie, eventi; Twitter divulga le notizie provenienti dagli altri canali ma è soprattutto il luogo del customer care; YouTube raccoglie i video, non solo spot pubblicitari ma anche quelli realizzati durante eventi sponsorizzati e manifestazioni. Seguono poi nei primi cinque gradini della classifica TIM, 3Italia, Enel e Wind. Anche queste aziende attuano una strategia multipiattaforma intensiva puntando su un’elevata frequenza di aggiornamento dei profili a cui si accompagna una notevole interazione da parte degli utenti. Per ulteriori dettagli, ecco una bella infografica a proposito… (clicca per ingrandire)
Generare una ridistribuzione equa del denaro attraverso un social network… si può fare! Il 23 Giugno a Milano si terrà la presentazione del Social Network economicoSixthContinent e del generatore di Rating Mo.Mo.Sy. (Moderate Monetary System), un Sistema Sociale Digitale attraverso il quale una Massa-Critica di Consumatori è in grado di generare – appunto – una ridistribuzione equa del denaro sul mercato internazionale. SixthContinent verrà presentato a New York nel mese di Settembre 2012, ma essendo un progetto frutto di ingegno ed investimenti tutti italiani i fondatori hanno voluto fortemente dare i natali al Social economico, primo nel suo genere, proprio in Italia prima dell’avventura americana ed internazionale.
L’iniziativa nasce dall’analisi della crisi economica degli ultimi anni ed ha l’intento di modificare i flussi finanziari ottenendone una ripartizione più equa: a tale scopo il fondatore Fabrizio Politi e il suo team hanno dedicato gli ultimi tre anni a mettere a punto il generatore di rating Mo.Mo.Sy. e ad aggiornare un database comprendente le oltre 500 mila più importanti aziende al mondo. Mo.Mo.Sy. funziona basandosi su un complesso algoritmo proprietario che insiste innanzitutto sul rapporto tra utili netti e numero dei dipendenti, genera un rating che classifica l’azienda verso la quale il consumatore sta indirizzando il proprio acquisto e la classifica, in una vasta gamma di gradazioni, verde o rossa, ovvero generatrice di ricchezza anche per le comunità nella quale vive ed opera o meno.
Secondo la recente indagine Global Corporate Citizenship di Nielsen, a livello mondiale i consumatori socialmente consapevoli sono giovani (il 63% è di età inferiore ai 40 anni), consultano i social media quando devono prendere decisioni d’acquisto e si preoccupano di questioni ambientali, educative e di alimentazione. Aspetto interessante è il dato del 46% dei consumatori globali disposti a pagare di più per prodotti e servizi di aziende che hanno sviluppato programmi di responsabilità sociale, consumatori che Nielsen definisce appunto “socialmente consapevoli”. Fondamentale diventa invece un altro aspetto sottolineato dalla Nielsen e cioè che, quando si tratta di brand e pubblicità, i consumatori globali socialmente attenti si fidano dei consigli da parte di persone che conoscono (95%) e cercano pareri e informazioni pubblicate online da altri consumatori (76%). Sono inoltre più propensi a utilizzare i social media per prendere decisioni d’acquisto (59% rispetto al 46% sul totale degli intervistati). Queste informazioni indicano ancora una volta l’importanza di avere una buona strategia per comunicare l’impegno effettivo del brand e che i social media sono sempre più fondamentali nel marketing sociale. Per ulteriori informazioni, tutti i dettagli della ricerca sono sul sito Nielsen.
OK Go, Needing/Getting e macchine. Ovvero, una band al completo sopra una Chevy Sonic, più di 1.000 strumenti posizionati strategicamente su circa tre km di deserto poco fuori Los Angeles e un video che in due giorni ha totalizzato più di 3 milioni di visite: è il “viral” sponsorizzato da Chevrolet, la casa automobilistica che ha permesso al famoso gruppo di Chicago di spopolare in maniera alternativa, come sempre hanno fatto con la loro filosofia musicale. C’è chi critica la faccenda, come Luca Castelli de La Stampa, accusando band e brand dell’obbligo di essere virali, ma a noi non è dispiaciuto come progetto di comunicazione, soprattutto per il fatto che dietro ci sia una preparazione di quattro mesi (più quattro giorni di riprese). In realtà non si può sapere se aumenteranno le vendite di macchine o cd, ma di certo è un video davvero ben realizzato che rimarrà un ricordo per diversi anni, qualcosa che si cercherà di imitare cercando il “sorpasso azzardato“. E’ vero, il fascino del cosiddetto viral, sta soprattutto nella spontaneità e nel low budget, ma questo non significa che non si possa studiare qualcosa di impatto, se lo si desidera.
Nokia Lumia 800 è il nuovo modello dell’azienda finlandese che cerca di ritagliarsi uno spazio importante nel mercato mobile, tra i big come Apple, Samsung e le nuove frontiere degli smartphone tra Google e Windows. Per fare tutto questo la Nokia sta puntando molto sulla comunicazione e sul fattore emozionale delle proprie iniziative. A novembre è infatti partito “The Little Amazing Show“, il progetto che vede coinvole diverse capitali del Mondo, partendo dall’Europa con Berlino, Parigi, Londra, Madrid e fino ad arrivare all’India. L’idea è semplice quanto di successo: partire dalle piccole cose che ogni giorno possono dare la felicità per arrivare a coinvolgere ogni persona, ogni consumatore. Proprio per questo è stato scelto Youtube e diversi video sono stati montati per l’occasione, diversi video che a loro volta sono la summa di diverse iniziative proposte o realizzate da Nokia e condivise poi su ogni social network, spingendo soprattutto Facebook. Della campagna di comunicazione di Nokia ne avevamo parlato poco tempo fa, ma sembra che ora sia in ballo un budget veramente importante: che le aziende stiano ricominciando a investire sulla comunicazione per uscire finalmente dalla Crisi, invece che deprezzare ogni campagna a scapito della visibilità e dei profitti? Qui sotto abbiamo inserito tutti i video fino ad ora pubblicati, ne consigliamo la visione.
Fine dell’anno, tempo di bilanci e classifiche… e così funziona nel mondo della comunicazione. Il 2011 è stato l’anno di meravigliosi spot, come The Force della Volkswagen che difficilmente verrà dimenticato. Ma come questo tanti altri che forse sono passati inosservati agli occhi dei più o magari hanno trovato cassa di risonanza solo online. Di pubblicità belle, divertenti o ben realizzate ce ne sono tante, ma noi abbiamo selezionato i 10 migliori spot del 2011, inserendoli ora in modo casuale senza farne una classifica e aspettando magari qualche consiglio per arrivare a premiare il migliore dell’anno. Che ne pensate? Quale spot vi ha colpito di più? Ci siamo dimenticati qualcosa di fondamentale? Scrivetelo nei commenti!
“Boost 190: Soluzione di Massima Potenza“: questo è quanto scritto su questa misteriosa scatola che abbiamo ricevuto pochi giorni fa. Contiene un’altrettanto misteriosa provetta da 20 ml con un liquido rosso, però sul lato c’è scritto di non aprire e noi evitiamo di farlo. Anzi, c’è di più, perchè leggiamo una composizione alquanto insolita: “95% Concentrato di Potenza, 5% Soluzione salina“. Le indicazioni invece dicono che “il prodotto presuppone una elevata capacità di controllo della potenza“. E poi, ancora più piccolo, qualche avvertenza: “Non aprire, non ingerire in nessun modo ed evitare il contatto diretto con gli occhi. [...] Tenere fuori dalla portata dei bambini e da fonti di calore”. L’idea di mettere la provetta vicino a una fiamma ci accarezza, ma forse è meglio evitare.
Che cos’è? Abbiamo molti dubbi al riguardo. La prima ipotesi è quella di un profumo… ma sarebbe un po’ banale, non è vero? Anche perchè non si può aprire. Pensiamo ad altro e ci viene in mente un nuovo brand che vuole stupire, qualcosa relativo alla “potenza”, naturalmente… e speriamo non si tratti di farmaci riguardanti la virilità: il colore rosso ci indica qualcosa di diverso, per fortuna! Potenza, potenza, potenza… macchine! Sarà qualcosa per il motore? Rosso… Ferrari? Boost… accelerazione? 190… cavalli? Non lo sappiamo, ma quest’ultima ipotesi è quella che più ci solletica. Una mail ci ha avvisato che presto scopriremo tutta la verità! Nel mentre, c’è qualcuno che può aiutarci?
Siamo abituati a vedere il latte in cartone. Alcune marche di vino con il tempo hanno introdotto con successo il Tetra Pak al posto delle tradizionali bottiglie di vetro. Dietro c’è un discorso di convenienza e tutela per l’ambiente, insomma. Ma nessuno di noi aveva ancora visto l’imballaggio Ecohols, ossia whisky o ruhm in cartone. Questi nuovi “prodotti” hanno le stesse sembianze dei cartoni di latte o vino, ma all’interno ci sono i liquori che ben conosciamo. Progettato da Jorn Beyer a Düsseldorf, in Germania, il packaging Ecohols crea di fatto un nuovo immaginario di Jack Daniels, Absolut Vodka e Jägermeister. Non sappiamo se questi brand accetteranno davvero questa sfida, ma questi contenitori rendono sicuramente queste marche più eco-friendly. Ma alla fine è questione di immagine: sarà un bel passaggio comunicativo o un fallimento del marketing? E voi comprereste un cartone di whisky?