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#Facebook introduce gli hashtag: monopolio social?

Facebook spinge sull’accelleratore delle novità: il gigante di Mark Zuckerberg ha anticipato le modifiche della bacheca (o newsfeed che dir si voglia), poi ha annunciato la prossima concezione dei profili personali e infine – notizia delle ultime ore – pare che stia progettando di inserire gli hashtag nella piattaforma, in puro Twitter style. La fonte è il Wall Street Journal che ieri notte ha “sussurrato” la volontà di Facebook di integrare i tag di profilazione tematica all’interno della navigazione. Per chi ancora non lo sapesse gli hashtag altro non sono che pure etichette – precedute dal tasto # – attraverso le quali ancorare parole chiave o landing page: strumenti quindi che permettono agli utenti di trovare più facilmente un messaggio collegato ad un #argomento e partecipare in maniera propositiva. Ciò che desidera fare Facebook è dare la facoltà di “comprimere” tutti i post o eventi su argomenti simili, in modo da poter rapidamente creare un indice o punto di incontro sui trend, dando agli utenti un motivo in più di stare collegato (e vedere più annunci pubblicitari). La guerra tra social network continua, insomma. E Facebook mira sempre di più al monopolio social…

The Following: quando il social diventa thriller

“Ogni serial killer ha degli amici”: è così che viene lanciato in questi giorni “The Following“, la nuova serie tv che andrà in onda sia su Mediaset Premium che Sky a partire dal 4 febbraio. Negli Stati Uniti è stata lanciata da poco ed è già partita alla grande: la prima puntata trasmessa il 21 gennaio ha ottenuto 10.400.000 di spettatori, un numero notevole trattandosi di una novità. Ma qual è il segreto del successo? Forse il motivo risiede in una delle paure che avvolgono spesso genitori e non solo: il pericolo dei social network. Sì, perché il titolo prende proprio spunto da Twitter, dove i follower e following sono all’ordine del giorno. The Following racconta il “conflitto” tra Ryan Hardy profiler FBI (Kevin Bacon) e Joe Carroll (James Purefoy), serial killer evaso di prigione che vuole ritornare a mietere il terrore grazie all’utilizzo dei media: è proprio infatti attraverso le piattaforme social che diversi assassini prenderanno spunto per compiere ogni crimine, parlando e interagendo attraverso la potenza della Rete. Lo stesso Kevin Bacon riguardo la serie ha così dichiarato: “La serie sarà paurosa perché realistica. Il pubblico sarà attratto dalle battaglie interiori dei suoi personaggi”. Gli amanti del thriller e dei social non potranno perdersela, ma prima che ci sia qualche bachettone ricordiamo: è solo uno show!

Visibilità su Twitter: le strategie di Badoo e gli altri

Guest post scritto da Berry Cooke per Badoo

Come tutti i visitatori del web avranno ormai potuto comprendere, negli ultimi anni avere un profilo Twitter è diventato davvero indispensabile per chi vuol far conoscere il proprio nome in rete e per chi, invece, non vuole vederlo svanire dai risultati di ricerca Google. È proprio il caso dei grandi Social di dating, quali Badoo, Match.com e Meetic, che già dal 2009 o dal 2010, hanno creato delle pagine Twitter attraenti e stuzzicanti che riescono ad attirare molti seguaci del grande portale. Nonostante Match.com primeggi rispetto agli altri due Social Media, con più di 16.000 follower e 5.000 Tweet, Meetic e Badoo cercano di fare il possibile per ottenere visibilità in uno dei più grandi Social Network del mondo. Ovviamente tutti questi Social Media s’impegnano per comparire sui Social Network per usufruire al meglio di un tipo di pubblicità molto efficace, con un costo molto ridotto. Sui Social Network, infatti, si possono realizzare delle ottime campagne pubblicitarie per far conoscere i propri servizi, con un rapporto qualità-prezzo eccellente. Tuttavia, diversi sono i criteri adottati dai siti di dating per ottenere visibilità su Twitter, vediamone alcuni:

1) La maggior parte delle persone seguite (following) appartiene a un contesto variegato: VIPs, agenzie di stampa e giornali online, psichiatri, sessuologhi nonché esperti di marketing online. Che questi social networks facciano attività di ricerca oltre che di marketing, su twitter?

2) Vengono creati dei sondaggi con temi molto diversi, al fine di suscitare un grande interesse collettivo. I social puntano molto sull’interazione con gli utenti, e invitano a inviare immagini e tweet.

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Brand & Social Media: la Top 20 delle aziende “energia e telco” in Italia

Ecco la classifica italiana delle 20 principali aziende più presenti sui social media: si tratta del quinto report di “Brands & Social Media. Osservatorio su 100 aziende e la comunicazione sui social media in Italia” relativo al settore “Servizi Energetici e Telecomunicazioni”. Frutto della collaborazione tra OssCom, Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica, e Digital PR, agenzia di consulenza e strategie di comunicazione online, la ricerca ha permesso di stilare una classifica delle aziende selezionate che hanno attivato forme di comunicazione sui social media. Si tratta del settore, fra quelli analizzati, complessivamente più attivo: il 90% delle aziende ha almeno un profilo sui social media. Rispetto all’uso dei social network, al primo posto si colloca YouTube seguito da Twitter e Facebook. Sulle 18 aziende che hanno almeno un profilo sui social network, infatti, 15 aziende hanno un profilo su YouTube, 13 su Twitter e 11 su Facebook. I blog confermano la loro presenza ridotta ma costante con 3 corporate blog analizzati. Si tratta di un settore molto vitale anche per la presenza su altri social network: diverse aziende hanno presenza ufficiali su LinkedIn, Flickr, Foursquare ma anche Google+ e Pinterest.

Leader della classifica è Vodafone Italia i cui profili sono caratterizzati da continuità nelle gestione e differenziazione: Facebook è il luogo della presentazione di prodotti, notizie, eventi; Twitter divulga le notizie provenienti dagli altri canali ma è soprattutto il luogo del customer care; YouTube raccoglie i video, non solo spot pubblicitari ma anche quelli realizzati durante eventi sponsorizzati e manifestazioni. Seguono poi nei primi cinque gradini della classifica TIM, 3Italia, Enel e Wind. Anche queste aziende attuano una strategia multipiattaforma intensiva puntando su un’elevata frequenza di aggiornamento dei profili a cui si accompagna una notevole interazione da parte degli utenti. Per ulteriori dettagli, ecco una bella infografica a proposito… (clicca per ingrandire)

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Misurare popolarità e influencers sul Web 2.0: ecco Social Trends

Misurare la popolarità sui social media? Fino ad ora il servizio più considerato e discusso del web è Klout, sul quale gli addetti ai lavori spesso si soffermano in ampie disquisizioni. Ma proprio oggi spunta un nuovo sito, annunciato da un comunicato stampa semplice e conciso: il progetto si chiama Social Trends e “ha come obiettivo il monitoraggio, l’analisi e lo studio dei Social Media e della loro evoluzione nel tempo. Il servizio mostra classifiche aggiornate quotidianamente sulla popolarità, l’attività e l’influenza di personaggi famosi, quotidiani, partiti politici, etc. I dati sono organizzati in categorie e suddivisi per nazione”. Messa a punto dal gruppo Web Application for Future Internet dell’Istituto di Informatica e Telematica del CNR di Pisa, si tratta di una sorta di “auditel” dei social media: “Un misuratore di popolarità in tempo reale che evidenzia come un personaggio che spopola in Facebook non sempre è altrettanto noto in altre piattaforme, come per esempio Twitter. Questa applicazione è gratuita e facilmente navigabile: la classifica di default di social media è ferma alle prime 10 posizioni, ma c’è modo di andare oltre la top ten grazie ad un menu a cascata dove poter scegliere il numero di risultati da mostrare fino ad un massimo di 47 e un minimo di 1.

Ma come è possibile misurare? Sul sito si legge: “Grazie all’analisi dell’evoluzione temporale e ad algoritmi di “peak detection” è possibile evidenziare la variazione di popolarità, attività e influenza dei vari soggetti nel tempo e trovare una correlazione con gli eventi che sono all’origine di tali variazioni (interviste, azioni, notizie pubblicate su quotidiani o siti, etc). In questo modo, nel lungo periodo, si potrà creare una Timeline degli eventi reali che hanno maggiormente influenzato i Social Media o studiare fenomeni nati all’ interno dei Social Media (come la Primavera Araba) ed il loro impatto sul mondo reale”. Sulla carta possiamo pensare di trovarci di fronte a una buona intuizione, ma di certo bisognerà verificare sia gli algoritmi di riferimento che l’andamento nel lungo periodo. Vedremo… e intanto potete divertirvi a scoprire qualche classifica online.

Jobberone, l’innovativo social italiano per chi cerca e offre lavoro

Un social network per trovare, offrire e cambiare lavoro: si chiama Jobberone ed è un’idea – probabilmente vincente – tutta italiana. Nell’ultimo week end è stato presentato a blogger e professionisti del settore “social”, attivando subito l’attenzione su un’impresa nata più da una ricerca di una soluzione che da un business plan. Jobberone si è ufficialmente presentato alla Rete il 24 gennaio scorso, quando il CEO Olliver Mayr (qui a sinistra, in piedi) ha presentato il progetto partendo da dove tutto è cominciato, ovvero dal suo obiettivo: risolvere un problema grave e sentito, colmare cioè l’attuale gap tra domanda e offerta nel mondo del lavoro, facendo in modo che lavoratori e aziende possano incontrarsi direttamente e facilmente senza intermediazioni o costi. In molti hanno provato a portare il business in chiave social, realtà che portano nomi più o meno altosonanti come LinkedIn, Xing, Viadeo, lo spagnolo Parobook e altri portali dalle caratteristiche sempre più “condivise” come Monster o InfoJobs. In molti ci hanno provato, ma nessuno è ancora arrivato a un livello che, se guadagnato, porterebbe davvero un valore aggiunto al mondo dei lavoratori. Questo livello è la missione di Jobberone, ovvero: “Jobberone non nasce come un’idea per fare soldi ma come uno strumento per aiutare la gente a trovare lavoro”.

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Come essere popolari su #Twitter? Con un algoritmo…

Essere popolari su Twitter è facile: basta studiarne l’algoritmo. E così è successo. Nell’ultimo agosto, i membri di HP Labs (la divisione ricerca di HP) e l’UCLA (University of California, Los Angeles) hanno infatti studiato ed esaminato per una settimana le notizie pubblicate, classificandole in base a quattro criteri: la fonte, la categoria della news, la soggettività nella scrittura e le persone o gli argomenti chiamati in causa. Dopo aver “vivisezionato” la notizia, il passo successivo è stato quello di vedere come il messaggio veniva diffuso su Twitter, valutando il rapporto velocità/diffusione con il punteggio su ciascuno dei quattro criteri e la popolarità su Twitter stesso. L’esperimento ha dimostrato che è possibile stimare, dentro un preciso intervallo, la popolarità che può avere una storia, con un’efficacia di addirittura l’84%, considerando soltanto il contenuto del tweet.

Nella teoria, quindi, è possibile calcolare in anticipo quanto popolari possano essere i nostri messaggi. Il panorama ora diventa più complesso: affinando questo meccanismo, non è così impossibile pensare a un tipo di software – magari come il correttore automatico di Word – che possa correggere e rendere efficace la comunicazione sulla celebre piattaforma cinguettante. Al momento i profili dei brand vengono spesso affidati ai specialisti dei social media – si spera – che, con esperienza e in sinergia con le aziende, rendono stimolante una qualsiasi presenza online. Questo nuovo modo di interpretare le relazioni e i contenuti, attraverso la matematica, potrebbe però aprire nuovi scenari, forse meno umani da una parte, ma più efficaci dall’altra. Oppure tutto si risolverà in una bolla di sapone. Chissà. [Per approfondire]

Timeline Movie Maker: il vostro profilo Facebook diventa un film!

Creare un video della vostra Facebook Timeline: è l’idea creativa partorita dalla collaborazione tra Facebook e l’agenzia di comunicazione statunitense Definition 6. Il risultato è “Timeline Movie Maker“, un sito che permette di collegarsi al proprio profilo, creare e modificare il video, per poi condividerlo sulla nostra bacheca o su quella degli amici. Vi ricordate lo spot di presentazione del “nuovo diario”? Quello con la Timeline che si animava? Ecco, ora è possibile crearne uno simile con noi come protagonisti, il tutto attraverso una semplice applicazione che si interfaccia con i permessi del nostro account. L’unica “pecca” è che funziona con un minimo di 75 foto e 5 video pubblicati su Facebook, cosa che potrebbe bloccare gli utenti più “spartani”. Noi l’abbiamo provato ed è assolutamente divertente, sebbene le modifiche che si possono effettuare siano molto limitate. Ottimo tentativo di rendere emozionale l’esperienza su questo social network. Fateci sapere com’è la vostra vita social in film!

Lavorare a Twitter: “The future is You” tra ironia e semplicità

Lavorare in Twitter ti offre l’occasione di pensare a sfide affascinanti, complesse ed importanti ogni giorno. In Twitter il tuo lavoro verrà avvertito immediatamente da svariati milioni di persone in tutto il mondo”. Così recita la nuova campagna di Twitter, il popolare social di microblogging che punta su un divertente video per cercare nuovi talenti sul web. La piattaforma conta oltre 400 milioni di visitatori al mese, in continua crescita, ed è forse il reale competitor di Facebook. Il video prende esplicitamente in giro tutte quelle pubblicità che cercano lavoro interinale, dalla metà degli anni ‘80 in poi, ironizzando su tutto e tutti, anche sullo stesso CEO Costolo che interpreta se stesso alle prese con due dipendenti folli che bypassano le sue decisioni. Semplice, diretto, scanzonato: Twitter approfitta di Youtube e ricomincia a cercare posizioni in tutto il Mondo. Se volete provarci, andate su twitter.com/jobs/.

Death on Facebook: il lutto perpetuo dei social network

Guest post a cura di Piergiorgio Degli Esposti. Dal Marzo 2006 è Ricercatore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. Dal Settembre 2009 è membro del “Prosumer Research Group” coordinato dal Prof. George Ritzer – Maryland University  UMD. L’articolo è tratto da Celebration of Perpetual Mourning on Social Networking Sites, per The Society Pages.

La società contemporanea è la più tecnologicamente mediata che il genere umano abbia mai esperito, ed è facile capire che se è vero l’assunto secondo cui attraverso i digital media, “viviamo in pubblico” è altrettanto vero che come completamento della nostra life timeline muoriamo anche in pubblico, modificando in maniera sostanziale quello che è il rapporto tra vivi e morti ed i meccanismi di celebrazione del lutto. In altre parole se come sostiene Danah Boyd “siamo tutti autori delle nostre biografie digitali”, allora lo siamo anche per i nostri epitaffi.

Lo spazio digitale propone un superamento della dicotomia moderna proposta da Baudrillard tra separazione della città intesa come luogo dei vivi ed il cimitero inteso come luogo dei morti, che devono necessariamente rimanere separati e distanti a legittimazione di un tabù della morte tipico della società occidentale oltre che del cimitero inteso come luogo di segregazione.

Il processo di burocratizzazione della morte e del momento del trapasso messo in atto dalle strutture ospedaliere o le imprese di pompe funebri evidenzia ulteriormente la necessità di tale separazione.

Nei social network, particolarmente in Facebook, il costante aumento dei profili dei defunti pone in maniera forte la questione di come sia possibile la condivisione di uno spazio comune tra vivi e morti e di come le narrazioni della vita quotidiana si intreccino con i meccanismi del ricordo e del lutto. Leggi il resto di questo articolo »

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