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Name Vs. Nickname: viaggio tra l’Essere e l’apparire nell’era di Facebook e Google

Rubrica “Let’s Social” di Matteo Bianconi per Spot & Web, quotidiano della comunicazione a cura di Mario Modica Editore

Era il 1997, all’epoca avevo 17 anni circa: dopo una strenue lotta, convinsi i miei genitori a fare l’abbonamento a Internet. Mi ricordo quanto per me fosse emozionante quel frastuono proveniente dal mio modem 56k prima della connessione. Anche un po’ rassicurante. Mi piaceva proprio, era una sorta di campanello di un Mondo dalle mille possibilità, “sono io, apri”, a memoria conoscevo le note della distorsione acustica prodotta dal magico marchingegno. E ricordo il mio primo contatto: “scegli il tuo nickname”.

Ecco, a me sembrava una cosa meravigliosa, inventare un soprannome. Non tanto per l’anonimato, quanto per la possibilità di nominarsi con qualcosa di tuo. Perdonatemi, ma famiglia e nome sono le uniche cose che non puoi scegliere nella tua vita: le puoi ripudiare, forse, ma di certo ci nasci e il più delle volte ci muori. Internet rappresentava la libertà da ogni tipo di coinvolgimento, opinione, parentela. Calato fin dal principio nella blogosfera e nelle chat, ero diventato Mad e dopo varie peregrinazioni, sono finito Madlost, di cui c’è ancora traccia nel ranking di Google.

Negli anni ho approfondito la questione, prima da semplice utente, poi come consumatore e infine come studio su campo nell’ambito della sociologia. Il fatto è che Internet può passare da liberatore a padrone in men che non si dica. Il dualismo identità/personalità è entrato “in commercio” con il web, dando la possibilità a chiunque di mascherarsi, re-inventarsi, creare ex novo un personaggio che a lungo andare può diventare qualcosa di più. Meglio fare due passi indietro e spiegarmi.

Sherry Turkle, sociologa e docente del Mit ribattezzata “il Sigmund Freud del cybermondo”, definisce ciò che potremmo chiamare personalità virtuale come “il sé frammentato che emerge dal rapporto vissuto all’interno della rete”. La ricercatrice vede nel web l’opportunità di entrare in contatto con i lati diversi della nostra personalità. Zygmunt Bauman invece usa la sua lucida ironia: “Oggi le identità si indossano come magliette, si possono sostituire quando non servono più”. È questo infatti un confine sottile che trasporta la voglia di apparire in vero e proprio essere. E può diventare “un grappolo di problemi piuttosto che una questione unica”.

Il confine tra opportunità e abuso dello strumento, come spesso accade per la Rete, è davvero sottile. Sono andato dunque alla ricerca di persone che convivono sul confine tra reale e virtuale, vuoi per lavoro che per passione. Il primo è stato Rudy Bandiera, che ho intervistato da poco per la sua #lovvotica e i tweet awards, i premi del mondo Twitter. Nome o nick? “Mettendo il nome reale”, ha raccontato Rudy, “si è maggiormente esposti e paradossalmente meno liberi, nel senso che non sempre possiamo scrivere quello che vogliamo e dove vogliamo: se sono in un forum di destra e dico qualcosa di sinistra con il mio nome, è prevedibile che tutti quelli che mi leggono non saranno mai miei clienti. Di contro si aumenta la propria reputazione, elevando il proprio nome e la propria immagine a brand aziendale: poco importa se si parla di ciccioli o di Internet, quello che conta è essere credibili”.

Come per Rudy, così ho interpellato Jovanz74 (aka Giovanni Scrofani), fondatore di #Gilda35, la “corporazione fantasma” a favore del libero web. “Il nome reale esprime l’identità, ciò che siamo per il gruppo sociale cui “apparteniamo”, è l’ortodossia alla propria famiglia, al proprio lavoro, al proprio credo politico o religioso”, ha spiegato. Al contrario, “il nickname è l’eterodossia da se stessi, è la possibilità di stancarsi di essere soltanto questo piccolo ego limitato. È espressione delle libertà contenute nella personalità (intesa come nel latino “persona” = maschera), tanto ampie da ammettere la contraddizione e la liberazione da se stessi”.

Insopportabile, che ha vinto il premio come miglior tweeter 2010, esplicita e quasi rivendica questa libertà di essere e apparire allo stesso tempo. “Inizio dalla fine: Internet è fatto di persone, ed è per questo che mi piace. Amo esprimere me stesso, e lo faccio nella vita di tutti i giorni, nel mio bar, con mia moglie, al lavoro, in strada. Internet è il mio strumento, la mia protesi in lettere, dove poter esprimere concetti deumidificati dalla patina fradicia della vita. Perchè, però, non con la mia faccia? Perchè viviamo in un mondo drogato dall’apparenza, dove le persone vengono giudicate per la doratura superficiale, senza mai poter affondare il coltello nella carne della loro anima. Mi piace poter pensare al mio interlocutore per l’immagine che io mi faccio di lui, solo in base alle sue parole. Sono queste parole che mi nutrono, che istigano in me concetti repressi nella quotidianità, che esplodono in tweet blue. Ho amato tanto, nella mia infanzia, i personaggi di fantasia, e creavo mondi abitati da personaggi meravigliosi, in luoghi esotici e fantastici. Oggi questi personaggi sono followers, che scatenano la mia fantasia di bambino. Non interessa chi c’è dietro un avatar, ma quello che la mia anima ci legge dentro. Così come per le persone nella vita carnale, per capire un tweeter c’è bisogno di conoscere, parlare, discutere e il nostro involucro è un impiccio, quasi sempre. La vita digitale non è vita artefatta, di gente che propone una vita fantasiosa e inventata: la timeline propone il vero reality della vita, gente che mette se stessa, anche se non ci mette la faccia. Amori, sapori, cazzeggiatori, poeti, musicisti e dementi ed attori: c’è un universo di gente che ti mette il cuore in mano, anche se non sanno chi sei. Forse proprio per quello. E scopri che l’uomo è capace di elevarsi vicino a Dio o a guardarsi nelle mutande del suo io. Ma scopri l’anima, pulsante, vivida, reale. L’anima reale del mondo digitale. Ma (ed esiste sempre un ma) essere anonimo non mi permette di condividere le gioie di un caffè con un tweeter, o di gioire per un riconoscimento, che sia un RT o un premio. La mia paura è scoprire, nel momento in cui conoscerete il mio volto, la mia vita normale, di uomo normale, che dice cose normali, che l’incantesimo si rompa per sempre. E’ dura, durissima, a volte, ma il gioco vale la candela, secondo me. Essere un occhio blu è quello che voglio, adesso. Perchè in un mondo duro e votato al successo e al danaro, il mondo di fantasia va preservato. La mia favola deve continuare. La mia favola blu”.

C’è chi invece non può fare diversamente, come Laura Antonini, famosa speaker di Radio Deejay seguita molto anche sui social network: “A causa dell’esposizione mediatica dovuta al mio lavoro, sono abituata a mostrarmi in voce e questa abitudine ha sempre fatto sì che in rete io non mi nascondessi dietro un nick, ma che usassi il mio nome e cognome. Oggi la radio non è più un nascondiglio per la propria immagine. Siti web e blog, insieme alle webcam che spiano costantemente ogni movimento nei nostri studi durante le dirette, hanno abbattuto quell’aura di “mistero” che ammantava di fascino la mia figura professionale. La Laura di Twitter è la vera Laura, senza trucco e senza inganno… come quella della radio, o forse di più”. Leggi il resto di questo articolo »

Facebook & Skype: partnership in arrivo

La notizia rinbalza dal Wall Street Journal a Il Sole 24 ore: pare che Facebook e Skype siano al tavolo delle trattative per discutere alcune forme di partnership. Secondo una fonte vicina ai colloqui in corso, ci sarebbe una grande intesa tra il re dei social network e l’operatore telefonico via web di punta.  La collaborazione, che potrebbe essere annunciata nelle prossime settimane, darà la possibilità agli utenti di Facebook di accedere a Skype direttamente tramite il loro account e di utilizzare i servizi Skype di messaggeria, voce e video per mettersi in contatto con gli altri utenti della piattaforma.

A quanto sembra, queste nuove funzioni saranno integrate nella prossima versione 5.0 di Skype, che sarà rilasciata nell’arco di poche settimane. Se le indiscrezioni sono esatte, questa partnership si inserisce nella guerra silenziosa tra Facebook e Google: quest’ultima infatti ha attivato Google Voice da poco per poter affrontare il pericoloso ribaltone di vedersi sottrarre gli utenti da un social. Ma di silenzio, in realtà, ce n’è davvero poco.

La ricreazione è finita

Tornati dalle ferie, ecco cos’è successo in questa estate targata 2010: Internet trends, elettronica & high tech, Social Media Marketing e altro ancora. Dalla rubrica “Let’s Social” del quotidiano sulla comunicazione “Spot & Web“.

A fine luglio ci siamo detti arrivederci, abbiamo fatto le valigie e siamo partiti a volta di mare o montagna: finalmente le ferie, questa benedizione formato spazio-temporale! Sinceramente ho brindato mentalmente allo scoccare dell’ora X, spento il computer e lasciato l’iPhone vibrare tra telefonate, messaggi e cinguettii per diverso tempo. Indipendentemente da quello che si fa, bisogna saper staccare la spina… e non solo fisicamente. Il punto è che il Mondo – e ancora di più, il Web – la spina non la stacca mai: quante cose sono accadute! Meglio di qualsiasi telenovela!

Dopo colossal e saghe fantastiche degli anni 2000 quali Matrix, Il Signore degli Anelli, Harry – onnipresente – Potter, il cinema si sta dando a Internet. Non è una novità che entro la fine dell’anno uscirà “The Social Network”, thriller firmato da David Fincher (Seven, Fight Club, Zodiac) e basato sulle vicissitudini dei due fondatori di Facebook, Mark Zuckerberg e Eduardo Saverin: le notizie erano trapelate già a inizio anno e le ultime riguardano il fastidio del top management di Facebook alla proiezione dell’anteprima… cosa fondamentalmente inevitabile essendoci di mezzo soldi, tradimenti e donne.

Pochissime invece le indiscrezioni riguardo una nuova pellicola che vedrà la luce nel 2011: oggetto di attenzione saranno infatti le vite di Sergey Brin e Larry Page, i due fondatori di Google. Pare infatti che i diritti del libro di Ken Auletta intitolato “Googled: The End of the World As We Know It” siano stati acquistati dai produttori John Morris e Michael London.

Rimanendo in tema, è andato a buon fine invece l’esperimento planetario di Kevin Mac Donald e Ridley Scott: i due registi hanno invitato la community mondiale di YouTube a raccontare un frammento della propria vita “riassunta” nella giornata di sabato 24 luglio 2010. L’obiettivo? Creare il primo lungometraggio girato direttamente dagli utenti e presentarlo al Sundance Film Festival 2011. “Life in a Day” – così si chiama il progetto – è visibile su www.youtube.com/lifeinaday e i dati parlano chiaro: i video caricati sono circa 80 mila, provenienti da 197 paesi in 45 lingue. Gli italiani non se la sono cavata male, pubblicando circa 2300 video e classificando l’Italia al terzo Paese in Europa per adesioni, sesto a livello globale.

Pare così che il Web sia sempre più una presenza forte e viva nelle case degli italiani e i dati Audiweb relativi al mese di luglio parlano chiaro: 23,835 milioni gli italiani connessi, con una media giornaliera di 10,8 milioni di utenti (6 milioni gli uomini e 4,8 milioni le donne), una durata media del collegamento di 1 ora e 28 minuti e 166 pagine viste a testa. Tradotto c’è una crescita del 9,8% rispetto ai periodi antecedenti.

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“The Social Network”: anteprima con polemica

The Social Network, il film di David Fincher che narra le vicende che hanno portato alla nascita di Facebook, sarà presentato il prossimo mese al New York Film Festival. Sembra però che il film, anche se non ancora uscito nelle sale, abbia già alcuni detrattori nelle sfere alte della dirigenza di Facebook. A darne notizia è oggi BitCity: a quanto pare il vicepresidente delle comunicazioni Elliot Schrage e Sheryl Sandberg, chief operating officer, hanno potuto vedere in anteprima la pellicola e il loro responso è stato negativo, etichettando le vicende viste come pura fantasia. Esito abbastanza ovvio, visto che già dal trailer il film appare polemico e accattivante.
Già in un primo tempo lo stesso Zuckerberg, intervistato in proposito, dichiarò che sia il film che il libro da cui la pellicola è stata tratta, Accidental Billionaires, non corrispondono per nulla alla realtà. Queste le parole di Zuckerberg: “Sia chiaro che si tratta di finzione. Tutte le recensioni di quel libro, da persone che lo conoscono, dicono che è finzione. Il film è basato sul libro. Non so quanto altro ci sia da dire a proposito“.
The Social Network ha come fonte principale per la sua sceneggiatura il libro di Ben Mezrich, scritto  basandosi principalmente sulle interviste a Eduardo Saverin, co-fondatore di Facebook ed ex amico di Zuckerberg. Il film arriverà nelle sale cinematografiche statunitensi il primo di ottobre.

Guida intergalattica per autostoppisti sociali – Parte 2

Dalla rubrica “Let’s Social“, per il quotidiano della comunicazione “Spot & Web

Il viaggio è iniziato due settimane fa. Nel frattempo, mio padre ha salutato i suoi amici virtuali e se ne è andato in vacanza reale, noi continuiamo a lavorare aspettando le agognate ferie e Facebook ha oltrepassato ufficialmente la soglia dei 500 milioni di iscritti. Tanto per intenderci, significa che 1 persona su 13 nel Mondo ha segnato il login sul più popolare dei social network.

Facebook è stato fondato nel 2004: di questo passo è facile pensare che entro 6 anni 1 persona su 6 sarà collegata alla piattaforma. E che magari svilupperanno un’applicazione che funzionerà come autorisponditore per i morti. Macabro? Forse sì, ma ricordiamoci che Facebook ragiona per algoritmi: sono queste meccaniche matematiche che permettono di incrociare gusti, hobby, passioni e via dicendo. Così, quando qualcuno viene a mancare, tocca a un familiare aggiornare o cancellare il profilo. E se questo non accade? Il social network ti consiglia di rimetterti in contatto con un vecchio amico di famiglia che ha suonato al tuo matrimonio e che è morto due mesi prima. È la storia raccontata dal New York Times e capitata a Courtney Puvin, una donna di 36 anni del Texas… ma che può benissimo succedere a tutti. Sempre il quotidiano americano ha calcolato che il rapporto tra utenti e impiegati del sito è di 1 a 350 mila: impossibile a controllare la veridicità dei certificati di morte in tempi ragionevoli.

Ma siamo partiti subito dalla fine, meglio tornare indietro e fare una rapida carrellata di tutti quei termini che sono ormai entrati nel lessico da strada per un uso abituale di Facebook.

  • Login: etimologicamente viene dal greco “loc entha” e significa “vai avanti tu che mi scappa da ridere”. Il login significa immettere nome utente (coincidente con la e-mail) e password per avere accesso ai servizi della piattaforma
  • Tag: al contrario di ciò che si pensa, non è la femmina del blog, ma solo un’espressione che sottintende l’etichettatura di amici, parenti e cose su foto caricate e pubblicate. È un’opzione molto pericolosa: si narra che un soldato abbia taggato “armi di distruzione di massa” sulla mappa dell’Iraq per fare uno scherzo e poi sappiamo tutti come è andata…
  • Poke: ancora oggi non si capisce a cosa serva il tasto “manda un poke/rispondi al poke”. Secondo alcune indiscrezioni Mark Zuckerberg ha inserito il poke per scommessa. Era ubriaco e doveva decidere se regalare casa ai boyscout o inserire qualcosa di altamente inutile nel suo social network. Nell’era della comunicazione può essere l’equivalente di uno squillo con il cellulare.
  • Applicazioni: nei circoli parigini di estrazione medio-alta vengono rinominate “app”, ossia programmi eseguibili – come giochi e quiz – che possono essere integrati con il profilo. Secondo alcune analisi, certe “app” provocano assuefazione e dipendenza (guarda MafiaWars o FarmVille).
  • Fan Page: altresì dette pagine “mi piace”. Servono a indicare quanto sei “addicted” a persone, cose e animali, viventi o mai esistite. Alcune teorie cospirazioniste affermano che siano pagine legate strettamente al mercato, in modo che un operatore marketing possa chiamarti ripetutamente proponendoti vantaggiosissimi affari.

Una volta entrati su Facebook si inseriscono tutte le informazioni possibili e inimmaginabili. Possiamo dire che lavoro facciamo, i nostri hobby, le nostre passioni, cosa leggiamo, quali serie televisive guardiamo, quante volte andiamo in bagno. La nostra reputazione sociale parte da qui: proprio per questo motivo è d’obbligo configurare le “impostazioni sulla privacy”. Non è difficile rendere privato il profilo, ma pochi sanno che molte impostazioni delle applicazioni sono automatiche: ciò significa che dovremo andare direttamente sulla pianificazioni delle app e settare i parametri giusti. Al contrario c’è la possibilità che il vostro capo riceva l’invito a unirsi alla vostra famiglia criminale su MafiaWars. E non sono bei momenti.

Il confine tra pubblico e privato è diventato sottile nel corso degli anni, così sottile che ormai sembra normale e ben accetto che una coppia si lasci attraverso il social network. Come per tutte le altre informazioni è infatti possibile inserire lo status sentimentale – tra cui relazione aperta, se non siete sicuri – e rendere partecipe il mondo dei tuoi alti, bassi e definitivi. Il primo a lanciare la “moda” è stato Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, che lasciò la sua ragazza proprio sulle pagine dell’enciclopedia online modificando la propria biografia da fidanzato a single. Lei l’ha presa benissimo: appena appresa la notizia ha messo all’asta su eBay alcuni indumenti di Wales. In Italia ci sono circa 17 milioni di utenti iscritti a Facebook: arrotondando e pensando alla fetta di popolazione palpabile e attiva (mettiamo tra i 18 e i 44 anni), possiamo pensare che una persona su due nel Bel Paese condivide pensieri e vita sul social network. Insomma, se non sei te, è il partner.

Amore, vita, morte: Facebook potrebbe benissimo essere l’opera postuma di Shakespeare, rivisitata in chiave pulp e virtuale. Abbiamo inganni, tradimenti, dichiarazioni, rapimenti (di profili), seduzioni, giochi, fantasie, soldi, desideri… Ah, a proposito, Shakespeare non va molto bene: William ha circa 200 mila fan. Purtroppo ai giorni nostri i dati sono molto indicativi: Lady Gaga, per esempio, ne ha quasi 14 milioni di fan.

A volte ho come la sensazione che ci sia qualcosa che non funzioni.

E purtroppo no, non è il “mi piace” di Facebook.

[To be continued…]

Al mondo 1 persona su 13 utilizza Facebook. E ora a parlare è Randi Zuckerberg

La notizia l’ha data mercoledì Mark Zuckerberg in persona: Facebook ha raggiunto e superato la quota di 500 milioni di utenti. Ciò significa che 1 persona su 13 utilizza il social network in blu, ora il più famoso del mondo. Zuckerberg si è augurato di tagliare presto il traguardo dei 750 milioni, ma l’ambizione massima rimane una sola: arrivare ad abbracciare un miliardo tondo di amici. Intanto a parlare è anche la sorella del CEO di Facebook, Randi Zuckerberg, a capo del consumer marketing  dell’azienda: “Recentemente abbiamo rilasciato alcune statistiche interessanti riguardanti India e Brasile, dove gli utenti sono saliti rispettivamente a 12 e 6 milioni”. La cosa interessante è che neanche due anni fa le utenze non raggiungevano il milione…

The Social Network: primo full trailer ufficiale per il film che svela le origini di Facebook, tra inganni, donne e soldi

“Non puoi farti 500 milioni di amici senza farti un nemico”: questo è il “pay-off” de “The Social Network“ in uscita a ottobre 2010 in America. Diretto da David Fincher (Seven, Fight Club, Il curioso caso di Benjamin Button), The Social Network racconta le origini di Facebook, svelandone gli angoli bui e le relazioni tra i veri protagonisti. Mark Zuckerberg, Sean Parker ed Eduardo Saverin sono interpretati rispettivamente da Jesse Eisenberg, Justin Timberlake ed Andrew Garfield. Dopo i primi due teaser, è stato lanciato ieri sera il primo full trailer ufficiale del film. In anteprima mondiale The Social Network sarà proiettato durante l’apertura del 48esimo New York Film Festival, che si svolgerà all’Alice Tully Hall del Lincoln Center il 24 settembre.

Guida intergalattica per autostoppisti sociali – Parte 1

Rubrica “Let’s Social” per il quotidiano di comunicazione e marketing “Spot & Web

A forza di parlarne, alla fine è successo. Era inevitabile, mi dico. Non ero e ancora non sono preparato a vedere certe scene, ma lo devo accettare. In fondo, lo fanno tutti. Non so come dirlo a quella santa donna, però. Ci penso. Magari la prossima volta che la vedo accarezzerò l’argomento e poi ci girerò intorno. Mmh. No, meglio di no. Vado diritto al sodo, è una donna forte, capirà. La guarderò negli occhi e le dirò… “Mamma, tuo marito si è iscritto a Facebook”.

Dopo essere stato un’oretta con mio padre a fare da Cicerone per le galassie dell’Universo Facebook, ho riflettuto che c’è ancora molta gente – più di quella che pensiamo – che non ha nessuna base attiva su cui impostare il navigatore intersociale. Tanto vale scriverne una, vuoi mai che le generazioni future si dimentichino e vadano a cercare informazioni su Google. Sarà un viaggio lungo, allacciatevi la cintura di sicurezza e regolate i sedili in modo da darvi il massimo comfort. Le uscite di emergenza non sono disponibili: una volta entrati dentro Internet, non potrete venirne fuori, mi spiace. La Rete registra tutto e non perde informazioni, ricordatevelo sempre: è l’esempio virtuale e pratico dell’assioma di Lavoisier. “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Anche la vostra identità. Pronti? Login!

Partiamo dalla definizione di “social network”. Definizione di Wikipedia: una rete sociale (in inglese social network) consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari. Tradotto in linguaggio da strada: è un qualunque portale che vi permette di farvi gli affaracci degli altri, previa iscrizione. Potete “comunicare” stando comodamente seduti o nudi, dipende come preferite. Nota bene: essere nudi connota un uso illecito o facilmente immorale, quindi ponetevi delle domande se conoscete qualcuno che lo fa. [Trovare un parente dentro un porno amatoriale, ad esempio, è imbarazzante. Soprattutto nelle riunioni di famiglia]

I social network sono diventati le chiavette usb della nostra coscienza collettiva: ci possiamo inserire commenti, video, musiche, annotazioni, libri che leggiamo, informazioni, reclame, foto, disturbi psicosomatici, desideri, realtà parallele… ogni cosa concepita dall’uomo può essere introdotta, assimilata e discussa. Anche la vostra stessa esistenza: ho conosciuto uomini che prima di iscriversi a Facebook erano normali e dopo qualche tempo hanno rinnegato tutto e sono andati a vivere nelle montagne. “Into the Wild” di Sean Penn narra appunto la vera vicenda di un giovane scappato dalla vita social per rifugiarsi tra i boschi dove nessuno poteva mandargli “poke” o “taggarlo” in foto oscene e imbarazzanti. Purtroppo, neanche qui il ragazzo troverà la pace: dopo qualche mese di “vita selvaggia” viene infatti sbranato da un orso. Ma questa, forse, è un’altra storia.

È inevitabile e oltremodo corretto spiegare Facebook quando si parla di “social”: Facebook è il social network per eccellenza. La popolazione attiva supera i 500 milioni di persone, più dell’Unione Europea. Perché? A cosa serve? Come fa ad avere così successo? Semplice: è molto facile ritrovare persone che avevi cancellato dalla memoria o dalla rubrica del cellulare. Non è questione di utilità, ma principio di curiosità. E nell’epoca del Grande Fratello questo è il non plus ultra delle soddisfazioni.

Bisogna ammettere che Facebook non è solo questo: attraverso la piattaforma puoi scoprire in anteprima i capricci delle star, per esempio. O addirittura diventare una star, ma la regola del nudo è sempre valida, mi raccomando. O giocare a Mafia Wars, Farm Ville e tutte le migliaia di applicazioni di cui nessuno ha mai sentito il bisogno e che creano dipendenza, manco avessero grammi di nicotina installabili. E ancora: grazie a Facebook puoi anche chattare in una minuscola finestra e scommettere con gli amici su chi perde la vista per primo! Puoi pubblicare foto compromettenti, video compromettenti, stati sentimentali compromettenti. Puoi diventare fan di tutto: Gargamella, per esempio, ha circa 215 mila persone che lo seguono (che se lo conoscessero anche nel Resto del Mondo, supererebbe Britney Spears a quota 3 milioni e altro, ne sono certo). Su questo social network si sposta dunque una vita che prende i contorni digitali. Queste infatti sono solo alcune delle infinite possibilità che ti dà Facebook, creatura che incassa 800 milioni di dollari all’anno: le aziende hanno capito che investire risorse sulla piattaforma è utile al bilancio finale e quindi è nato il social media marketing, ma anche questa è un’altra storia.

Iscriversi è molto semplice: nome, cognome, e-mail, password, sesso e data di nascita. Inseriamo i nostri dati, aspettiamo una e-mail di conferma, clicchiamo il link e il gioco è fatto. Ora non resta altro che costruire il proprio profilo e stare attenti ai buchi neri della Privacy. Ma questo lo vedremo… [To be continued].

Lady Gaga meglio di Obama: ecco i nuovi social trends

Obama in ribasso, i giochi in rialzo, Lady Gaga su tutti: è questa la classifica mondiale che ha stilato in questi giorni Famecount, sito che pubblica i trends provenienti dal mondo dei social networks. Come già notato da PC World, la pagina di Facebook della popolare cantante è la prima dedicata a un personaggio vivente che supera la barriera dei dieci milioni di fan (ora quasi a 11 mila), mentre al Presidente americano mancano ancora 50 mila contatti circa per superare tale soglia. Queste sono le tendenze arrivati all’estate del 2010, tendenze che sorprendono guardando meglio la classifica: in crescita e più popolari di altre icone dei nostri tempi sono le applicazioni sviluppate per Facebook e che ora si estendono a macchia d’olio su smart phone e tablet pc. Mafia Wars e soprattutto Texas Hold’em Poker si stanno rivelando infatti i veri core business del social, realtà seguitissime dall’una con quasi 13 mila fan e dall’altra con addirittura 20 mila persone a seguito.

In Europa le cose sono un po’ diverse: al terzo posto troviamo Lily Allen, al secondo Cristiano Ronaldo e al primo i Coldplay. Anche il Vecchio Continente riserva una sorpresa, perchè alle spalle dei personaggi famosi vi è un brand: la Red Bull è infatti la marca più seguita e citata all’interno del vasto mondo dei social networks. Qualche riflessione? Detto pronto: se l’idolo delle masse è una ragazza italo-americana con la passione per la moda e fino a due anni fa sconosciuta ai più, fra qualche anno… chi ci capiterà?

Google Me: il social network di Big G è una minaccia reale per Facebook

Google sfida nuovamente Facebook, ma ora sembra che il “gancio” da ko sia pronto: “Google Me“  è il nuovo social network made in Mountain View nato per spodestare il colosso di Mark Zuckerberg dal trono dei media. L’indiscrezione, originata da un tweet – ora rimosso – del fondatore di Digg Kevin Rose, sta facendo il giro della rete e ogni giorno guadagna credibilità: proprio oggi il CoFondatore di Quora Adam D’Angelo ha detto che Google ME non sarebbe per niente un rumour. Ex-dipendente di Facebook, D’Angelo non è un uomo da prendere sotto gamba e proprio su Quora si possono leggere alcuni pensieri (SayCampusLife):

Here is what I’ve pieced together from some reliable sources:
•  This is not a rumor. This is a real project. There are a large number of people working on it. I am completely confident about this.
•  They realized that Buzz wasn’t enough and that they need to build out a full, first-class social network. They are modeling it off of Facebook.
•  Unlike previous attempts (before Buzz at least), this is a high-priority project within Google.
•  They had assumed that Facebook’s growth would slow as it grew, and that Facebook wouldn’t be able to have too much leverage over them, but then it just didn’t stop, and now they are really scared.

Una cosa è certa: qualora Google Me vedesse la luce (e ora si ipotizza anche una data intorno alla fine del 2010), sarà un vero scontro tra i due pesi massimi del Web.

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