Da quando Google ha deciso di scendere sul campo di battaglia di Facebook per il dominio dei social network, sembra che non si parli di altro. Google+ ha raggiunto i 20 milioni di utenti a tempo record, mentre Facebook comincia la guerra contro l’anonimato (parola della sorella/manager di Zuck, Randy Zuckerberg) e ogni giorno c’è qualche portale o rivista che rivela curiosità , applicazioni o analisi. E in questa panoramica fatta di giornalisti, ingegneri e utenti, spunta la prima GoogleGirl: si chiama Stefanie Glyn Crane ed è attrice, vlogger e – a quanto pare – fan di Google. Come per la famosa campagna online di Obama, dove ObamaGirl ha avuto gli onori della cronaca sia sul web che sulla tv, oggi la storia si ripete. L’ultimo video di GoogleGirl è di ieri e presenta Google+ Vs Facebook in ottica ironica. Ora non c’è che aspettare la risposta del social in blu…
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What do you love: Google lancia un nuovo tipo di ricerca
Google ha lanciato un nuovo servizio: wdyl.com, ossia “What Do You Love“. Attraverso questa piattaforma l’utente può cercare qualsiasi cosa e avere sott’occhio in una sola pagina ogni risultato proveniente da tutte le risorse e applicazioni di Big G. Può essere visto come il riassunto di anni e anni di ricerca e pratica da parte di Google, grazie a tutti i prodotti, servizi, portali e funzionalità che gli ingegneri di Mountain View hanno reso disponibili in Rete. Abbiamo a disposizione delle “vetrine” telematiche che ben catalogano le search di Gmail, Picasa, Libri, Immagini, Gruppi, Trends e via andare. Ok, può essere vista come una promozione di Google stesso, ma possiamo anche pensarlo come strumento aggiuntivo di Google stesso, anche se non è ben chiaro l’algoritmo che si cela dietro. Sarebbe bello avere il punto di vista di utenti e professionisti (SMM, SEO, programmatori, ecc…)… To be continued? Leggi il resto di questo articolo »
Il Wyoming è il primo Stato totalmente Google based. E il futuro?
Google si comprerà dei territori, chiamerà un paese Google City e diventerà un nuovo Stato americano. Fanta-politica? Sì, ma c’è sempre un po’ di verità . Il Wyoming è infatti il primo Stato a utilizzare una suite di strumenti di cloud computing di Google per il suo intero ramo esecutivo. Il governatore Matt Mead ieri ha incontrato il Presidente di Google Enterprise, David Girouard, per l’ultima stretta di mano: il Wyoming ha spostato tutti i 10.000 dipendenti statali e i servizi della burocrazia su Google Apps. In questo modo il Wyoming dovrebbe salvare circa 1 milione di dollari l’anno, mentre il sistema di cloud computing permetterà di preservare dati e applicazioni su server remoti sicuri gestiti da Google. Insomma, sembra una favola tecnologica a lieto fine. E mentre il Wyoming è il primo Stato ad andare ufficialmente su Google, la Associated Press riferisce che diverse città , tra cui Los Angeles, hanno iniziato a utilizzare le Google Apps for Government negli ultimi due anni, con l’obiettivo di entrare presto in questa Rete.
Ok, tutti felici, hanno fatto un bel video e tutti si sono dati pacche sulla spalle, come veri americani. Ma nessuno ha pensato di aver dato le chiavi di uno Stato a un’azienda privata? Certo, chiunque sia registrato su Google (e si parla di una cifra attorno al miliardo) ha lasciato i propri dati sensibili, ma il punto è che l’abbia fatto proprio uno Stato. Dati come ipoteche, sondaggi, catasto, misure, demografia sono di fatto nell’archivio di Google. Non vogliamo essere maligni o dubitare della professionalità di un’azienda che ha fatto la storia di Internet… ma a nessuno è venuto un brivido? Davvero? Benvenuti su Google. Popolazione stimata: 6 miliardi di persone… Leggi il resto di questo articolo »
“Io sul Web”: il nuovo tool di Google per gestire la nostra reputazione online
Io sul Web: quante volte avete cercato il vostro nome su Internet? E’ questione di narcisismo, curiosità … ma anche di personal branding: la reputazione online è sempre più importante e gestire le proprie informazioni tra i social network e i siti diventa fondamentale. Google ha così rilasciato un nuovo tool per facilitare il monitoraggio della nostra identità sul web e per fornire un facile accesso a risorse che permettono di controllare quali informazioni sono online. Questo strumento si chiama “Io sul Web” e si presenta come una parte della Dashboard di Google, proprio sotto i dettagli dell’account. Attraverso Google Alert sarà possibile infatti impostare le notifiche per le menzioni del nome o indirizzo e-mail sui siti, mentre il tool fornirà anche i link di risorse su come controllare la nostra reputation. Attraverso il nostro account di Google possiamo così gestire i profili che vogliamo pubblici, mentre potremo tenere d’occhio le informazioni su di noi in ogni momento. Un valido strumento dunque per curiosare, certo, ma soprattutto per mantenersi aggiornati su quello che circola in Rete regolando la nostra privacy e visibilità .
L’Iran vuole sostituire il Web con una Rete interna. E addio Windows & Google.
Parlare di comunicazione significa informare anche quando viene a mancare: questo può essere in effetti il prossimo passo dell’Iran, la Nazione del Medio Oriente guidata dal conservatore Ahmadinejad. Le informazioni arrivano direttamente dal Wall Street Journal: pare infatti che il Governo Iraniano stia preparando una nuova forma di censura, una sorta di Internet nazionale che potrebbe scollegare definitivamente lo cyberspazio del Paese dal resto del mondo. Da parte dell’Establishment questo sarebbe il miglior modo per porre fine alla lotta per il controllo di Internet, sia all’interno che all’esterno del paese, senza contare che l’Iran è già tra le nazioni con i mezzi più sofisticati nella censura online. A beffare la popolazione sarà anche la promozione di questo intervento sulla Rete: agli abitanti sarà fatto vedere come una misura di risparmio per i consumatori e come un modo per sostenere il codice morale islamico.
Questo sto accadendo proprio a pochi giorni da una maxi-multa che farà da esempio mondiale: un Tribunale egiziano ha comminato 90 milioni di dollari alle tre teste a capo del Governo nazionale per il reato di aver scollegato per cinque giorni il Paese sia dal web che dalle reti cellulari. Già nel mese di febbraio Reza Bagheri Asl, direttore dell’istituto di ricerca del Ministero delle telecomunicazioni iraniano, aveva accennato che presto il 60% del Paese avrebbe usato una rete interna, una sorta di Intranet aziendale insomma, ma allargato ai confini nazionali. Ed entro due anni questo progetto si estenderebbe a tutto il territorio.
Questa iniziativa sarebbe dunque il miglior modo del Governo per affrontare l’invasione online delle idee, la cultura e l’influenza dell’Occidente. Il leader spirituale dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, insieme ad altri alti funzionari, ha chiamato questo conflitto emergente “soft war“. Leggi il resto di questo articolo »
Microsoft compra Skype per 8,5 miliardi di dollari
Microsoft sta per acquistare Skype, il servizio di videoconferenze online, per una cifra che si dovrebbe aggirare intorno agli 8,5 miliardi di dollari, compreso il debito. E’ quanto riferito in prima battuta dal Wall Street Journal e ripreso poi dalle agenzie di mezzo mondo, in quanto si tratta probabilmente della più grande manovra economica nella storia del colosso di Redmond. Battendo la concorrenza di Google e Facebook, l’annuncio ufficiale è atteso questo mattina o nel primo pomeriggio dalla stessa Microsoft prima dell’apertura della Borsa USA. Con l’acquisizione di Skype, Microsoft potrebbe farsi un nuovo nome all’interno del mercato delle comunicazioni e attirare nuove fette di consumatori, senza considerare il fatto di una nuova prospettiva in ambito mobile. Stay tuned!













