Dalla rubrica Let’s Social per il quotidiano sulla comunicazione “Spot & Web“, edizione del 16 settembre 2010
Capello ribelle dall’insolito taglio, occhiali a coprire lo sguardo penetrante, giacca di pelle nera, jeans scuri e gli stivaletti Beatle molto di moda nell’East Side newyorkese. Così si presentava nel 1968 Andy Worhol, l’anno che ha rischiato di morire con tre colpi di pistola a bruciapelo. “Nel futuro ognuno sarà famoso per quindici minuti”, è stata una delle sue frasi più celebri. E così è stato per Valerie Solanas, l’attentatrice che ha portato in fin di vita Andy in quel caldo giugno. Sono passati più di quattro decadi dai ruggenti anni ’60, il muro di Berlino è stato fatto a pezzi, alcune ideologie sono morte e altre sono nate, la società è cambiata, abbiamo nuove icone. E i 15 minuti profetizzati da Worhol sono diventati eterni nell’era di Internet.
Non so esattamente quando è iniziato. In fondo il fenomeno ha le sue radici in quella scatola che chiamiamo televisore: non si contano più le persone che hanno fatto di tutto per apparire nel tubo catodico allora e nel fascio lcd, led, oled e 3D ai giorni nostri. Il web ha accorciato le distanze e aumentato drasticamente le probabilità di trasformare un’apparizione in un caso cliccato a ripetizione, fino a diventare le icone degli anni 2000.
Non so esattamente quando è iniziato, dicevo. Ma pistola puntata alla testa – e magari dalla mano tremante di Valerie – potrei dare il nome di Chris Crocker, classe 1987, autodefinitosi “internet celebrity” su Wikipedia. Ha scoperto e divulgato online un vaccino contro l’AIDS? Crackato il server del Pentagono e rivelato i segreti dell’Area 51? Fatto causa a Zuckerberg rivendicando i diritti di Facebook? Niente di tutto questo: ha avuto una crisi isterica davanti alla webcam, difendendo il suo idolo Britney Spears dagli attacchi mediatici. Il video ha fatto il giro del mondo totalizzando quasi 34 milioni di visualizzazioni e generando attenzione agli MTV Music Awards 2007.
Se volessimo invece inventarci una fase beta dei personaggi che hanno guadagnato la ribalta dei riflettori in pixel, potremmo aprire il browser su un video del 2006 di Gary Broslma, un ragazzo obeso che canta Dragostea Din Tei, scatenandosi sulla sedia davanti alla webcam, video voracemente divorato da oltre un milione di utenti nel giro di un mese.
Questi video sono considerati virali per il semplice fatto che migliaia, se non milioni di persone li hanno visti e rivisti, linkati, commentati, criticati e diffusi in tempi relativamente brevi. Come è potuto accadere? In fondo siamo di fronte a un ragazzino che piagnucola e ad un ciccione che fa il playback! Mentre mi interrogo, navigo su youtube e scuoto la testa: anche in Italia abbiamo i nostri soggetti da mille e una notte (dei morti viventi). Leggi il resto di questo articolo »
Viral video, l’ultima frontiera della “pubblicità” vincente.
In un era in cui il web è l’unico vero mezzo di comunicazione in grado di raggiungere la più enorme fetta di pubblico mai esistita, il viral video si rivela l’asso nella manica di chi fa marketing ma ha ormai preso coscienza della “stanchezza” del consumatore nei confronti dei classici mezzi di comunicazione pubblicitari.
Classificabile come marketing non convenzionale, il viral video è un filmato divertente, accattivante ed originale in grado di suscitare curiosità e di scatenare un passaparola potenzialmente infinito.
I giganti rappresentanti dei marchi più noti si servono di questo strumento di comunicazione perchè in grado di sfruttare il canale che, meglio di qualunque altro, consente la veloce diffusione di contenuti, soprattutto se si tratta di immagini in movimento. E qui entra in scena YouTube, una vera e propria “finestra sul mondo” che consente anche di monitorare il successo di un video pubblicato mediante il conteggio delle visualizzazioni.
Viral Video Chart fa di più. Non solo ci propone la top 20 degli ultimi video virali maggiormente circolati sul web, ma propone anche delle classifiche suddivise per argomenti (Pubblicità, Marche, Giochi, Tecnologia, ecc.) per giorno, settimana e mese, oltre alla top ten di ogni giorno. E non finisce qui.
Si rivela ancor più utile di Youtube nel momento in cui è in grado, per ciascun video, di mettere a disposizione delle statistiche sulla diffusione geografica del video ed i blog sui quali è stato postato negli ultimi 30 giorni.
Finisce su Viral Video Chart anche l’ultimo esilarante viral video LG dal titolo Play the impossible in cui un semplice filmato realizzato col telefonino può diventare un incredibile aggregato di immagini “impossibili”.
Da qualche giorno ormai Youtubeha implementato i minuti per i video in upload: ora gli utenti possono caricare filmati fino a 15 minuti, al posto dei canonici 10 regolamentati diversi anni fa. La novità è che da domani parte il nuovo concorso che premierà i “15 minutes of fame“: dal 4 agosto infatti gli utenti di Youtbe sono invitati a fare un filmato (di qualsivoglia genere) e caricarlo con il tag “yt15minutes“. I video scelti compariranno infine come di rilievo nella home page di Youtube. Telecamere, cellulari e macchine fotografiche in mano, dunque. Che i 15 minuti di celebrità sono dietro l’angolo.
Intanto l’epica diatriba tra YouTube e Siae sembra esser giunta al capolinea: dopo anni di battaglie legali, il portale video di Google e l’associazione degli autori e degli editori sarebbero arrivati a un accordo storico. Una licenza permetterà infatti a YouTube di utilizzare liberamente musica e filmati della Siae sui propri video in modalità streaming. A guadagnarci rimane la Siae: l’accordo avrà durata 3 anni, ma prevede una compensazione a favore della Siae la cui somma non è stata al momento ancora resa nota.
Domenica, ore 6 del mattino. Una donna si sveglia di soprassalto. Davanti alla porta di casa un uomo in uniforme guarda per terra, immobile. Sabato, ore 20. Ci si ritrova tra amici. Ci si riscalda per la serata, che si annuncia alcolica. Elodie, Claire, Laura, Julien, Yannis e Fred non lo sanno ancora, ma dovranno affrontare l’insostenibile.
E’ questo il plot del video realizzato per la sicurezza stradale in Francia: proprio il Governo ha infatti messo in rete la pubblicità sociale dedicata soprattutto a chi vive la notte, ai giovani che in più di un’occasione divntano le vittime predestinate di un bicchiere di troppo. Segnalato già da PubblicoDelirio, “Insoutenable – sécurité routière” conta già oltre 2 milioni di visualizzazioni in poco più di un mese. Il messaggio del video è forte e drammatico, ma soprattutto inquadra una scena estremamente realistica: ecco ciò che può turbare veramente la coscienza collettiva di una generazione che scambia troppo spesso l’abuso di alcool al divertimento.
E’ il successo dell’estate e il ritornello del Mondiale 2010: Waka Waka di Shakira ha già scalato le classifiche grazie al brio e al motivetto orecchiabile. Ora arriva però la prima parodia online ed è tutta italiana: tre amici, un video montato e pubblicato su Youtube il 19 giugno e circa 130 mila visualizzazioni in meno di 48 ore. Prima ancora che il mondale 2010 entrasse nel vivo, Waka Waka di Shakira ha registrato un incredibile successo. E lo sta ottenendo anche ora che è stata accusata di plagio: il cantante domenicano Wilfrido Vargas ha detto di avere composto una canzone intitotala “El negro no puede” nel 1982, ora ricopiata e all’apice di tutte le radio. Nel frattempo molti blog colombiani hanno subito ricordato che la stessa Shakira ha ammesso di essere ricorsa per “Waka Waka” al ritornello di “Zangalewa”, una canzone del Camerun molto nota a tutti i soldati africani (Il Tempo).
Tolte discussioni, amori e odi, resta la canzone e la parodia. Ma oltre alle risate assicurate c’è uno spirito solidale: nella descrizione del video Outlawz84 ricorda di supportare l’Africa sponsorizzando l’iniziativa “1 goal per l’Africa” (amref.it e unicef.it), la raccolta fondi legata ai Mondiali di calcio, organizzata da Unicef, Amref e Federazione Italiana Gioco Calcio. “Donare un euro attraverso un sms (al numero 45503) per sostenere progetti di cooperazione in Africa. Accesso all’acqua, prevenzione medico-sanitaria, educazione scolastica a cominciare dai bambini: sono le aree di intervento già ampiamente frequentate da Unicef ed Amref in questi anni e a loro si unisce anche la Federazione Italiana Gioco Calcio”. Tanto di cappello. Noi mandiamo un messaggio, tu?
Quando il flashmob diventa azione di boicottaggio: la mobilitazione è stata organizzata nel Westin St. Francis hotel di San Francisco dagli stessi dipendenti per alzare l’attenzione su contratti e condizioni sanitari all’interno dell’azienda. Sulla base di “Bad Romance” di Lady Gaga, suonata direttamente nell’androne dell’hotel dalla Brass Liberation Orchestra, i dipendenti e le associazioni San Francsico Pride at Work / HAVOQ e One Struggle One Fight sono insorte al grido di “Boycott! Boycott! Workers rights are hot!”, per arrivare a un ritornello omonimo del flashmob “Don’t get caught in a bad hotel!”.
I “flash-boycott-mob” non sono una novità: già a Genova nel 2009 è stato organizzata una protesta “frozen” organizzata dal collettivo Zena Social Workers contro i tagli ai servizi sociali, mentre il marzo scorso in Olanda alcuni cittadini hanno manifestato contro la politica economica di Israele. L’azione dei lavoratori di San Francisco è stata invece compiuta l’8 maggio e pubblicata su Youtube il 10: in poco più di tre giorni ha già contato quasi 70 mila visualizzazioni.
SlideShare, la famosa piattaforma che permette di condividere le presentazioni online, apre i suoi servizi anche ai video: da oggi infatti gli utenti possono caricare tutti i filmati che vogliono, anche in HD. A darne annuncio il CEO “Head Geek” Jonathan Boutelle, direttamente dall’EXPO web 2.0 di San Francisco: maglietta e sorriso per un’intervista che è apparsa ieri nel primo video “uploadato”. Che SlideShare sia il nuovo reale competitor di Youtube?
Occhi puntati sul big match di Champions League Barcelona – Inter (questa sera, diretta RaiUno dalle 20,35). Ormai non è più una partita basata sul “chi vince va in finale”: si tratta di una vera e propria “partita del secolo”, definita così dal quotidiano catalano Sport, vicino al club blaugrana. E a scaldare gli animi ci pensa direttamente il Barça che sulla sua pagina Youtube ha pubblicato un video che già il nome fa intendere tutto: La remuntada contra l’Inter és possible. [Naturalmente tutto in catalano: Dimecres, el Barça intentarà dur a terme una remuntada màgica contra l'Inter per classificar-se per a la final del Santiago Bernabéu del 22 de maig]
L’Inter ha infatti vinto per 3 a 1 all’andata sul campo di San Siro, ma ora gli undici di Guardiola promettono una sfida che assomiglierà più a una corrida di tori che a una partita di calcio. Il video, caricato poco più di tre giorni fa, conta ormai 100 mila visualizzazioni e 300 commenti che crescono di ora in ora. Non solo Youtube: su Twitter e Facebook si moltiplicano gli appelli dei tifosi, che questa sera hanno anche organizzato una “carovana degli eroi” per accompagnare in massa i giocatori fino allo stadio, dove sono attesi circa 90mila aficionados. «Il Camp Nou sarà un inferno» prevede il quotidiano Que.
Blogstar? V-logger? Giovane creativo? Videomaker di talento? Ce ne potrebbero essere tante di definizioni per il giovane Will Woosh, poco più di venti anni, romano, all’anagrafe Guglielmo Scilla.
I suoi numeri parlano chiaro: 14.300 followers su Twitter, 57.000 e passa iscritti al suo canale YouTube (e ormai 10 milioni di visualizzazioni dei video), quasi 80.000 fan su Facebook. Ha incontrato l’interesse dei coetanei – e non solo – grazie a ironia, fantasia e una strizzata d’occhio alla demenzialità Mel Brooks style.E presto potremmo vederlo anche al cinema.
Il suo ultimo “scherzo” è andato in onda il primo di aprile. E continua il successo: “Chiudo il canale”, dice piangendo Will Woosh. E in 12 giorni le visualizzazioni arrivano quasi a 230.000, oltre 19.000 visualizzazioni in media al giorno.
Si possono fare milioni di cose con l’iPad, dicono che rivoluzionerà un’altra volta il modo di concepire l’informazione, aprendo nuove strade interattive.
Quelli di Blendtec ne hanno fatto un altro uso, però. E anche questa è comunicazione.