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The Social Network: primo full trailer ufficiale per il film che svela le origini di Facebook, tra inganni, donne e soldi

“Non puoi farti 500 milioni di amici senza farti un nemico”: questo è il “pay-off” de “The Social Network“ in uscita a ottobre 2010 in America. Diretto da David Fincher (Seven, Fight Club, Il curioso caso di Benjamin Button), The Social Network racconta le origini di Facebook, svelandone gli angoli bui e le relazioni tra i veri protagonisti. Mark Zuckerberg, Sean Parker ed Eduardo Saverin sono interpretati rispettivamente da Jesse Eisenberg, Justin Timberlake ed Andrew Garfield. Dopo i primi due teaser, è stato lanciato ieri sera il primo full trailer ufficiale del film. In anteprima mondiale The Social Network sarà proiettato durante l’apertura del 48esimo New York Film Festival, che si svolgerà all’Alice Tully Hall del Lincoln Center il 24 settembre.

Guida intergalattica per autostoppisti sociali – Parte 1

Rubrica “Let’s Social” per il quotidiano di comunicazione e marketing “Spot & Web

A forza di parlarne, alla fine è successo. Era inevitabile, mi dico. Non ero e ancora non sono preparato a vedere certe scene, ma lo devo accettare. In fondo, lo fanno tutti. Non so come dirlo a quella santa donna, però. Ci penso. Magari la prossima volta che la vedo accarezzerò l’argomento e poi ci girerò intorno. Mmh. No, meglio di no. Vado diritto al sodo, è una donna forte, capirà. La guarderò negli occhi e le dirò… “Mamma, tuo marito si è iscritto a Facebook”.

Dopo essere stato un’oretta con mio padre a fare da Cicerone per le galassie dell’Universo Facebook, ho riflettuto che c’è ancora molta gente – più di quella che pensiamo – che non ha nessuna base attiva su cui impostare il navigatore intersociale. Tanto vale scriverne una, vuoi mai che le generazioni future si dimentichino e vadano a cercare informazioni su Google. Sarà un viaggio lungo, allacciatevi la cintura di sicurezza e regolate i sedili in modo da darvi il massimo comfort. Le uscite di emergenza non sono disponibili: una volta entrati dentro Internet, non potrete venirne fuori, mi spiace. La Rete registra tutto e non perde informazioni, ricordatevelo sempre: è l’esempio virtuale e pratico dell’assioma di Lavoisier. “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Anche la vostra identità. Pronti? Login!

Partiamo dalla definizione di “social network”. Definizione di Wikipedia: una rete sociale (in inglese social network) consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari. Tradotto in linguaggio da strada: è un qualunque portale che vi permette di farvi gli affaracci degli altri, previa iscrizione. Potete “comunicare” stando comodamente seduti o nudi, dipende come preferite. Nota bene: essere nudi connota un uso illecito o facilmente immorale, quindi ponetevi delle domande se conoscete qualcuno che lo fa. [Trovare un parente dentro un porno amatoriale, ad esempio, è imbarazzante. Soprattutto nelle riunioni di famiglia]

I social network sono diventati le chiavette usb della nostra coscienza collettiva: ci possiamo inserire commenti, video, musiche, annotazioni, libri che leggiamo, informazioni, reclame, foto, disturbi psicosomatici, desideri, realtà parallele… ogni cosa concepita dall’uomo può essere introdotta, assimilata e discussa. Anche la vostra stessa esistenza: ho conosciuto uomini che prima di iscriversi a Facebook erano normali e dopo qualche tempo hanno rinnegato tutto e sono andati a vivere nelle montagne. “Into the Wild” di Sean Penn narra appunto la vera vicenda di un giovane scappato dalla vita social per rifugiarsi tra i boschi dove nessuno poteva mandargli “poke” o “taggarlo” in foto oscene e imbarazzanti. Purtroppo, neanche qui il ragazzo troverà la pace: dopo qualche mese di “vita selvaggia” viene infatti sbranato da un orso. Ma questa, forse, è un’altra storia.

È inevitabile e oltremodo corretto spiegare Facebook quando si parla di “social”: Facebook è il social network per eccellenza. La popolazione attiva supera i 500 milioni di persone, più dell’Unione Europea. Perché? A cosa serve? Come fa ad avere così successo? Semplice: è molto facile ritrovare persone che avevi cancellato dalla memoria o dalla rubrica del cellulare. Non è questione di utilità, ma principio di curiosità. E nell’epoca del Grande Fratello questo è il non plus ultra delle soddisfazioni.

Bisogna ammettere che Facebook non è solo questo: attraverso la piattaforma puoi scoprire in anteprima i capricci delle star, per esempio. O addirittura diventare una star, ma la regola del nudo è sempre valida, mi raccomando. O giocare a Mafia Wars, Farm Ville e tutte le migliaia di applicazioni di cui nessuno ha mai sentito il bisogno e che creano dipendenza, manco avessero grammi di nicotina installabili. E ancora: grazie a Facebook puoi anche chattare in una minuscola finestra e scommettere con gli amici su chi perde la vista per primo! Puoi pubblicare foto compromettenti, video compromettenti, stati sentimentali compromettenti. Puoi diventare fan di tutto: Gargamella, per esempio, ha circa 215 mila persone che lo seguono (che se lo conoscessero anche nel Resto del Mondo, supererebbe Britney Spears a quota 3 milioni e altro, ne sono certo). Su questo social network si sposta dunque una vita che prende i contorni digitali. Queste infatti sono solo alcune delle infinite possibilità che ti dà Facebook, creatura che incassa 800 milioni di dollari all’anno: le aziende hanno capito che investire risorse sulla piattaforma è utile al bilancio finale e quindi è nato il social media marketing, ma anche questa è un’altra storia.

Iscriversi è molto semplice: nome, cognome, e-mail, password, sesso e data di nascita. Inseriamo i nostri dati, aspettiamo una e-mail di conferma, clicchiamo il link e il gioco è fatto. Ora non resta altro che costruire il proprio profilo e stare attenti ai buchi neri della Privacy. Ma questo lo vedremo… [To be continued].

Lady Gaga meglio di Obama: ecco i nuovi social trends

Obama in ribasso, i giochi in rialzo, Lady Gaga su tutti: è questa la classifica mondiale che ha stilato in questi giorni Famecount, sito che pubblica i trends provenienti dal mondo dei social networks. Come già notato da PC World, la pagina di Facebook della popolare cantante è la prima dedicata a un personaggio vivente che supera la barriera dei dieci milioni di fan (ora quasi a 11 mila), mentre al Presidente americano mancano ancora 50 mila contatti circa per superare tale soglia. Queste sono le tendenze arrivati all’estate del 2010, tendenze che sorprendono guardando meglio la classifica: in crescita e più popolari di altre icone dei nostri tempi sono le applicazioni sviluppate per Facebook e che ora si estendono a macchia d’olio su smart phone e tablet pc. Mafia Wars e soprattutto Texas Hold’em Poker si stanno rivelando infatti i veri core business del social, realtà seguitissime dall’una con quasi 13 mila fan e dall’altra con addirittura 20 mila persone a seguito.

In Europa le cose sono un po’ diverse: al terzo posto troviamo Lily Allen, al secondo Cristiano Ronaldo e al primo i Coldplay. Anche il Vecchio Continente riserva una sorpresa, perchè alle spalle dei personaggi famosi vi è un brand: la Red Bull è infatti la marca più seguita e citata all’interno del vasto mondo dei social networks. Qualche riflessione? Detto pronto: se l’idolo delle masse è una ragazza italo-americana con la passione per la moda e fino a due anni fa sconosciuta ai più, fra qualche anno… chi ci capiterà?

Google Me: il social network di Big G è una minaccia reale per Facebook

Google sfida nuovamente Facebook, ma ora sembra che il “gancio” da ko sia pronto: “Google Me“  è il nuovo social network made in Mountain View nato per spodestare il colosso di Mark Zuckerberg dal trono dei media. L’indiscrezione, originata da un tweet – ora rimosso – del fondatore di Digg Kevin Rose, sta facendo il giro della rete e ogni giorno guadagna credibilità: proprio oggi il CoFondatore di Quora Adam D’Angelo ha detto che Google ME non sarebbe per niente un rumour. Ex-dipendente di Facebook, D’Angelo non è un uomo da prendere sotto gamba e proprio su Quora si possono leggere alcuni pensieri (SayCampusLife):

Here is what I’ve pieced together from some reliable sources:
•  This is not a rumor. This is a real project. There are a large number of people working on it. I am completely confident about this.
•  They realized that Buzz wasn’t enough and that they need to build out a full, first-class social network. They are modeling it off of Facebook.
•  Unlike previous attempts (before Buzz at least), this is a high-priority project within Google.
•  They had assumed that Facebook’s growth would slow as it grew, and that Facebook wouldn’t be able to have too much leverage over them, but then it just didn’t stop, and now they are really scared.

Una cosa è certa: qualora Google Me vedesse la luce (e ora si ipotizza anche una data intorno alla fine del 2010), sarà un vero scontro tra i due pesi massimi del Web.

The Social Network: primo trailer ufficiale

Ecco il primo trailer teaser di The Social Network, il film diretto da David Fincher (regista di Fight Club, Seven, Zodiac e Il curioso caso di Benjamin Button) che ripercorre la storia e gli angoli bui di Facebook. Il personaggio di Mark Zuckerberg è interpretato da Jesse Eisenberg, già visto nel quasi-cult Zombieland (titolo di cui è peraltro in lavorazione un sequel). Il sottotitolo recita: “Non ti fai 500 milioni di amici senza farti qualche nemico”… insomma, ce ne saranno delle belle.

The social network – trailer ufficiale

The social network: ecco il primo teaser ufficiale del film su Facebook

Dovrebbe uscire ad Ottobre, vanterà la regia di David Fincher e tratterà  la folgorante storia del social network più amato ed odiato nel mondo, attraverso le “gesta” del suo fondatore Mark Zuckerberg: questo è The Social Network, il film che racconta tutta il dietro le quinte di Facebook. Prodotto dalla Columbia Pictures, nel cast ci sono Jesse Eisenberg (nel poster) nei panni di Mark Zuckerberg, co-fondatore del sito insieme a Eduardo Saverin (Andrew Garfield) e Sean Parker (Justin Timberlake). Le riprese del film cominceranno il mese prossimo a Boston, per poi spostarsi a Los Angeles. Kevin Spacey sarà il produttore esecutivo. Ecco qui il primo poster teaser ufficiale.


Facebook: ecco il “mi piace” al quadrato. Ed esplode ancora la polemica sulla privacy.

Qualcuno che se n’è accorto c’è stato: questa mattina gli utenti di Facebook si sono infatti trovati un “mi piace” al quadrato. Il famoso e discusso pulsante “mi piace” che permette a chiunque di sottoscrivere commenti, foto, video e fan page, ora è integrato anche nei “sotto-commenti”: ciò significa che “può piacerti” il commento al post, un “mi piace” al quadrato insomma. Semplice capriccio da portinaia o nuova “simpatica” funzionalità?

Nel mentre c’è chi attacca ancora Facebook per via della privacy violata: proprio ieri un gruppo di associazioni come la Electronic Frontier Foundation ha mandato una lettera (scaricabile qui in pdf) al CEO Mark Zuckerberg in cui si chiede di dare dimostrazioni di buona volontà nel percorso intrapreso da Facebook, fornendo maggior controllo agli utenti su come e dove condividere le informazioni. Italiasw ha riassunto già le richieste in sei punti: maggior verifica nelle applicazioni, rendere l’instant personalization di default come opt-i, fornire maggior granularità nella condivisione informazioni e settaggio privacy, non salvare dati dei siti web che ospitano i plugin come il “mi piace” (per l’appunto), adottare connessioni https (come quella di Google) e fornire tool maggiormente semplici e chiari per l’upload dati e foto nel Social Network.

Dall’Internet Of Things Europe Conference a Bruxelles, oggi arriva anche un nuovo affondo da parte di Peter Hustinx, il Garante europeo della protezione dei dati. “Il social network più popolare al mondo”, ha commentato il Garante, “applica una politica contro la privacy ed è di default, il che significa che solo agli utenti più attenti è garantita. I profili di altri utenti sono accessibili a tutti a loro insaputa”. Insomma, non c’è pace per Zuckerberg.

Nella Rete si leva anche un nuovo sito: Profile Watch offre infatti un servizio gratuito a tutti che calcola il rischio di perdita dei nostri dati sensibili sul profilo Facebook. Basta copiare e incollare l’url del profilo e scoprire successivamente il risultato. A proposito, vuoi dare un occhio ai dati personali di Zuckerberg? Ecco qui.

Web (R)evolution – Il Signor Business è in ritardo, ma arriva. Spero.

Rubrica “Let’s Social” per “Spot & Web“, pubblicato il 16 giugno 2010

La scorsa settimana sono stato allo SMAU Business di Bologna, la fiera-evento che ha raccolto quasi tremila professionisti del mondo ICT, del marketing e della comunicazione. Tecnologie, percorsi dell’innovazione e seminari dove finalmente ho sentito nuove riflessioni sull’era digitale, con la speranza della ripresa economica. Il mantra di sottofondo rimane però lo stesso da due anni a questa parte: chi non si prepara ora, non ci sarà più. Prepararsi a che? A tutto: Web 2.0 che diventa Web Squared – o Web al quadrato – e in conflitto con un già definito Web 3.0, la guerrilla, il viral marketing, tutti i nuovi metodi del comunicare e tutte le implicazioni che comportano.

E dire che tutte le riflessioni del caso sono state digerite già da alcuni miei coetanei e tra i nativi digitali, come fossero semplici constatazioni e misure da adottare, vita quotidiana. Stranamente, nell’anno domini 2010, il Signor Business pare essere in ritardo.

La mia personale agenzia di media monitoring è la mia partner. Considerando il fatto che con i computer è un autentico disastro, la dimestichezza che ha con i social network ha un che di incredibile: qualunque cosa succeda a uno dei nostri amici, lei me la riporta quasi in tempo reale. Se un’amica ingrassa, se un amico cambia lavoro, se un familiare sta male, ecco, io lo so con un certo preavviso. Purtroppo c’è anche un lato negativo: una volta me la sono ritrovata con la faccia corrucciata a farmi domande sulla mia ex. Ho risposto stranito, sono anni che non la sento. “E allora perché ti scrive messaggi su Facebook?”, fu la sua lapidaria sentenza. Sapevo che accettare la sua amicizia mi avrebbe portato problemi, prima o poi.

Come sito di incontri online ho un amico che passa il 98% del tempo trascorso sui social network ad aggiungere ragazze dall’aria simpatica, meglio se con un décolleté procace, s’intende. Sono anni che ha avventure pseudo-galanti e che propone – chiamiamoli così – meeting personalizzati ad amici e conoscenti. “Questa è proprio carina e, pensa, ama il calcio e il mare”: queste le parole che ho ascoltato l’ultima volta mentre pubblicizzava una delle ultime friend requested a un nostro amico comune. In realtà potrebbe fare affari d’oro e quando lo fai presente la risposta non tarda ad arrivare: “Dopo però non è più un divertimento. E non saprei gestire i feedback negativi”.

Personalmente amo il cinema e sono un maniaco dei dvd, ne ho circa 200 e ne sono gelosissimo. Gli amici mi chiedono perché non li scarico, è così semplice e veloce, me lo chiedono tutti, tranne uno: il mio personale negozio online, fornitore ufficiale di pellicole introvabili. Qualunque cosa tu cerchi, te la fa avere nel tempo più breve e con i costi più ridotti. “Si trova tutto su Internet!”, è il suo slogan, quasi fosse un’azienda di e-commerce aggressivo. Ebay è il suo regno naturalmente, ma non disprezza le offerte di Amazon e compagnia bella. Il particolare è che vive di lavori precari e arrotonda con i guadagni sul compra-e-vendi… e il suo tenore di vita è pari a quello di un piccolo imprenditore.

Una coppia di amici sono diventati event organizer a loro insaputa: cercando di organizzare le uscite del fine settimana per un numero di persone che varia tra i 6 e le 12 persone hanno istituito un gruppo su Facebook dove programmano le serate, tra orari e proposte. Ho provato il servizio proprio l’ultimo dell’anno, quando ho deciso di affidarmi alla festa che hanno organizzato in collaborazione con un pub. Prezzo forfait, musica rock, buffet e cocktail, pure le lenticchie della mezzanotte: devo ammettere che non poteva andare meglio.

Nella mia rete di amicizie ci sono anche molti influencers che gestiscono blog personali e di fatto sortiscono l’effetto della miglior pubblicità mai creata: se per esempio una di queste persone considera male un ristorante, possiamo stare certi che questo subirà un calo di entrate. Ecco il potere del carisma e della leadership applicata ai campi digitali. Di positivo c’è che il giorno che metterò in commercio magliette con un logo orrendo impresso, avrò una buona possibilità di guadagno nel caso tenga l’appoggio giusto. Di negativo? Gli influencers   in generale non sono “comprabili”. E vengono rispettati per questo.

Insomma, sono stato allo SMAU Business di Bologna la scorsa settimana, ma non avevo mai pensato di viverne completamente uno ogni giorno della mia vita, attraverso le esperienze e le storie delle persone che mi circondano. Mi viene da chiedermi quanto tarderà ancora il Signor Business a puntare più risorse nelle virtualizzazioni e nel mondo della comunicazione digitale, quando di fatto c’è chi ha integrato questa rivoluzione tecnologica nel proprio quotidiano. E parlare ancora di rivoluzione sarebbe errato. Web Squared o Web 3.0 che sia, fatturazione elettronica, pec… sono tutte le evoluzioni che ci stanno trascinando in un presente futuribile. E del quale forse non possiamo già più farne a meno.

Una pizza gratis per ogni gol contro la Francia

During the World Cup 2010, Pizza Hut Delivery will be giving away FREE pizzas for every goal scored against France! Check out the Free Pizza tab above to find out more (terms and conditions apply). Questo il messaggio che la famosa catena di pizzeria Pizza Hut sta diffondendo in Irlanda: una pizza gratis per ogni gol subito dalla Francia. La trovata è dovuta alla famosa mano di Henry nello spareggio con l’Irlanda di Trapattoni del 18 novembre scorso e questa vendetta ha il sapore di pomodoro e mozzarella.

A diffondere la notizia ci ha pensato oggi La Gazzetta dello Sport che porta alla luce il gruppo di Facebook “Get a free pizza for every goal scored against France in the World Cup 2010”. Nato dal marketing dell’azienda statunitense, il gruppo prevede che ad ogni cliente sarà associato un codice che darà diritto a un buono pizza In palio 350 omaggi.

Ma la Francia di Domenech non ne esce bene neanche in patria: Carrefour propone infatti l’acquisto di televisori offrendo il rimborso totale se la Francia diventerà campione del mondo. Poiché nessuno lancia campagne promozionali per perdere soldi, è lecito sospettare che anche i manager credano poco nella loro nazionale.

Sorvegliati speciali: il web non (ti) dimentica

Rubrica “Let’s social” per la rivista “Spot & Web” del 24 maggio 2010

Ricordo quando ho sentito parlare per la prima volta di Internet. La cosa che mi affascinava di più era il poter parlare – o meglio, scrivere – con persone sconosciute, a qualunque orario, per qualsiasi parallelo. Mi piaceva da matti l’idea di scoprire chi c’era al di là di un tubo catodico e miliardi di input, la possibilità di esprimermi senza il timore di espormi, anche inventarmi un personaggio per una notte. Ero curioso e con molta fantasia, insomma. Con il passare del tempo, Internet è diventato abitudine. Il mio stesso atteggiamento è cambiato: frequento raramente le chat, sono più interessato alle informazioni e, soprattutto, agli angoli di confronto, senza più la paura di dire la mia con nome e cognome.

Ford diceva: “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme un successo”. Vecchia filosofia, ma mai come ora vera. Sì, perché le piattaforme “social” sono diventate oggigiorno vere e proprie fucine di idee, laboratori dove confrontarsi, trovare risposte e anche discutere aspramente. Sinceramente credo che questo sia il risultato migliore dal lancio di Arpanet nel 1969: il progresso è figlio di madre genialità e padre dialogo. Lungimirante è l’esempio di LinkedIn, la piattaforma social dove i professionisti di ogni campo inseriscono curriculum e idee: mi capita spesso di soffermarmi rispondendo a domande o cercando risposte, aggirandomi tra responsabili d’oltreoceano, manager del vecchio continente e impiegati d’Oriente.

La chiave è il dialogo, insomma. Ma, come ogni cosa, c’è sempre l’altra faccia della medaglia. Se andiamo verso un mondo “social”, dove ogni cosa viene registrata nella rete del cloud computing e da server sempre più capienti… bè, le informazioni rimangono lì: qualsiasi cosa che abbiamo detto o fatto invecchia come i miglior vini, ma senza alterarsi. Tag, articoli, foto, pensieri, tweets e così via, sono le nostre impronte digitali, difficili da cancellare, sempre più facili da incontrare. A tal proposito è uscito proprio questa settimana un rapporto della Electronic Frontier Foundation (EFF), organizzazione no profit Usa per la difesa dei diritti digitali, secondo cui le accortezze usate dagli internauti per non essere tracciati sono quasi sempre inefficaci. Stando all’indagine, il modo in cui gli utenti configurano un browser di navigazione è già di per sè una sorta di impronta digitale lasciata sul web: nell’84% dei casi l’utente usa una combinazione di impostazioni unica, che consente di tener traccia delle sue attività online” (fonte ANSA).

Insomma, che lo vogliamo o meno, “esistiamo”. Ho fatto una prova cercando tracce su mio padre, l’essere meno “social” che io conosca. Ebbene, “esiste” anche lui. Nessuno pare essere immune alla Rete che, oggi più che mai, può essere chiamata in questo modo: Internet è la “tonnara” della nuova era. La pubblicità rispecchia la società e proprio pochi giorni fa Mister Nikesh Arora, responsabile vendite di Google, ha annunciato che entro il 2015 metà dell’advertising globale sarà online (fonte The Daily Telegraph).

Che sia chiaro: non sono garante della privacy né oracolo 2.0, ma semplicemente un osservatore. Al contrario di molta gente che ho avuto la sfortuna di conoscere, non ho nessun problema a dire o scrivere ciò che penso, alzo le mani e mi faccio “indicizzare” senza problemi. Sorrido di fronte l’impatto che hanno avuto queste tecnologie nella società fluida nella quale viviamo (Bauman docet). E rido davanti all’ennesime trovata/provocazione verso Facebook: proprio in questi giorni ha aperto Openbook, un vero e proprio “cerca segreti” ideato da tre ingegneri di San Francisco per dimostrare le carenze nel controllo dei contenuti da parte di Zuckerberg e compagnia. A quanto pare basta digitare alcune parole e il sito rivela il relativo status update. Scritto usando le API pubbliche e documentate di Facebook, Openbook dà a tutti su Internet la possibilità di cercare gli aggiornamenti di status che non sono protetti. “Odio il mio capo”, “in cerca di”, ma anche “Berlusconi”/“Bersani”/“Megan Fox”… sono tutte parole chiave che ci apriranno i pensieri di sconosciuti e amici.

E insomma, ricordo quando ho sentito parlare per la prima volta di Internet. La cosa che mi affascinava di più era il poter parlare – o meglio, scrivere – con persone sconosciute, a qualunque orario, per qualsiasi parallelo. Con il passare del tempo, il web è diventato abitudine. Il mio stesso atteggiamento è cambiato, più attento alle informazioni e ai confronti. Ma in tutto questo non ho immaginato il punto dove siamo arrivati.

In questo momento, proprio ora, Internet sta parlando di noi.

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