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PMI e Social Media Marketing: ecco Reamaze

PMI e social media… ma non solo. Stando alle ultime ad usare i social è il 77% delle imprese italiane, ma in quasi tutte manca ancora una visione strategica sul lungo termine. Non manca l’altra faccia della medaglia, però: a quanto pare il numero delle piccole aziende che nel 2013 aumenteranno i budget per il social media marketing è infatti di 4 volte superiore a quello di chi invece pensa di ridurlo. Proprio in aiuto a chi si impegnerà in questo duro lavoro – bisogna sempre ricordare che i social non sono un gioco – c’è Reamaze, una nuova piattaforma che attraverso un’interfaccia molto semplice consente di visualizzare tutti i messaggi e opinioni che i clienti lasciano tra mail, Facebook, Youtube oppure Twitter. Detta così suona forse banale, ma in realtà Reamaze può essere davvero utile come strumento per monitorare tutti i flussi di conversazione in un’unica lista, permettendo quindi di organizzare le conversazioni e vedere il loro stato passo per passo. Non esistono “ticket a chiamate” oppure bot: si tratta di un tool consumer-oriented dove l’attenzione è focalizzata sulla conversazione con l’utente. Inoltre, ma non meno importante, è ben sviluppata la parte di reporting. Se ben configurata, Reamaze può diventare lo strumento “in più”, ciò che consente di “ascoltare” perfettamente il web.

Pubblicità in tempo di crisi: nuove opportunità o mere illusioni?

Dalla rubrica “La comunicazione di plastica” di Francesco Cataldo Verrina per “Spot & Web” del 1°febbraio 2011

La crisi della pubblicità non è forse solo crisi di in­vestimenti, ma nasce da una diffusa insoddisfazione verso i media in generale. Tranne alcuni modelli di eccellenza, l’intero universo dei mass media, dalle ti­gri di carta ai social network, sembra essere pervaso da un appiattimento sull’ovvio ed uno smodato desi­derio di sensazionalismo che porta uomini e mezzi a scivolare sul piano inclinato della mediocrità. Gli ultimi anni sono risultati nefasti per quanti ope­rano nel settore della comunicazione: da un lato l’af­fermazione delle nuove tecnologie ed il moltiplicarsi delle piattaforme che hanno modificato le tradizionali “regole d’ingaggio” e le modalità d’impiego; dall’altra una cattiva immagine di giornalisti e conduttori TV, divenuti cani da riporto della peggiore politica, degli intellettuali trasformatisi in cantastorie del potere e degli operatori a vari livelli asserviti alla quotidiana pratica del pettegolezzo.

Mentre cresce la necessità di un’informazione più obiettiva ed equidistante, forse completamente di­stante dalla politica, l’incessante diffusione dei new media, eccessivamente volatili, e l’avvento di troppi “nuovi” editori improvvisati non produce un fattore di stimolo per il mercato ma solo di rallentamento. Soggiogati dall’inerzia, i media appaiono incapaci di attrarre investimenti pubblicitari di qualità: in riferi­mento alla comunicazione commerciale, si potreb­be parlare di “fattore intasamento” determinato da un’offerta decisamente sproporzionata rispetto alla domanda.

Per comprendere meglio talune asserzioni, sarebbe opportuno fissare almeno un concetto: “la pubblicità, intesa come advertsing, non è un mezzo di comuni­cazione a sé stante” ma, al di là della sua funzione pro-attiva, costituisce solo un vettore di contenuti, ossia una variabile dipendente da altri media che ne veicolano i messaggi. Il deterioramento dei media sembra abbia prodotto anche uno scadimento dei supporti pubblicitari alimentando, come un mantice, la fiamma del disinvestimento da parte delle impre­se. Leggi il resto di questo articolo »

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