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TV e Social Media: quando il Web fa il Report alla Gabanelli

Quando la televisione tenta di analizzare Internet o strapparne notizie, spesso si creano discussioni virali che continuano per giorni e addirittura settimane. Qualche tempo fa l’abbiamo visto con il servizio delle Iene sul mondo degli Emo, prendendo in considerazione alcuni giovani del web. E così è successo ieri con la puntata di Report, la celebre trasmissione della brava giornalista Milena Gabanelli. Un servizio di oltre un’ora che ha “smembrato” i social media, la privacy, le applicazioni del web, suscitando oggi una forte reazione del Web, tra addetti ai lavori, utenti dei social network e telespettatori che sono tornati sul web per dire la propria. C’è chi ha trovato la puntata illuminante, chi una pagliacciata e chi un punto di vista come tanti. Sono andato alla ricerca delle reazioni, scoprendo pro e contro e cercando così di dare voce alla Rete.

I primi commenti vengono da Twitter dopo un mio messaggio lanciato in mattinata. Diciamo che qui le critiche più o meno costruttive – o distruttive – sono state più acute degli altri media, si voglia per i 140 caratteri che lasciano poco spazio a disposizione della diplomazia. Leggi il resto di questo articolo »

The Desperados Experience: la birra “sgretola” Internet

Desperados è una birra prodotta da Brasserie Fischer, un birrificio con sede a Schiltigheim (Alsazia, Francia). La particolarità di questa birra sta nell’aggiunta di limone e tequila, un mix che porta qualcuno ad amarla (soprattutto i giovani) e altri ad odiarla (gli estimatori del luppolo). Sia come sia, il marketing si è inventato una campagna cross mediale di tutto rispetto, ponendo attenzione sull‘impatto emozionale della festa e utilizzando Youtube come piattaforma di lancio. Lo stesso schema lo utilizzò Tipp-Ex con una campagna che ha fatto successo e scuola. A questo indirizzo troverete infatti un normale video davanti al quale vi viene richiesta la data di nascita per verificare la maggiore età. Man mano che va avanti, però, “sgretolerete” il muro che separa Internet dalla realtà. In pratica diventiamo protagonisti dello spot lanciato pochissimi giorni fa… Curiosi? Provate. Ottimo adv.

Social Network: così è (se vi pare)

Dalla rubrica “Let’s Social” di Matteo Bianconi per il quotidiano sulla comunicazione Spot & Web del 01 aprile 2011

Anticipo: non è successo niente di sconvolgente. O meglio, tutto gira come sempre: un giorno sì e un giorno pure nasce una nuova piattaforma o algoritmo, le guerre social(i) tra i big continuano sull’onda dei servizi e Facebook regna ancora incontrastato. È una nuova era, è la verità, ci sono nuove abitudini e non solo in ambito commerciale (che ha bisogno di certo di un diverso approccio, ma questa è un’altra storia). Tra lavoro e vita privata quello che noto è una generale mistificazione dell’esistenza, ecco. Detta così la faccenda suona poco chiara, lo ammetto, tanto vale fare qualche esempio. Non vi è mai capitato di litigare per un messaggio scritto su Facebook da amico/fidanzata/familiare? O per i – detestabili – tag impressi click dopo click su ogni fotografia caricata? O magari peggio, siete tra i pochi licenziati per una foto compromettente pubblicata online? Mai visto aziende cancellare punti di vista o rispondere in maniera ambigua a commenti più o meno leciti? Se non vi è mai successo nulla di tutto questo, mandatemi una cartolina: vi raggiungerò al più presto.

Se non vi è mai successo nulla di questo, significa infatti che la follia 2.0 non ha raggiunto i confini della vostra città. Capiamoci: gli stili di vita sono cambiati e il virtuale è entrato di fatto a fare parte delle rispettive esistenze… ma questo non significa legittimare comportamenti deviati e devianti, mettiamola così. La relatività ai tempi dei social media è stata applicata prima come norma e poi cambiata in itinere: tutto è lecito, tanto sono “solo” input, no? No. Sbagliato.

Questo vuole essere una denuncia verso noi stessi: non è vero che i social network sono pericolosi e che veicolano comportamenti pericolosi, come negli ultimi giorni la stampa sembra incitare. Bambini depressi perché hanno pochi amici sui profili, coppie che divorziano per flirt online, messaggi inneggianti alla violenza e così via. “Al lupo! Al lupo!”. Denunciamoci perché ci stiamo dimenticando che Internet è e deve rimanere uno strumento. La vita non la scandiscono i pixel, le decisioni non le prendono le banche dati, la passione è nel sangue, non nella banda larga.

Siamo arrivati al parossismo: per stare bene dobbiamo inventarci qualcosa che dal nulla passa a reale. Ancora poco chiaro? Bene, ecco un altro esempio. Proprio l’altro giorno ho scoperto che la donna perfetta esiste… ed è offerta da cloudgirlfriend.com. Leggi il resto di questo articolo »

Relazioni con i media: il vademecum (semi-serio) in 10 punti

Stanchi di vedere campagne marketing finire male, abbiamo deciso di stilare un vademecum semiserio sull’utilizzo dei social media e dell’online, diretto alle aziende, soprattutto quelle PMI su cui l’Italia poggia la propria economia. Ma anche per gli addetti del settore. Sono dieci semplici punti da seguire che evitano di trovarsi in situazioni imbarazzanti, sia per clienti che per le agenzie o reparti che vogliono rimanere nel backstage di ogni iniziativa. C’è già chi si sta dando da fare per fare vedere come non gestire certe comunicazioni. Saremmo ben lieti di avere altri spunti, quindi se avete qualcosa da aggiungere contattateci o inserite i vostri commenti qui in basso… e ora iniziamo:

  1. Evita di dare i numeri davanti a un commento negativo, è controproducente. E resisti alla tentazione di cancellare solo perchè hai il potere di Admin! Piuttosto porgi l’altra guancia e ascolta, rispondendo con cortesia e cognizione di causa, provvedendo a chiarire la situazione. [Se ti fai beccare senza vestiti dentro un armadio, prova a dire che stavi aspettando l'autobus, poi sorridi e fai partire la canzone delle Mentos. Se va male, andrai in finale per i Darwin Awards]
  2. Se continua, resisti ancora alla tentazione di cancellare post, commenti e dichiarazioni. La cortesia, prima o poi, premia. Se non premia, stanca. Se non stanca, aumenta la tua pazienza zen. Se non aumenta la tua pazienza zen, comincia a pensare che sia un gioco: il primo che perde la pazienza, perde.
  3. Se ancora continua, puoi cominciare a insultare i parenti più stretti… scherzo. Puoi andare però in palestra a sfogarti, poi tornare e prendere atto che a questo punto è deliberatamente un atto di protesta fine a se stesso. A questo punto puoi evitare di rispondere e fartene una ragione: i troll esistono. Come gli emo, purtroppo.
  4. Hai scritto qualcosa che non andava divulgato: prima di dare la colpa a qualche collega, approfitta della crisi per creare opportunità! Una volta nel flusso, è impossibile controllare un’informazione… ma puoi indirizzarla. Se non funziona, non perdere la calma. E’ l’occasione per farla pagare a quella persona che ti parla male alle spalle…
  5. Ricorda sempre che la Rete è condivisione. Ma no, non significa condividere il numero di telefono delle persone carine. E lo stalking non è una nuova disciplina sportiva.
  6. Ricorda sempre che la Rete è interazione. La tecnica dell’opossum (fingersi morti) funziona solo quando ti attacca un orso. Forse.
  7. Ricorda sempre che la Rete non dimentica. Qualsiasi cosa viene impressa nelle maglie dei byte. Soprattutto le figuracce, quindi evitale. Nel caso, torna al punto 1 e ritenta, sarai più fortunato.
  8. I contenuti sono fondamentali. Questo non significa inondare blog o facebook o twitter di sciocchezze. A quelle ci pensano già i bimbomin***.
  9. Non mischiare vita pubblica e privata: le ingiustizie – lavoro o affetti che siano – non devono trapelare da una pagina su Internet. E pubblicare improperi verso l’ex o una collega non è il modo migliore di appianare le cose, fidati.
  10. Ultima, ma più importante: bisogna essere se stessi. Ne guadagnerai sempre di credibilità. Anche quando farai l’opossum.
  11. E tu? Hai idee? Per tutto il resto, c’è il viral…

Parobook: dalla Spagna arriva il Facebook per i disoccupati

Sono anni che si parla di crisi, una definizione già presente in Wikipedia per il biennio 2008-2010… e a cui si potrebbe tranquillamente aggiungere il 2011. Il tasso medio di disoccupazione dell’Unione Europea al momento è pari al 19,8 per cento. Anche l’Italia non se la sta passando bene, ma uno dei Paesi più colpiti, si sa, è la Spagna ed è proprio dalla penisola iberica che arriva un nuovo tipo di social network. Si tratta di Parobook: la piattaforma vuole essere uno strumento per i disoccupati, che in questo modo possono venire in contatto con altre persone che sono nella stessa situazione, generare dibattito e stabilire conversazioni. “Parobook te ayuda a conectar y compartir con otros ciudadanos en tu situación“.

Parobook è praticamente una versione rossa di Facebook: l’interfaccia è molto simile, se non che tutti qua sono amici: appena iscritti infatti vediamo apparire nella “bacheca” già gli status update degli iscritti e le new entry. Anche qui è possibile aggiornare il profilo, pubblicare pensieri ed è disponibile anche una chat. Parobook è ancora in fase beta: “Stiamo migliorando il nostro hosting per supportare il carico di utenti che non ci aspettavamo“, dice lo staff in un messaggio pubblico, “Stiamo progettando spazi per caricare curriculum, per le offerte aziendali, le risorse umane, l’headhunting, le PMI e le professioni“.

Questo social network è frutto dell’idea di quattro amici disoccupati: Carlos Ayuso, Iñigo Gonzalez, Jose Gonzalez e Antuan Sarmiento Ramírez hanno infatti deciso di creare questo punto di incontro per scambiare opinioni e contatti, aiutarsi e magari fare pressione sulle politiche lavorative del Governo Zapatero. Per il momento Parobook sta riscuotendo un grande successo

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