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News dalla terra dei cachi: Italia eliminata dal Mondiale 2010. Ma non dal Web.

Dalla rubrica “Let’s Social” per il quotidiano sulla comunicazione “Spot & Web

Non sono un patito del calcio, ma lo seguo e certi eventi li ritengo impedibili. Che ne so, la finale della Champions League, per esempio. O magari il derby di Milano che fa sempre fuoco e fiamme. Ecco, cose così, partite che segui con interesse se ti piace questo sport o sei tifoso. Purtroppo c’è qualcosa per cui noi italiani riscopriamo il sentimento nazionale. E dico purtroppo perché credo che non sia passato inosservato, soprattutto quest’anno. Non il sentimento nazionale, eh. “Purtroppo” parlo del Mondiale: Sud Africa 2010, una case history di insuccesso.

Lo ammetto, il Mondiale è qualcosa che mi appartiene, mi piace proprio, aspetto con desiderio l’appuntamento cadenzato per vedere tutto il globo correre e giocare. Non mi sento improvvisamente italiano, a me piace esserlo sempre, nel bene e nel male: è la Nazione dove sono nato e cresciuto, il Bel Paese delle malefatte e dei grandi riscatti, è il Quartierino dell’Europa Unita. Siamo artisti, macellai, benpensanti, sognatori, rivoluzionari, cattolici, filibustieri, atei, pragmatici, idealisti… un’accozzaglia di pregi e difetti che non si contano più, ma siamo belli così, in fin dei conti. Ma in fin dei conti non c’è stato niente di bello in questo Mondiale: sofferenza al primo girone contro il Paraguay (1-1), latitanza contro la Nuova Zelanda (1-1) e terrore contro la Slovacchia (persa 3-2), fuori, si torna a casa a testa bassa. Non si usciva al primo turno da Germania 1974 e confesso che avrò bisogno di almeno altri quattro anni per riprendermi: un anno per togliermi il disgusto, uno per fare pace con me stesso, l’altro per tornare a tifare l’Italia dopo gli Europei e l’ultimo – sempre se non ci siano intoppi nel percorso psicologico – per ridare fiducia alla maglia azzurra.

C’è chi non segue il calcio e quindi giovedì 24 è stato un giorno come tanti altri, ma la maggioranza della gente si è fermata a guardare la partita tra le 16,00 e le 18,00: sintonizzati piccoli televisori o megaschermi nelle aziende, giovani e pensionati al bar o a casa, molti anche al cinema 3D o in piazza. In seguito ai 90 e passa minuti di sofferenza sono subentrate la rabbia, la delusione e la vergogna: sono queste le tre principali parole chiave con le quali è associata la nostra Nazionale. Dopo la Stampa e i Telegiornali che hanno demolito Lippi e i suoi ragazzi, anche il Popolo del Web ha detto la sua. E, diciamocelo, non ci sono molte parole di assoluzione.

Accostando “vergogna” e “delusione” a “Italia” su Google, dopo circa 12 ore dalla fine della partita contro la Slovacchia, sono venuti fuori oltre 20 mila risultati di ricerca per ogni chiave: si tratta di un numero spropositato di contatti che se paragonato a un caso aziendale porterebbe molto probabilmente alla cassa integrazione di tutti gli operai e dipendenti.

Su Twitter la musica non cambia: monitorando l’andamento dei riferimenti a #ita, lista riservata ai commenti sulla squadra azzurra per il Mondiale, venerdì mattina ho registrato circa 400 interventi in una sola ora, quasi 7 commenti al minuto da ogni angolo della Terra. Uno dei maggiori re-tweet? “In 2006, Italy and France met at the worldcup final. In 2010 at the airport”: nel 2006 l’Italia e la Francia si sono incontrate alla finale dei Mondiali. Nel 2010 all’aeroporto.

La diplomazia barcolla anche su Facebook, dove già nascono gruppi contro il ct Lippi o la squadra stessa. Sulla pagina ufficiale della Nazionale azzurra, l’admin ha postato in bacheca il messaggio “Siamo fuori dal Mondiale, il 3-2 subito dalla Slovacchia è forse il punto più basso della nostra squadra da molti anni a questa parte arrivando ultimi nel girone”. Erano le 17,55 di giovedì. Venerdì mattina c’erano già 1.700 commenti e pareri discordanti. Facendo anche una ricerca con OpenBook, la piattaforma che permette di vedere in tempo reale gli status update degli utenti, le parole si sprecano. C’è chi ringrazia nonostante tutto, chi si rifugia nel bel ricordo di Germania 2006 e chi ha ancora molto veleno da sputare sulle prestazioni dei giocatori e sulle scelte tattiche del commissario tecnico.

Youtube: addirittura 200 video caricati con il tag “Italia Slovacchia”, sempre nelle prime 12 dal termine della corsa alla finale mondiale. Un esempio clamoroso è il video che ho realizzato in occasione della partita, montando scene dalla scorsa competizione tedesca, immagini di sofferenza, sì, ma soprattutto di gioia e orgoglio popolare. Inserito mercoledì sera, prima delle 16,00 di giovedì si contavano una sessantina di visualizzazioni: venerdì se ne sono contate oltre 1.500. Tralascio le battute, visto che il video si intitolava “Italia, Mondiale 2010 – Noi ci crediamo…”: uso il tempo imperfetto perché ho deciso di cambiarlo in seguito. Ora è infatti “Italia, Mondiale 2010 – Noi ci credevamo… (teniamoci i bei ricordi).

Appassionati o meno, ci ritroviamo con una Nazionale uscita subito dalla maggiore competizione calcistica mai esistita. Se ne parla ovunque, anche dove in generale non si parla di calcio. Sul sito per gli amanti del campeggio (popolo in generale poco attento alle tematiche del genere) www.camping.it, c’è chi ha aperto un off-topic nel forum: cinque pagine di pensieri e di utenti che parlano, scrivono, si confrontano. Il sentimento è sintetizzato da un Senior Member: “Una squadra che pareggia soffrendo con la Nuova Zelanda merita di tornarsene a casa. Certo che se uno di noi, comuni mortali, avesse prodotto una prestazione lavorativa così sarebbe stato licenziato su due piedi”.

Che dire ancora?

Meglio uscire da un Mondiale per incompetenza che per manovre strane come quelle capitate con l’arbitro Moreno ormai 8 anni fa. Ancora meglio sarebbe non farsi eliminare, ma si sa, “non sempre si può vincere”. Lasciamo alle spalle i se e i ma, i “Lippi avrebbe dovuto portare/mettere in campo” e tutti gli spropositi contro una squadra che in un totale di 270 minuti di partite ne ha giocati veramente 15. Forse, con un po’ di forza di volontà e uno slancio di fede, torneremo a sentirci grandi insieme ai nostri ragazzi e a lasciarci alle spalle questa ingloriosa uscita di scena. Una cosa mi fa paura: se Internet non dimentica – e non lo fa mai – come influirà nella nostra coscienza collettiva? “Il successo nella vita di uomini e donne postmoderni dipende dalla velocità con cui riescono a sbarazzarsi di vecchie abitudini piuttosto che da quella con cui ne acquisiscono di nuove”, ha detto Zygmunt Barman. Il web è lo specchio della società: non resta che migliorarci, in tutti i sensi. In fondo, il calcio è solo un gioco. È solo un gioco?

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