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TIME: The Protester, la persona dell’anno 2011

“Nessuno avrebbe povuto sapere che quando un venditore di frutta tunisino si è dato fuoco in una piazza pubblica, avrebbe incitato proteste da far crollare dittatori e iniziare una ondata globale di dissenso. Nel 2011, i manifestanti non solo hanno espresso le loro lamentele, ma hanno cambiato il mondo”: è così che la prestigiosa rivista americana TIME – che l’anno scorso ha incoronato Mark Zuckerberg – ha scelto The Protester” come persona dell’anno 2011. E’ un titolo generale per indicare tutti coloro che quest’anno hanno manifestato in Piazza contro i regimi dittatoriali e le ingiustizie, dalla primavera araba alla Spanish Revolution, portando un vento di cambiamento che nessun intervento statale è riuscito a cambiare. Si tratta di un proclama forte questo del Time, che sottolinea quanto la situazione di Crisi stia tenendo in scacco la maggioranza dei popoli, ma anche quanto la legge del più forte possa essere cambiata dalla volontà e dalla rabbia della gente, quella vera, quella che ha da pagare un mutuo o sfamare dei bambini, quella dei giovani che non trovano un lavoro e quella di chi il lavoro l’ha visto svanire nel nulla, quella di chi vede calpestati ogni giorno diritti inalienabili dell’umanità e quella che ha fame di giustizia.

Spanish Revolution: dal web alla piazza, ¡Democracia Real YA! infuoca la Spagna

Siamo gente comune. Siamo come voi: persone che si alzano ogni mattina per studiare, lavorare o trovare un lavoro, persone che hanno famiglia e amici. Persone che lavorano duramente ogni giorno per fornire un futuro migliore per chi ci circonda. Alcuni di noi ci considera progressisti, altri conservatori. Alcuni di noi sono credenti, altri no. Alcuni di noi hanno chiare ideologie definite, altri sono apolitici, ma siamo tutti preoccupati e arrabbiati per le prospettive politiche, economiche e sociali che vediamo intorno a noi: la corruzione tra politici, imprenditori e banchieri che ci lascia indifesi, senza voce. Questa situazione è diventata normale, una quotidiana sofferenza senza speranza. Ma se uniamo le nostre forze, possiamo cambiare. E ‘tempo di cambiare le cose, è tempo per costruire insieme una società migliore.

Questa è la prima parte del Manifesto di ¡Democracia Real YA!, il movimento spagnolo che a tre giorni dalle elezioni sta scuotendo la Spagna intera attraverso proteste, sit-in e occupazioni degli spazi pubblici, dalla Puerta del Sol della capitale madrileña a Plaça Catalunya di Barcelona, passando per quasi tutte le città della penisola iberica. El País, uno dei maggiori quotidiani nazionali, ne parla come il Movimiento 15-M: iniziata domenica scorsa, si tratta infatti della prima vera “riv0luzione” della società civile spagnola, che si è organizzata indipendentemente da colori e schieramenti politici per protestare su un fronte comune. La cosiddetta #SpanishRevolution corre soprattutto sul web, dove giovani e meno giovani tengono (e si tengono) informati costantemente sulla situazione. “No somos mercancía en manos de políticos y banqueros“: questo è il vero motivo dell’attacco, un sistema politico e bancario che ha finito per provocare una fortissima reazione del popolo.

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Chavez su Twitter. E invita Castro e Morales alla “rivoluzione”

Quando il socialismo si fa “social”: il presidente del Venezuela Hugo Chavez è sbarcato su Twitter il 27 aprile e in poco più di tre giorni conta circa 120 mila followers. “Mi scrivono da tutto il mondo, anche dalla Russia”, ha infatti detto al suo collega boliviano Evo Morales non ha appena lo ha accolto all’aeroporto di Barinas, consigliandogli di fare lo stesso. E non perde tempo: Chavez ha invitato Evo Morales e il leader maximo Fidel Castro a portare avanti una battaglia ideologica sul sito di microblogging al grido di “rivoluzione in tutti gli spazi”.

L’accout di Chavez è stato aperto usando il tag “candanga” che significa “audace” e anche “ribelle” insieme al cognome del presidente. “Compagni, @Chavezcandanga è stato prenotato, presto leggeremo i messaggi del nostro comandante”, aveva scritto Diosdado Cabello, uno dei suoi fedelissimi, sul suo profilo. Nel riferire la notizia, il quotidiano britannico “Guardian” commenta che resta da vedere quanto regolarmente il presidente riuscirà a comprimere i suoi discorsi-fiume nel nuovo mezzo di comunicazione. In tv Chavez ha talento come comunicatore, si legge, ma per sua stessa ammissione se inizia a parlare non sa quando fermarsi.

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