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Facebook: ecco il “mi piace” al quadrato. Ed esplode ancora la polemica sulla privacy.

Qualcuno che se n’è accorto c’è stato: questa mattina gli utenti di Facebook si sono infatti trovati un “mi piace” al quadrato. Il famoso e discusso pulsante “mi piace” che permette a chiunque di sottoscrivere commenti, foto, video e fan page, ora è integrato anche nei “sotto-commenti”: ciò significa che “può piacerti” il commento al post, un “mi piace” al quadrato insomma. Semplice capriccio da portinaia o nuova “simpatica” funzionalità?

Nel mentre c’è chi attacca ancora Facebook per via della privacy violata: proprio ieri un gruppo di associazioni come la Electronic Frontier Foundation ha mandato una lettera (scaricabile qui in pdf) al CEO Mark Zuckerberg in cui si chiede di dare dimostrazioni di buona volontà nel percorso intrapreso da Facebook, fornendo maggior controllo agli utenti su come e dove condividere le informazioni. Italiasw ha riassunto già le richieste in sei punti: maggior verifica nelle applicazioni, rendere l’instant personalization di default come opt-i, fornire maggior granularità nella condivisione informazioni e settaggio privacy, non salvare dati dei siti web che ospitano i plugin come il “mi piace” (per l’appunto), adottare connessioni https (come quella di Google) e fornire tool maggiormente semplici e chiari per l’upload dati e foto nel Social Network.

Dall’Internet Of Things Europe Conference a Bruxelles, oggi arriva anche un nuovo affondo da parte di Peter Hustinx, il Garante europeo della protezione dei dati. “Il social network più popolare al mondo”, ha commentato il Garante, “applica una politica contro la privacy ed è di default, il che significa che solo agli utenti più attenti è garantita. I profili di altri utenti sono accessibili a tutti a loro insaputa”. Insomma, non c’è pace per Zuckerberg.

Nella Rete si leva anche un nuovo sito: Profile Watch offre infatti un servizio gratuito a tutti che calcola il rischio di perdita dei nostri dati sensibili sul profilo Facebook. Basta copiare e incollare l’url del profilo e scoprire successivamente il risultato. A proposito, vuoi dare un occhio ai dati personali di Zuckerberg? Ecco qui.

Ora “segui l’azienda” su LinkedIn e diventa “follower”

Ad aprile era solo nella versione anglosassone, ora è implementato anche in italiano: il “follow company” di LinkedIn è anche “Segui l’azienda”, l’applicazione in twitter style che permette a migliaia di professionisti di rimanere aggiornati sulle attività delle compagnie che si decide di seguire. Cliccando sulle pagine aziendali è possibile entrare tra i “follower” e così seguire le “partenze”, le “nuove assunzioni”, le “promozioni” e i “cambiamenti”. Non si tratta di una fan page alla Facebook, né di un profilo Twitter, ma di certo la connotazione del real time e dell’aggiornamento sta prendendo molto piede anche sulla famosa piattaforma business che oggi conta più di un milione di utenti solo in Italia e quasi 70 milioni in circa 200 nazioni.

Una pizza gratis per ogni gol contro la Francia

During the World Cup 2010, Pizza Hut Delivery will be giving away FREE pizzas for every goal scored against France! Check out the Free Pizza tab above to find out more (terms and conditions apply). Questo il messaggio che la famosa catena di pizzeria Pizza Hut sta diffondendo in Irlanda: una pizza gratis per ogni gol subito dalla Francia. La trovata è dovuta alla famosa mano di Henry nello spareggio con l’Irlanda di Trapattoni del 18 novembre scorso e questa vendetta ha il sapore di pomodoro e mozzarella.

A diffondere la notizia ci ha pensato oggi La Gazzetta dello Sport che porta alla luce il gruppo di Facebook “Get a free pizza for every goal scored against France in the World Cup 2010”. Nato dal marketing dell’azienda statunitense, il gruppo prevede che ad ogni cliente sarà associato un codice che darà diritto a un buono pizza In palio 350 omaggi.

Ma la Francia di Domenech non ne esce bene neanche in patria: Carrefour propone infatti l’acquisto di televisori offrendo il rimborso totale se la Francia diventerà campione del mondo. Poiché nessuno lancia campagne promozionali per perdere soldi, è lecito sospettare che anche i manager credano poco nella loro nazionale.

Sorvegliati speciali: il web non (ti) dimentica

Rubrica “Let’s social” per la rivista “Spot & Web” del 24 maggio 2010

Ricordo quando ho sentito parlare per la prima volta di Internet. La cosa che mi affascinava di più era il poter parlare – o meglio, scrivere – con persone sconosciute, a qualunque orario, per qualsiasi parallelo. Mi piaceva da matti l’idea di scoprire chi c’era al di là di un tubo catodico e miliardi di input, la possibilità di esprimermi senza il timore di espormi, anche inventarmi un personaggio per una notte. Ero curioso e con molta fantasia, insomma. Con il passare del tempo, Internet è diventato abitudine. Il mio stesso atteggiamento è cambiato: frequento raramente le chat, sono più interessato alle informazioni e, soprattutto, agli angoli di confronto, senza più la paura di dire la mia con nome e cognome.

Ford diceva: “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme un successo”. Vecchia filosofia, ma mai come ora vera. Sì, perché le piattaforme “social” sono diventate oggigiorno vere e proprie fucine di idee, laboratori dove confrontarsi, trovare risposte e anche discutere aspramente. Sinceramente credo che questo sia il risultato migliore dal lancio di Arpanet nel 1969: il progresso è figlio di madre genialità e padre dialogo. Lungimirante è l’esempio di LinkedIn, la piattaforma social dove i professionisti di ogni campo inseriscono curriculum e idee: mi capita spesso di soffermarmi rispondendo a domande o cercando risposte, aggirandomi tra responsabili d’oltreoceano, manager del vecchio continente e impiegati d’Oriente.

La chiave è il dialogo, insomma. Ma, come ogni cosa, c’è sempre l’altra faccia della medaglia. Se andiamo verso un mondo “social”, dove ogni cosa viene registrata nella rete del cloud computing e da server sempre più capienti… bè, le informazioni rimangono lì: qualsiasi cosa che abbiamo detto o fatto invecchia come i miglior vini, ma senza alterarsi. Tag, articoli, foto, pensieri, tweets e così via, sono le nostre impronte digitali, difficili da cancellare, sempre più facili da incontrare. A tal proposito è uscito proprio questa settimana un rapporto della Electronic Frontier Foundation (EFF), organizzazione no profit Usa per la difesa dei diritti digitali, secondo cui le accortezze usate dagli internauti per non essere tracciati sono quasi sempre inefficaci. Stando all’indagine, il modo in cui gli utenti configurano un browser di navigazione è già di per sè una sorta di impronta digitale lasciata sul web: nell’84% dei casi l’utente usa una combinazione di impostazioni unica, che consente di tener traccia delle sue attività online” (fonte ANSA).

Insomma, che lo vogliamo o meno, “esistiamo”. Ho fatto una prova cercando tracce su mio padre, l’essere meno “social” che io conosca. Ebbene, “esiste” anche lui. Nessuno pare essere immune alla Rete che, oggi più che mai, può essere chiamata in questo modo: Internet è la “tonnara” della nuova era. La pubblicità rispecchia la società e proprio pochi giorni fa Mister Nikesh Arora, responsabile vendite di Google, ha annunciato che entro il 2015 metà dell’advertising globale sarà online (fonte The Daily Telegraph).

Che sia chiaro: non sono garante della privacy né oracolo 2.0, ma semplicemente un osservatore. Al contrario di molta gente che ho avuto la sfortuna di conoscere, non ho nessun problema a dire o scrivere ciò che penso, alzo le mani e mi faccio “indicizzare” senza problemi. Sorrido di fronte l’impatto che hanno avuto queste tecnologie nella società fluida nella quale viviamo (Bauman docet). E rido davanti all’ennesime trovata/provocazione verso Facebook: proprio in questi giorni ha aperto Openbook, un vero e proprio “cerca segreti” ideato da tre ingegneri di San Francisco per dimostrare le carenze nel controllo dei contenuti da parte di Zuckerberg e compagnia. A quanto pare basta digitare alcune parole e il sito rivela il relativo status update. Scritto usando le API pubbliche e documentate di Facebook, Openbook dà a tutti su Internet la possibilità di cercare gli aggiornamenti di status che non sono protetti. “Odio il mio capo”, “in cerca di”, ma anche “Berlusconi”/“Bersani”/“Megan Fox”… sono tutte parole chiave che ci apriranno i pensieri di sconosciuti e amici.

E insomma, ricordo quando ho sentito parlare per la prima volta di Internet. La cosa che mi affascinava di più era il poter parlare – o meglio, scrivere – con persone sconosciute, a qualunque orario, per qualsiasi parallelo. Con il passare del tempo, il web è diventato abitudine. Il mio stesso atteggiamento è cambiato, più attento alle informazioni e ai confronti. Ma in tutto questo non ho immaginato il punto dove siamo arrivati.

In questo momento, proprio ora, Internet sta parlando di noi.

Così la Guzzanti fa tremare Facebook

Sabina Guzzanti lancia il suo quarto cortometraggio Draquila. L’Italia che trema, uscito nelle sale cinematografiche il 7 maggio, ed è già polemica: ora a tremare è Facebook. A pochi giorni di distanza sono nati già diversi gruppi sul famoso social network. La Guzzanti ha infatti raccontato al suo solito modo, tra satira e giornalismo d’inchiesta, le incongruenze nella gestione della ricostruzione delle case dopo il terremoto che ha colpito l’Abruzzo il 6 aprile del 2009 e la risposta emotiva della popolazione all’intervento del Governo Berlusconi.

La fan page del film raccoglie oltre 7.500 persone iscritte, ma i “diretti interessati” si spaccano: negli ultimi giorni sono stati creati bensì 3 gruppi, due contro la pellicola e uno a favore. “Io sono contro Draquila” e “Draquila: io non mi vergogno” contano quasi 900 persone l’uno e 500 l’altro, mentre “Io sto con Draquila” è sull’ordine del centinaio. Tutti e tre i numeri dei gruppi crescono di ora in ora.

Il film è stato selezionato alla prossima edizione del prestigioso Festival di Cannes dove sarà protagonista di una proiezione speciale all’interno della selezione ufficiale, fuori concorso. Intanto sono attese nuove polemiche…

Facebook: pronta la geo-localizzazione negli status update

Facebook si prepara a lanciare un servizio di geo-localizzazione che permetterà ai suoi utenti di includere la posizione geografica negli status update: è iniziata la battaglia con le new born Foursquare, Gowalla e MyTown. E all’orizzonte Google sorveglia. Questa l’indiscrezione lanciata ieri da Advertising Age, che avanza anche l’ipotesi di una commercializzazione dell’applicazione, smentita per il momento da Kevin Colleran, Direttore Nazionale Vendite di Facebook. “Stiamo ancora cercando di capire quale sia la nostra strategia al riguardo”, ha commentato Mister Colleran alla iCitizen Conference nella città Columbus, Ohio, “e vogliamo essere sempre pronti prima di implementare un qualsiasi prodotto. Inoltre, Facebook non lancia mai applicazioni con l’intento di monetarizzarle”.

Al di là di quanto detto, Marketers come Pepsi, Starbucks, MTV e McDonald’s stanno già studiando il fenomeno e hanno già delineato strategie sui “piccoli” social come Foursquare. In particolare la catena di fastfood made in USA sta studiando un applicazione che reclamizza il prodotto del giorno, settimana o mese, “geo-localizzato” in base all’area living dell’utente, ma Facebook ha declinato ogni commento riguardo queste attività.

Google, dall’altra parte della barricata, rimane in stato d’allerta: non è una novità infatti che il famoso motore di ricerca sta puntando alla localizzazione dei contenuti per un servizio ancora più mirato di AdSense.

SlideShare, via ai video! Che sia il nuovo competitor di Youtube?

SlideShare, la famosa piattaforma che permette di condividere le presentazioni online, apre i suoi servizi anche ai video: da oggi infatti gli utenti possono caricare tutti i filmati che vogliono, anche in HD. A darne annuncio il CEO “Head Geek” Jonathan Boutelle, direttamente dall’EXPO web 2.0 di San Francisco: maglietta e sorriso per un’intervista che è apparsa ieri nel primo video “uploadato”. Che SlideShare sia il nuovo reale competitor di Youtube?

No Fun: suicidio on live su Chatroulette

Nel 2008 hanno fatto impiccare Topolino e imprigionato Winnie The Pooh. L’anno scorso hanno creato il museo del metauniverso su Second Life. Oggi si sono suicidati su ChatRoulette. Per finta, naturalmente, ma i risultati sono stati registrati per l’ultima creazione di Eva e Franco Mattes, una coppia di web artists bresciani conosciuti in Europa come 0100101110101101.org.

Sul loro sito fanno apparire con orgoglio il logo “Banned from Youtube”: questo è uno dei risultati della falsa impiccagione di Franco Mattes, in diretta nelle webcam di chatroulette, la famosa live-chat che permette a ogni utente di collegarsi con un perfetto sconosciuto in ogni minuto e dove.

Come riporta Ninjamarketing, Eva e Franco Mattes sono “pionieri del movimento Net Art, che li ha visti tra i più giovani artisti partecipanti alla  biennale di Venezia, consentendogli di ottenere una borsa di studio alla Columbia University e di esporre sia in Europa che negli Stati Uniti, sono dei provocatori che sovvertono l’uso dei new media, estremizzandolo e invitandoci a pensare. Si ricordi ad esempio la celebre  intromissione nella web del Vaticano e la campagna (non-autorizzata) Nike”.

Sul palcoscenico della live-chat va in scena la morte: “de gustibus” si potrebbe dire, ma se la loro arte vuole colpire, bè, i due web artists nostrani hanno davvero fatto centro un’altra volta.

Chavez su Twitter. E invita Castro e Morales alla “rivoluzione”

Quando il socialismo si fa “social”: il presidente del Venezuela Hugo Chavez è sbarcato su Twitter il 27 aprile e in poco più di tre giorni conta circa 120 mila followers. “Mi scrivono da tutto il mondo, anche dalla Russia”, ha infatti detto al suo collega boliviano Evo Morales non ha appena lo ha accolto all’aeroporto di Barinas, consigliandogli di fare lo stesso. E non perde tempo: Chavez ha invitato Evo Morales e il leader maximo Fidel Castro a portare avanti una battaglia ideologica sul sito di microblogging al grido di “rivoluzione in tutti gli spazi”.

L’accout di Chavez è stato aperto usando il tag “candanga” che significa “audace” e anche “ribelle” insieme al cognome del presidente. “Compagni, @Chavezcandanga è stato prenotato, presto leggeremo i messaggi del nostro comandante”, aveva scritto Diosdado Cabello, uno dei suoi fedelissimi, sul suo profilo. Nel riferire la notizia, il quotidiano britannico “Guardian” commenta che resta da vedere quanto regolarmente il presidente riuscirà a comprimere i suoi discorsi-fiume nel nuovo mezzo di comunicazione. In tv Chavez ha talento come comunicatore, si legge, ma per sua stessa ammissione se inizia a parlare non sa quando fermarsi.

Silent Rave Milano: oltre 18mila da Facebook a Piazza Cordusio

“CONDIVIDETE E SPARGETE LA VOCE!
IL 9 MAGGIO 2010 A MILANO TENTEREMO DI BATTERE IL RECORD FISSATO A LONDRA TENUTOSI IL 4 APRILE 2007, DOVE 4000 PERSONE HANNO BALLATO ASSIEME IN PIAZZA. NOI DOVREMO ESSERE DI PIÙ! All’ora prestabilita, cioè alle 16:30 vedrete gli organizzatori (riconoscibili perché indosseranno una maglietta con stampato l’orologio che vedete in bacheca) che inizieranno a ballare dal nulla!”

Questo è il messaggio degli organizzatori del Silent Rave, evento che prenderà vita il 9 maggio in Piazza Cordusio a Milano. L’iniziativa è promossa su Facebook e al momento parteciperanno circa 18.000 tra ragazzi e ragazze, un numero destinato a crescere e che probabilmente rappresenta uno dei più grandi flash mob degli ultimi dieci anni.

Sempre dalla pagina di Facebook seguono le regole:
- 16:30 in piazza cordusio PUNTUALI!
- portarsi un lettore mp3 con cuffie
- seguire le istruzioni scritte sopra
- sentirsi idioti
- scatenarsi
- DIVERTIRSI!

Spettacolo insolito per una delle capitali del lavoro mondiale, ma ora non resta altro che aspettare e vedere… o magari ballare. 

Silent Rave NYC – Union Square, 18 aprile 2008

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